• Home
  • MOSTRE
  • Georges de La Tour. Un maestro della luce in mostra a Milano

Georges de La Tour. Un maestro della luce in mostra a Milano

La Pittura del Seicento transalpino è la protagonista della nuova grande mostra di Palazzo Reale, con un nome di tutto rispetto, ovvero Georges de la Tour.

georges la tour mostra milano palazzo realeDal 7 febbraio al 7 giugno 2020, nelle sale del pian terreno della sede museale di Piazza Duomo, è possibile osservare da vicino i capolavori di uno dei massimi artisti del Seicento europeo, che è stato riscoperto solo nel secolo scorso. Curata da Francesca Cappelletti e Thomas Clement Salomon, coadiuvati da un comitato scientifico di rilievo, la mostra è organizzata e promossa da Comune di Milano, Palazzo Reale e MondoMostre Skira.

La mostra

Si tratta della prima esposizione italiana dedicata al pittore francese, sicuramente figlia del successo ottenuto, nel 2011, dall'esposizione di due sue tele a Palazzo Marino durante le feste di Natale. Attraverso le sedici opere del maestro (quindici più una attribuita, ma quasi certamente di sua mano), la mostra intende tracciare un percorso tra l’esperienza artistica di De la Tour e i suoi contemporanei, tra cui spiccano gli olandesi Gherardo delle Notti e Paulus Bor, ma anche il veneziano Carlo Saraceni. Sicuramente questi artisti ebbero un’influenza netta sulla produzione pittorica di De la Tour, vista la conoscenza delle loro opere in area francese, anche se non si sa, per certo, se Georges li abbia mai conosciuti.

Effettivamente, di Georges de la Tour, si conosce ancora poco, specie a livello biografico. Sappiamo, per certo, che nacque nel 1593 a Vic-sur-Seille, in Lorena, da una famiglia di umili fornai. Conseguentemente al matrimonio, ottenne il titolo nobiliare. La sua vita fu segnata dal suo temperamento avido e violento, in fondo un po’ come il nostro Caravaggio, tanto che già i contemporanei iniziarono a guardarlo con diffidenza. Fu padre di undici figli e visse, spesso, circondato dai suoi molti cani, sovente randagi. Un personaggio turbolento, insomma, ma che si rivelò un vero maestro della luce, in grado di alternare spiritualità e realismo, scene notturne e diurne, sempre studiando gli effetti delle fonti luminose, ottenute tramite il modello caravaggesco. Non sappiamo, di sicuro, se sia mai stato a Roma, ma, a partire dal 1639, quando Luigi XII lo volle a Parigi come pittore di corte, sicuramente ebbe modo di avvicinarsi ai modi di quei pittori, specie olandesi, come Gherardo delle Notti o Hendrik Terbruggen, che avevano vissuto nell'Urbe a stretto contatto con il caravaggismo degli eredi del maestro, come Carlo Saraceni e Bartolomeo Manfredi. Il caravaggismo di de la Tour nasce in questo modo, tramite un contatto con artisti nordici provenienti da Roma, e, per tale motivo, definire il lorenese “caravaggesco” è riduttivo, perché fu un autentico maestro della luce, che seppe mescolare il luminismo di derivazione italiana, la devozionalità tipica della sua Terra, culla del Cattolicesimo francese, e la vivacità delle scene di genere, sicuramente di ascendenza fiamminga e olandese. De La Tour fu un ponte tra vari modi di fare Pittura, ma la critica lo mise da parte sin dalla morte, avvenuta nel 1653 nella città in cui passò gran parte della sua vita, Lùneville. Nei secoli successivi, Georges de la Tour venne quasi dimenticato, anche a causa delle guerre che sconvolsero la sua Lorena, contesa tra Francia e Germania, motivo per cui si persero anche molte testimonianze archivistiche della sua vita. Fu nel 1915 che iniziò la rivalutazione del personaggio e del pittore De la Tour, grazie a un critico tedesco, Hermann Voss, che gli dedicò un saggio. A partire da quella data, il lorenese ha cominciato ad affascinare intere generazioni di studiosi e appassionati del Seicento, da Roberto Longhi fino a Vittorio Sgarbi.

