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La storia di Alitalia negli ultimi 50 anni: le colpe degli stipendi dei naviganti

Alitalia non esiste più, dopo tanti salvataggi finalmente è fallita. Questo è il grido di molti, tanti che hanno sempre visto questa azienda come fonte di privilegi per coloro che lavoravano all’interno.

Oggi una steward di volo ci racconta in una lettera, le colpe degli stipendi dei naviganti!

alitalia fotopixabay

Lettera di A.A.

La storia di Alitalia negli ultimi 50 anni potrebbe essere riassunta con una massima di Tomasi di Lampedusa tratta dal “Gattopardo”: “ è necessario che tutto cambi affinché nulla cambi…”

Ma andiamo per gradi.

Alitalia non esiste più. E questo è il punto di arrivo ma anche di partenza.

Alitalia è sempre stata una paziente malata terminale che politici e managers hanno tenuto in piedi perché è servita da bancomat autorizzato.

Hanno sempre detto quanto perde al giorno ma mai quanto guadagna, un gigante con i piedi di argilla servita a chiunque come serbatoi di voti, eco di propagande elettorali, cassa di risonanza per spavaldi managers incompetenti che per brevissimi periodi di attività lavorativa e senza aver raggiunto nessun risultato di pareggio, sono usciti di scena con laute e milionarie buone uscite (L’ex ad Cassano per pochi mesi di attività ebbe più di 2 milioni di euro).

Ma la stampa di parte ripete a pappagallo il mantra “gli stipendi dei naviganti sono troppo alti, sono dei PRIVILEGIATI”.

Così i privilegiati hanno pagato l’ennesimo scotto: privati del 25% di salario nel 2008, dopo aver subito l’ennesima fusione capestro con Air One, ereditando debiti, dopo aver subito il diktat degli arabi a cui hanno regalato nel 2015 la tredicesima dei soli naviganti, e dopo il blocco degli scatti di anzianità, e dopo due anni di pandemia con la cassa integrazione pagata dopo 7 mesi e con ritardi costanti, i privilegiati si sono sentiti dire: BASTA ORA OCCORRE DISCONTINUITÀ.

Peccato che negli ultimi 12 anni abbiamo pagato almeno 6 amministratori delegati, 5 commissari straordinari. Versando cifre tra i 12 e 15 milioni di euro.

Ma la colpa è dei privilegiati naviganti: è sempre più semplice!

E quando il mantra dei privilegiati soccombe per evidenti incongruenze, il nuovo grido è “Alitalia paga errori di 40 anni fa, in cui i dipendenti facevano la bella vita”.

La bella vita: peccato che 40 anni fa alcuni di noi non erano nemmeno ovociti.

Pure i reati più gravi cadono in prescrizione, ma la bella vita che viene riportata “comunemente è sempre attuale”.

Ho visto mafiosi essere redenti e santificati eppure il personale Alitalia deve patire errori di 40 anni fa: mi i chiedo però perché questo stesso accanimento non ci sia contro alcune caste che al contrario si sono tramandati privilegi da padre in figlio: penso ai “notai” mai visto un notaio che non sia figlio di un notaio, o che non abbia un figlio notai, eppure sorvolando a sul fatto che in Europa la figura del notaio è quasi inesistente, in Italia accedere a questa professione è praticamente impossibile.

Ma non distraiamoci abbiamo i privilegiati di Alitalia da ammazzare.

Ce lo chiede l’Europa.

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