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Ita e Alitalia due facce della stessa medaglia di bronzo

Riceviamo e pubblicazione la lettera pervenuta in redazione di un gruppo di ex dipendenti di Alitalia, che segnalano i mancanti riconoscimenti della cassa integrazione.

LETTERA

Siamo nel 2021, più esattamente il 14 Ottobre, nasce ITA AIRWAYS, nasce sulle e dalle compiante spoglie della vecchia Alitalia, ma ne prende subito le distanze per non vedersi addebitati i costi dei vari aiuti di Stato per un totale di 1mld e 300 milioni di euro.

Nasce così diversa da avere gli stessi aerei e la stessa divisa, gli stessi orari e gli stessi codici, MA SOLO UNA PARTE DEL PERSONALE, scelto con criteri nascosti senza motivo, pur essendo un’impresa pubblica (e per questo dovrebbe avere criteri chiari per quando riguarda le assunzioni).

La restante parte finisce in un bacino di cassa integrazione che ci mette quasi 5 mesi per cominciare ad erogare i primi pagamenti.

Inps addebita la colpa alla vecchia Alitalia, la quale sostiene di essere in regola, ma questi “flussi” non fluttuano, così ad un anno esatto della nascita di questa strana creatura bifronte, i cassaintegrati vedono arrivare i pagamenti ogni 3/4 mesi.  Sempre parziali, mai totali.

Ma il danno avviene il 23 Novembre scorso. Una piccola commissione di Assovolo, sindacato autonomo di Alitalia, viene ricevuta dall’INPS, la quale precisa  che è in corso un allineamento e a breve tutto sarà in regola e I pagamenti saranno mensili.

Purtroppo questo allineamento  promesso entro aprile non è mai avvenuto e quindi oltre il danno anche la beffa, perché i pagamenti non sono stati effettuali. Non solo,  si è scoperto che

i 3 commissari straordinari da settembre non hanno mai versato i flussi necessari affinché venisse erogata la parte di cassa integrazione denominata FSTA. 

Questa parte oltre ad essere più cospicua viene monitorata anche dagli stessi sindacati, che non hanno verificato tempestivamente  l’operato dei tre commissari incaricati nella gestione della delicata pratica con l’Inps. L’ente previdenziale a sua volta non si è posto nemmeno il  problema.

Oggi i lavoratori Alitalia in cassa, non solo non potranno ricevere i pagamenti di questi 3 mesi, ma rischiano di perdere il diritto al sussidio per tutto il 2023, a  pochi giorni dal Natale e il tutto contro ogni loro volontà.

Di fatti, mentre l’ex amministratore delegato minaccia causa per milioni di euro perché è stato defenestrato, mentre Ita  perde  2 milioni di euro al giorno (ricordiamo sempre soldi del contribuente), un manipolo di Signori condanna alla miseria più di 3000 famiglie.

Ma l’aspetto più singolare sono le cause degli stessi lavoratori che chiedono di rientrare riconoscendo de facto una cessione di ramo di azienda secondo l’articolo 2112: pare che i giudici in prima battuta abbiano dato ragione all’azienda, ma qualcosa non convince gli avvocati che daranno strenua battaglia.

Ultimo aspetto ma non in ordine di importanza ITA AIRWAYS apre un bando per NUOVE  1250 assunzioni, mentre perde denaro pubblico e addebita alla collettività il costo della cassa integrazione di gente “ formata e professionale”, che rientrerebbe a lavoro anche domani.

Ita ripete come un mantra che la UE chiede discontinuità, ma qui vediamo lo stesso scenario di sempre: manager che falliscono ed escono con laute buonuscite, salari dei dipendenti irrisori, e ex dipendenti dimenticati nella macelleria sociale di inps. 

Che la gente sappia quel che sta accadendo nel silenzio dei mass media.

alitalia fotopixabay

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