De la Tour fu, fondamentalmente, un realista, parallelo a Caravaggio. I protagonisti dei suoi dipinti non erano figure idealizzate, figlie dei manuali di iconologia e iconografia, ma persone vere, prese dalla strada, tra i ceti più bassi della società, diseredati, homeless o mendicanti, ma anche figli del popolo, di quegli uomini e donne che svolgevano i lavori più umili. Di De la Tour sono sicuramente una quarantina di opere, delle quali sedici in mostra. Per lo più si tratta di opere di piccolo formato, spesso destinate alla devozione privata, ma anche alla committenza nobiliare: non è un caso che molti dei suoi capolavori siano stati eseguiti tra il 1635 e il 1645, a cavallo di quegli anni in cui venne chiamato a Parigi. Netta, in mostra, è la contrapposizione tra la vitalità dei diurni, con figure segnate dalla povertà e dalle fatiche quotidiane, e la commovente intimità dei notturni, costantemente irrorati da quel lume di candela che è il suo marchio di fabbrica insieme al teschio, moralisticamente inteso come monito della morte imminente (“memento mori”).

Tra i capolavori presenti a Palazzo Reale spicca la meravigliosa Maddalena penitente (1635-40), alla National Gallery di Washington, che ritrae una donna in meditazione, di profilo, in lotta con i fantasmi del suo passato, mentre la candela ne delinea il contorno del volto e ne evidenzia i lunghi capelli neri. A quest’opera, si può affiancare, nella rappresentazione notturna, il Giovane che soffia su un tizzone (1640 circa), del Museo di Belle Arti di Digione, opera eccezionale nel suo realismo, in cui la luce del tizzone ardente delinea i tratti del volto di un ragazzo che soffia per spegnere il fuoco gonfiando le gote. Tra i temi religiosi neotestamentari, degna di nota è la Negazione di Pietro (1650), del Museo di Nantes, in cui si mescolano il sacro, nella figura del primo Papa, e il profano, esemplificato dalla partita a dadi che i soldati stanno giocando, nel primo piano, ma dall'alto valore simbolico, ovvero l’allusione alla spartizione delle vesti di Cristo e alla Passione.

De La Tour fu uno dei massimi rappresentanti europei della Pittura “di osteria”, con raffigurazioni di risse e bische di intenso realismo. Perfetto esempio ne è la Rissa tra musici mendicanti (1625-30), al Getty Museum di Los Angeles, suo capolavoro giovanile inizialmente attribuito a Caravaggio, dall'intensa vitalità e dal crudo realismo dei volti segnati dalla povertà e dalla vecchiaia. Si tratta di un episodio di strada, probabilmente un tentativo di accaparrarsi un angolo per chiedere l’elemosina, che sfocia in una battaglia a colpi di limone spruzzato negli occhi per smascherare la finta cecità contro un’arma da fuoco che sta per sparare. Un taglio anche comico, in fondo, nella sua drammaticità, ottenuto con effetti luministici e caricaturali tipici dell’universo di Caravaggio, come anche provato dal formato orizzontale amato dal Merisi.

Georges fu anche un valente ritrattista, come provato da quel fantastico Suonatore di ghironda del Museo di Bergues, del 1625 circa. Si tratta di una rappresentazione cruda di un uomo anziano, probabilmente vagabondo, accompagnato dal suo cane, con lo sguardo disperato di chi non trova un angolo accogliente per suonare il suo strumento e guadagnarsi un pezzo di pane. Sembra quasi il ritratto di quegli homeless che, tre secoli e mezzo dopo, sarebbero stati descritti dai testi delle canzoni dei Jethro Tull di Ian Anderson. Opera insolita per il taglio verticale e di grandi dimensioni, la tela rappresenta al meglio i primi studi di De la Tour sulla fonte luminosa laterale. Tra i ritratti spiccano anche le prove, da caratterista, rappresentate dai mezzi busti degli Apostoli dipinti per la cattedrale di Albi, a cui fanno da pendant alcuni soggetti analoghi dell’olandese Frans Hals.

La conclusione è nuovamente affidata al sacro, con la scena di San Sebastiano curato da Sant’Irene, valente prova di caravaggismo, messa a confronto con l’analogo soggetto di Trophime Bigot, che, nel suo realismo, tende ad attualizzare una vicenda “da pala d’altare”, trasformandola in un soggetto quotidiano, di una madre che cura il figlio ferito. E De la Tour fu proprio questo: un cantore del quotidiano, oltre che un maestro della luce.

Georges de la Tour. L’Europa della luce

Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30
martedì-mercoledì-venerdì-domenica 9.30-19.30
giovedì-sabato 9.30-22.30
Biglietti: Intero 14,00 €, ridotto 12,00 €

Leggi anche:

L'ANATOMIA IN FIGURE DI LEONARDO DA VINCI E GUIDO DA VIGEVANO

FOTOGRAFIA EUROPEA 2020: DESTINAZIONE REGGIO EMILIA

EMOZIONE BAROCCA. IL GUERCINO A CENTO

Copyright © 2006 - 2020 MilanoFree.it, testata registrata Trib. Milano n. 367 del 19/11/2014  IT11086080964