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Da Destinazione Paradiso alla Fabbrica di plastica: oggi parliamo dei "Bei momenti" con Gianluca Grignani

Gianluca Grignani il noto cantautore milanese, un predestinato della musica italiana definito da Vasco Rossi il John Lennon italiano per la sua genialità, torna con un singolo “ I Bei momenti” pezzo rock molto graffiante e ricco di sperimentazioni.

Oggi parliamo con lui per capire il suo percorso musicale, sicuramente coraggioso e sfidante: dopo il suo debutto con Destinazione Paradiso un album che ha venduto circa 700.000 copie e 2.000.000 di copie nel resto del mondo, ha deciso di scrivere un album come Fabbrica di Plastica con sonorità rock, psichedeliche, cupi riff e testi quasi irriverenti. Uno stravolgimento musicale che spiazza i fan “abituati alle melodie del primo album” e gli addetti al lavoro, ma non la critica che gli riconosce la sua voglia di rock, la ricerca di se stesso per una maggiore libertà.

gianluca il grigna

Negli album successi mantiene questo equilibrio musicale, con il suo essere  rock “ nel pop”.

Gianluca, 10 album e 3 raccolte dal 1995 ad oggi. Da Destinazione Paradiso, a Fabbrica di Plastica, da Rock Romantico Show fino a Volte Esagero.  Sei passato dal pop al rock, e poi ha sempre dichiarato di non essere né pop e né rock, ma di essere semplicemente Grignani. Nel prossimo disco continuerai questa alchimia musicale? i Bei momenti sono l'essenza di questo mix?

Io sono dell’idea che sono arrivato ad un punto di maturità artistica tale che i brani devono nascere ed effettivamente nascono in maniera profonda e quindi il suono deve essere di conseguenza. E’ un po’ come allenarsi per l’attività fisica, bisogna mettersi lì e fare tutto l’allenamento che magari dura anche tre anni, ma poi sei a posto per i prossimi 10 anni perché a quel punto sei pronto, sei caldo.

I bei momenti secondo me in questo momento rappresentano quello che l’Italia sente, quello che la gente sente emotivamente e quello che io sento melodicamente.

Le tue canzoni nascono in alcuni particolari momenti della giornata? Quali sono le muse ispiratrici dei tuoi pezzi?

A volte sono degli sprazzi di idee, poi magari la notte scrivo… ma in realtà scrivo sempre, non ho un orario. In questo momento non ho muse: ho solo da “vomitar” fuori delle cose.

Una volta hai dichiarato che alcuni pezzi nati per gioco come l’aiuola, non ti aspettavi che avessero tanto successo. Ce ne sono altri che secondo te sarebbero potuti diventare delle hit?

Non mi interessa questo, non è un mio problema. Per me è divertente ed è questo un lato molto affascinante del mio lavoro.

Nella tua ultima esibizione a Bergamo, hai fatto un concerto acustico.  Questo tipo di esibizione che esalta i primi pezzi della tua carriera, non rischia di fare perdere la carica rock alla parte più joker di Grignani?

Vieni a vedermi e poi ti renderai conto che non è cosi. Anzi forse è l’opposto.

Tra le tante canzoni che hai scritto, c’è una alla quale sei particolarmente affezionato e per quale motivo? Anche tra le prime?

Si ovvio: la fabbrica di plastica perché per 25 anni non ha avuto i riconoscimenti che oggi sta ottenendo. Gli addetti ai lavori all’epoca, mi dicevano che ero pazzo, che non sapevo quello che stavo facendo e il popolo al contrario diceva che era fantastico. Come faccio a non essere affezionato ad un disco che mi ha salvato la vita!

Come hai vissuto il covid da un punto di vista musicale? Come ti sei organizzato in questo periodo?

Ho scritto, sono stato per tanto tempo nello studio che ho in casa e ho lavorato praticamente sempre senza sosta.

Il mondo della musica è profondamente cambiato con l’avvento dei servizi di ascolto on line ed il proliferare dei talent scout. Cosa ne pensi di questa evoluzione? Oggi è più facile fare l’artista musicale rispetto al passato? Cosa consigli ai giovani che vogliono fare musica?

Penso che Steve Jobs ci abbia buttato un po’ nel medioevo, nel senso che siamo un tantino immaturi, infatti dal mio punto di vista stiamo combinando un po’ di casini.  Jobs ci ha preso, ci ha fatto questo regalo ed è andato via e siamo rimasti qui a dover imparare tutto. Oggi è più facile far finta di essere un artista.  Lo fanno tutti, quindi potete farlo anche voi.

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