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Maurizio Solieri racconta il nuovo album Resurrection, l’esperienza con Vasco e la crisi della musica moderna

Il suo nome compare delle classifiche dei chitarristi italiani più bravi in Italia ed è attualmente un’icona del rock.

Ha collaborato per trent’anni con Vasco Rossi scrivendo dei pezzi intramontabili della musica italiana.

Nell corso della sua carriera ha partecipato a numerosi progetti musicali con alcuni gruppi come la Steve Rogers Band, le Custodie Cautelari. Ha fondato una band rock chiamata Class, con alcuni membri della Steve Rogers e il cantante anglo- bolognese Vic Johns.

Ha suonato nel trio Chitarre d'Italia con Franco Mussida (PFM) e Dodi Battaglia (Pooh). Ha anche alle spalle diverse collaborazioni femminili, come Skin (durante un concerto di Natale a Montecarlo), Dolcenera (Festival di Sanremo del 2006) e Bianca Atzei.

Questa breve premessa è doverosa per raccontare una parte di quello che ha dato Maurizio Solieri alla musica italiana, come musicista e  autore.

Oggi lo storico chitarrista ci racconta il nuovo album “Resurrection”,  lo scenario musicale attuale e tante altre curiosità.

Il tuo nuovo album Resurrection contiene 10 tracce che toccano tanti stili, un mix di assoli, omaggi ad artisti mondiali.  Sembra un album “viaggio nel tempo”, un memento per chi vuole studiare e suonare la chitarra. Come è nato questo album? Dove è possibile trovarlo?

Abbiamo iniziato a registrarlo nell’ottobre del 2020. Avevo già dei pezzi, mentre gli altri li ho fatti in quel periodo. Su alcuni brani mancavano i testi.

E’ stato un lavoro spalmato in un anno, non in maniera continuava perché seguivo    altri progetti.  Ne è uscito un bel lavoro, con molti musicisti amici con i quali collaboro da anni.

Inoltre in questo disco alla batteria c’è mio figlio che ha incominciato a suonare in studio. 

Sono molto contento del risultato.

Al momento è sul digitale.  Entro qualche settimana dovrebbe uscire in cd e in vinile.

Il vinile permette di apprezzare le differenziazioni per quanto riguarda gli strumenti,  in modo molto più bello e caldo.

solieri album

Sono previsti dei tour per questo progetto? o stai collaborando con altri progetti musicali?

Speriamo. Per adesso, immediatamente non è possibile perché le cose vanno organizzate. Ma c’è un’idea. Mi piacerebbe molto perché il disco è bello e vale la pena presentarlo in alcuni situazioni come il teatro o qualche bel locale. E’ una cosa che voglio fare ma devo trovare la persona giusta che me lo organizzi.

Adesso sto facendo delle serate. Siamo stati in Sicilia per fare 5 date con altri chitarristi come Ricky Portera, Giuseppe Scarpato in posti di mare come Marsala e altri sull’Etna. Ed è stata un’occasione anche per divertirsi.

Cosa ti ha lasciato a livello umano e artistico l’esperienza con Vasco, con il quale avete segnato la musica italiana?

Ha rappresentato gran parte della mia vita. Abbiamo cominciato insieme negli anni 70 prima come radiofonici e poi pian piano facendo le prime cose, i primi dischi, i primi concerti. Ci sono voluti degli anni per fare questo.

La gente vede Vasco Rossi  dei grandi stadi  e pensa che sia sempre  stato così, invece è stata lunga ma con grande divertimento e soprattutto c’è stata una bellissima collaborazione da un punto di vista musicale.

Io ho scritto delle musiche per lui, sulle quali   Vasco ha messo dei testi molto importanti, come “C’è chi dice no”, “Canzone”,  “Ridere di te”, “Dormi Dormi”, “ Lo Show” e tanti altri. Sono brani che credo siano nella storia della musica e ci rimarranno. 

Sicuramente grande divertimento, tanta musica e tanta esperienza.

Nel panorama italiano sei riconosciuto tra i più grandi chitarristi di sempre. Sai unire una grandissima tecnica con un tocco che dà ai pezzi qualcosa di speciale/unico. Dopo tante collaborazioni, scritture di pezzi e sperimentazioni cosa stai cercando di nuovo?

Intanto c’è questo  nuovo disco!

