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I volontari nelle Abio, “distanti” dal sorriso dei bambini e degli adolescenti

L’Abio è un’associazione per il Bambino in Ospedale, impegnata dal 1978 accanto ai bambini, gli adolescenti e i loro genitori. Ha una struttura di circa 5000 volontari presenti in oltre 200 reparti di pediatri, con 61 associazioni Abio presenti in tutta Italia.

bambina triste alla finestraI volontari cercano di portare il sorriso ai bambini, colpiti dalla malattia e trasformare gli ambienti degli ospedali in sale gioco dove il colore, rallegra le dure giornate.

Durante il covid, anche i volontari sono stati bloccati nel loro costante e prezioso lavoro quotidiano con i bambini.

Ma come è stato vissuto questo periodo? Ce lo spiega una volontaria dell’Abio impegnata presso l’ospedale San Gerardo di Monza, nel cuore della Brianza.

Dove svolgi la tua attività di volontaria Ospedaliera?

Opero come volontaria dell’Associazione ABIO BRIANZA (Associazione Bambini in Ospedale) nell’Ospedale S. Gerardo di Monza, ma la mia Associazione è presente, con ben 600 volontari, anche a Vimercate, Carate, Desio, Cinisello Balsamo.

Il nostro compito è molteplice: intrattenere i bambini con il gioco e altre attività ludiche, per donar loro un sorriso ed un senso di normalità,  intrattenere gli adolescenti  con attività adatte alla loro età, relazionarsi con le famiglie offrendo ascolto, conforto e informazione, rendere accoglienti le sale gioco o pranzo con mobili adatti, belli e colorati e con giocattoli e giochi vari, affiancare i pazienti e le famiglie extra- comunitarie per garantire una permanenza in ospedale agevole.

Insomma un lavoro relazionale delicato, discreto e rispettoso del disagio, del dolore e delle ansie vissute dai pazienti e dai loro cari.

Come hanno affrontato i bambini/ adolescenti la vostra assenza durante il periodo del COVID?

Purtroppo la nostra assenza si sta protraendo ancora e non sappiamo quando sarà possibile rientrare. Sappiamo, attraverso i contatti con i medici e gli infermieri, con cui abbiamo ottimi rapporti, che i bambini giocano con le mamme servendosi dei nostri giochi, ma l’allegria che noi portiamo non c’è più.

I ragazzini più grandi si annoiano e sono tornati ai loro amatissimi cellulari oppure sono entrati in contatto con le scuole e i loro insegnanti, soprattutto quelli delle superiori. Chiedono spesso di noi, soprattutto i lungo -degenti, spesso allettati e confinati nelle loro camere.

Che cosa vi è mancato di più durante questa “lontananza forzata”?

A noi è mancato soprattutto il rapporto bellissimo con i bambini / adolescenti che ci accolgono con entusiasmo, stanno volentieri con noi, giocano e raccontano tante cose. Il bambino ha una grande capacità di reazione di fronte alla malattia: soffre e poco dopo riprende a giocare, consola se stesso e noi adulti, che siamo più deboli di lui.

Ma noi amiamo, come una famiglia, anche il contesto ospedaliero che è fatto di figure professionali cariche di tanta umanità e dedizione.

Avete inventato delle modalità tecnologiche per comunicare con loro?

Premetto che, per problemi di privacy, il volontario non può comunicare con cellulari o strumenti informatici con i pazienti né con i loro genitori, né loro con noi. Tuttavia alcuni volontari del reparto di Pediatria Ematologica hanno tentato di comunicare attraverso dei power point costruiti da loro e contenenti giochi e disegni. Gli infermieri hanno fatto da tramite. Direttamente non è stato possibile.

I medici e gli infermieri hanno potuto sopperire in qualche forma alla vostra assenza in reparto?

I medici e gli infermieri fino a poco fa assolutamente no, perché impegnati con i rischi di infezioni e con le precauzioni rigorose da prendere in reparti in cui i pazienti sono immuno-depressi. Ora con gentilezza e affetto hanno cominciato ad inviarci messaggini e informazioni, dicendo che sentono la nostra mancanza, anche per il clima gioioso che sappiamo creare.

Cosa racconterete quando tornerete in reparto?

La nostra gioia di tornare tra chi ci vuol bene e ci gratifica non tanto con un “grazie” quanto con un sorriso ed un momento di serenità. Certo non parleremo dell’angoscia provata in questi mesi.

Per avere un sorriso, occorre un bambino che ogni giorno nasce dentro di noi, che spesso non vediamo, ma è lì che ci aspetta per una dolce carezza o tenero gesto.

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