La presenza mafiosa in Lombardia: il caso Cornaredo
Il 21 marzo in Italia si celebra la Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. È un momento utile anche per guardare in casa nostra: la criminalità organizzata è presente anche in Lombardia, spesso in forme meno “visibili” ma molto concrete.

Perché la mafia punta la Lombardia
Quando si parla di mafie, l’errore più comune è pensare che siano un problema “lontano”. In realtà, le organizzazioni criminali cercano territori ricchi di economia reale: appalti, filiere di servizi, logistica, edilizia, attività commerciali, gioco, movimentazione di denaro.
La Lombardia, con il suo peso economico, diventa quindi un obiettivo naturale: non solo per attività illegali “classiche”, ma anche per infiltrazioni nei circuiti leciti, dove il confine tra business e pressione criminale può diventare sottile.
Nota importante: parlare di presenza mafiosa non significa “criminalizzare” un territorio. Significa riconoscere un rischio reale e misurabile, e reagire con strumenti concreti.
Beni confiscati: i numeri in regione
Un indicatore utile per capire la dimensione del fenomeno è quello dei beni sequestrati e confiscati. In Lombardia risultano 3.163 beni confiscati, con una quota rilevante concentrata nella provincia di Milano (oltre metà del totale regionale), seguita da altre province lombarde. Questi numeri sono stati richiamati anche in occasione di un protocollo tra Prefettura, Regione, ANBSC e ANCI per accelerare destinazione e riuso sociale dei beni.
Il caso Cornaredo: ’ndrangheta e reazione civile
Tra i casi simbolici nell’area metropolitana milanese c’è Cornaredo, dove negli anni sono emersi elementi legati a famiglie ’ndranghetiste e a dinamiche di controllo del territorio.
Il punto, però, non è solo “cosa fa la mafia”: è anche come risponde la comunità. Cornaredo è interessante proprio perché mostra che, oltre alle indagini, contano la scuola, le associazioni, i presìdi culturali e i luoghi restituiti alla collettività.
Contesto collegato: nel 2013 il Comune di Sedriano è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. È uno spartiacque che ricorda quanto il tema riguardi anche l’hinterland milanese.
Il “muro della legalità” e la memoria delle vittime
Negli ultimi anni, a Cornaredo sono nate iniziative educative e culturali rivolte ai giovani, con l’idea di offrire alternative concrete e una narrazione diversa del territorio.
Tra queste, un progetto di street art dedicato alle vittime di mafia: un modo diretto e visibile per ricordare che la legalità non è un concetto astratto, ma un impegno quotidiano fatto di scelte, parole e responsabilità.
FAQ
Il 21 marzo che giornata è esattamente?
È la Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, istituita per legge e celebrata ogni anno.
Perché si parla di beni confiscati?
Perché rappresentano un indicatore concreto della presenza criminale e, soprattutto, una possibilità: restituire risorse alla collettività tramite riuso sociale e istituzionale.
La mafia in Lombardia è “uguale” a quella del Sud?
Le forme possono cambiare: spesso qui pesa di più l’infiltrazione economica e la mimetizzazione nei circuiti leciti. Ma l’obiettivo resta lo stesso: controllo e profitto.
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