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Ecologia sana e catastrofismo malato

Due termini, ecologia e catastrofismo, che si scontrano poiché, mentre il primo è un richiamo ad un comportamento sano e rispettoso della natura, il secondo ha il solo scopo di spaventare e indurre a prestare fede ad un ecologismo ideologico malato. Notasi i due "ismi".

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L'ecologia, parola che trae origine dal greco "ôikos" che significa "casa, abitazione, ambiente naturale", e che è stata coniata dal biologo tedesco E. Haeckel nel 1866. Da questo termine nasce il termine ecosistema, che è l'insieme degli esseri viventi, dell'ambiente e delle condizioni fisico-chimiche che, in uno spazio delimitato, sono inseparabilmente legati tra loro, sviluppando interazioni reciproche.

Catastrofismo, parola composta da Katà "giù" e stréphein "voltare", quindi rivoltare, rovesciare e che prevede sempre il peggio, ovvero fare previsioni sempre pessimistiche e contro l'umanità. Il catastrofismo o teoria delle catastrofi naturali è stata formulata dal francese Georges Cuvier agli inizi del XIX secolo e successivamente più volte rivista. Come si può notare ho sottolineato il termine teoria in quanto questa indica una possibilità che avviene per mezzo di deduzioni teoriche, quindi possibili ma non ancora realmente provate. Lo dimostra il fatto che molte teorie scientifiche si sono poi rilevate inesatte.

Fatta questa precisazione vengo al motivo del titolo dell'articolo.

Che vi sia una necessità di maggiore attenzione e di correzioni inerenti l'ambiente naturale, cioè l'ecologia, è fuori discussione, è, infatti, sotto gli occhi di tutti la situazione di sofferenza che l'umanità sta sempre più causando al pianeta terra. Porre rimedio a questo stato è sicuramente un dovere e una necessità. E sino a qui ci siamo.

Il problema è come porvi rimedio, con quali mezzi e con quali risorse? E qui entrano in gioco non solo la politica, le industrie di ogni tipo, ma anche il comportamento di ogni singolo individuo, nessuno escluso. Queste soluzioni devono però essere libere da pregiudizi e da condizionamenti ideologici, che hanno tutto il sapore di un nuovo paganesimo, e che pretendono di sottomettere l'umanità a un nuovo credo ideologico quasi come una nuova religione, che vorrebbe imporci di non mangiare carne, di divenire più poveri, di fare massimo un figlio, di eliminare una parte di umanità perché siamo in troppi, di evitare di viaggiare perché fonte di inquinamento, batterci il petto e cospargerci di cenere per tutte le colpe che abbiamo nei confronti della natura. Ho il timore che tra poco dovremo assistere alla proclamazione della santità della signorina Greta Thunberg, paladina a oltranza più del dio Pan che del Dio della Bibbia.

A dar man forte a queste teorie Thunberghiane ci si mette anche la filmografia, probabilmente abilmente guidata, che ci presenta troppo spesso film a contenuto catastrofico dove il pianeta terra subisce devastazioni spaventose e l'umanità è spazzata via, almeno in buona parte. Il tutto condito, magari, da dibattiti che annunciano profezie di fine del mondo, come ad esempio annunciato da una deputata democratica americana la quale recentemente ha detto: "se non affronteremo i cambiamenti climatici il mondo finirà tra dodici anni". Ecco un'altra che allunga la lista dei falsi profeti di sventura. Come se l'universo, l'intero creato dipendesse dal nostro umano comportamento!

Allora evitiamo, per cortesia, di cadere nella trappola dei falsi amici della natura e dell'ecologia, che sotto quell'etichetta vogliono invece imporre una nuova civiltà costruita sulla paura e sulla censura. Altro comportamento da tenere ben allertato è quello di evitare ai giovani, soprattutto i bambini più piccoli, di assorbire discorsi e film che inducono solo paure. Amare la natura non è solo doveroso ma urgente, facciamolo però usando sempre il buon senso e fidando nella Provvidenza, che, al di là di ogni più nero catastrofismo, ha permesso all'umanità di progredire.

 

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