Ecco, ti do un’anticipazione su cosa mi piacerebbe moltissimo fare e credo che non sarà così complicato:

Io ho fatto un libro uscito nel 2010 scritto con Massimo Poggini, bravissimo giornalista musicale e amico di sempre. Ci richiedevano di stamparlo e abbiamo fatto altri 4 capitoli dal 2011 al 2022  con tutte le cose successe negli ultimi anni e molte foto inedite che non c’erano nella prima versione.

Quindi mi piacerebbe fare un libro dove ci siano praticamente tutte le mie chitarre, gli amplificatori, gli effetti, i pedali che ho usato nei vari dischi e nei vari pezzi come hanno già fatto tanti come Dody Battaglia.

Ho dei libroni fantastici, ho a casa un antology di Jimmy Page chitarrista dei Led Zeppeling con tutto quello che ha posseduto da quando era bambino fino ad adesso, con delle foto strepitose.

Inoltre vorrei presentare questo disco con un po’ di date.

In ogni caso continuo a suonare perché mi diverte e mi appassiona: parlo molto soprattutto con i giovani e cerco di dare dei consigli perchè in questi ultimi anni in Italia la musica non è un gran che.

Tra i giovani cantanti c’è qualcuno che ti incuriosisce con la chitarra e che reputi interessante?

Assolutamente no. Oppure, forse qualcuno c’è, perché diciamo chi fa della vera musica spesso e volentieri non viene aiutato dai media.

Non fanno altro che pompare tutti questi ragazzotti che sinceramente a me non piacciono e fanno della musica piatta. Solo qualcosa di molto estetico dedicato ad un pubblico molto giovane e con scarsa o zero cultura musicale. Quello che passano le radio o media non è sicuramente la musica che a me piace. E’ esattamente l’opposto.

Le scuole musicali sono frequentatissime ma molti giovani non arrivano a suonare sui palchi

Se hai qualcosa di nuovo o di tuo, bisogna presentarlo ad un pubblico però con tutte queste tribe band non vengono fuori i gruppi che fanno musica “nuova”.

E una cosa tipicamente italiana, perché all’estero innanzitutto sono band di professionisti non dilettanti allo sbaraglio come spesso capita in Italia e poi soprattutto anche i ragazzi, ovvero i giovani fanno i loro dischi mescolando il pop il rap o la musica soul ma sempre di qualità.

Oggi oramai uno si fa il disco in casa e compra migliaia di visualizzazioni su Instagram  ed è già una star. Non è cosi.

Mi capita di leggere su youtube i commenti tecnici dei critici, che sono alla ricerca del  perenne confronto con Stef Burs.  Che rapporto hai con lui?

Siamo amici da tantissimi anni e c’è una stima reciproca come altri musicisti della band. Son bravi e hanno la voglia di suonare. Inoltre vengono da un paese come l’America dove è possibile suonare qualsiasi genere e avere un pubblico che ti ascolta, e sono molto fortunati.

Io ho buoni rapporti con tutti. Il bravo musicista è una persona di qualità anche nella vita.  Per me non c’è nessun problema. Poi sappiamo la gente insegue il gossip ma per me non c’è nessun problema e quando c’è la  possibilità di suonare assieme io sono sempre pronto.

Una curiosità tecnica: hai raccontato che sei rimasto folgorato dai Bealtes quando eri ragazzo. Quale album ti ha colpito? Da un punto di vista tecnico McCartney o George Harrison come li giudichi?

Tutti i dischi dei Beatles e non c’è una canzona particolare. Quando avevo 10 anni ho ascoltato il primo disco dei Beatles, come gli altri nel mondo sono rimasto sconvolto da questa cosa. Paul è un grande autore e cantante: suona basso, chitarra, tastiera e arrangiamenti.

Erano una band in cui ognuno aveva il suo stile e lo mescolava con gli altri. A me piacciono moltissimo.

Tra l’altro l’anno scorso quando è uscito il film Get Back  dove si vedevano loro in studio mentre registravano questi dischi, rimasterizzati, digitalizzati è stato emozionante vederli.

A differenza di una versione uscita anni fa, in cui  si cercava di far vedere solo i loro i litigi perché ognuno di loro pensava di fare qualcosa come solita,  il regista   di Get Back ha trovato questi scatoloni con degli inediti e ha dato un taglio diverso mescolando ironia e discussione tra di loro.

In assoluto sono la band che ha più dato da un punto di vista musicale e delle canzoni.

solieri palco

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