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Mauro Corona. "Quattro stagioni per vivere", l'ultimo romanzo dell'uomo disperso nei boschi

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Conosco Mauro da diverso tempo. Uomo semplice, intelligente, colto, sensibile, quindi raro.

Insieme a Lui ho passato momenti di pura gioia. Starei le ore ad ascoltarlo mentre parla, e ancora di più, quando, in silenzio, pensa. Lo adoro.

Agosto 2006.

Nel luglio 2006 ci fu la mia prima ufficiale apparizione televisiva: registrai per canale 5 la puntata di “Cultura Moderna” condotta da Teo Mammuccari. Venne presentata il 21 agosto 2006, e, stando ai dati Auditel, fu la puntata più vista dell'estate.

Nei primi giorni di agosto del 2006, con l'inizio delle ferie estive, andai in vacanza a Belluno, raggiungendo i miei genitori nella nostra casa "montanara " ubicata in una frazione chiamata Sagrogna, tra Belluno e Ponte nelle Alpi.

Appena arrivato, dissi ai miei genitori che volevo l'indomani andare a Erto, un paese vicino a Longarone, uno dei paesi devastati dalla diga del Vajont, perché avevo sentito dire che li abitava un tipo strano, tale Mauro Corona. “Sembra sia uno scultore e anche scrittore" -dissi.

L'indomani, arrivammo a Erto nel pomeriggio e lo riconobbi subito. Maglietta maniche corte e una bandana da pirata sula testa. Era seduto sui tavolini del bar, vicino alla sua bottega, mentre con i suoi amici sorseggiava un bicchiere di vino, un’ombra, come si dice in Veneto e Friuli. “Aspettatemi qua" - dissi ai miei genitori. Andai dentro al bar e chiesi un mazzo di carte. Presi gentilmente le carte da gioco e andai dritto al suo tavolo. “Buongiorno Signor Corona mi chiamo Roberto Bombassei, le posso far vedere una cosa?"

Ero in piedi e mescolavo le carte. Lui, guardandomi attraverso un'ombra di vino, si fermò all'improvviso e disse ad alta voce: ”Guardate, guardate. Questo è un artista!”

Feci il primo effetto magico e, dopo avermi fatto accomodare vicino a Lui, ordinando una bottiglia di vino Cabernet, disse ai suoi amici di riferire che in paese era arrivato un artista.

Stretti intorno al tavolo di quel bar, tra un bicchiere e l'altro, passammo due/ tre ore, circondati da decine di persone, tra cui ricordo Icio, un omone con la barba bianca.

Dopo tre ore a Erto, ci salutammo con la promessa di rivederci. Poi, alcune persone che avevano assistito allo spettacolo e ai nostri discorsi, ci invitarono nel paese vicino, Casso, dove alle 20.30 iniziava la festa del paese. Tra carne alla brace e vino, feci un memorabile spettacolo nella piazza di Casso sotto un cielo stellato. Ricordo anche che faceva freddo e che ci imprestarono felpe e giubbotti perché noi, io, mia madre Rosangela e mio padre Francesco, eravamo tutti con magliette a maniche corte.

Passarono dieci anni da quella serata a Erto e Casso. nel frattempo, divenni padre di due bellissimi bambini. Scrissi la mia autobiografia dal titolo "La magia, una parte di me" che usci nel mese di maggio del 2016. Mio figlio Edoardo andò, nel mese di giugno, con i nonni, a passare alcune settimane a Sagrogna.

maurocorona7Gli consegnai il libro dicendogli "se il nonno ti porta da Mauro a Erto, e se lo trovi, daglielo perché in un capitolo parlo di lui". La fortuna volle che andassero a Erto e Edoardo incontrò Mauro, consegnandogli il libro. Fuori dalla sua bottega si fece fotografare insieme a lui.

Mi chiamo subito dicendo "Papà, gli ho dato il libro a Mauro. Gli ho detto che tra qualche giorno vieni a prendermi e mi ha detto di andarlo a trovare". E così, dopo qualche giorno, andammo a prendere Edoardo. Andammo subito a Erto, ma Mauro, come da leggenda, era disperso tra i boschi.

L’indomani, mio padre organizzò una gita in uno dei luoghi che amo di più in assoluto: Misurina. Andammo a mangiare alla locanda Quinz, l'ultima locanda del lago, locanda storica di Misurina. Chiesi a Lorenzo, proprietario della locanda, figlio della grande guida alpina Quinz se per caso sapeva dove trovare Mauro. "Guarda, arriva tra un paio d'ore”. Secondo voi potevo rinunciare a incontrare nuovamente Mauro?

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Arrivò. Passammo una meravigliosa serata con Lui e alcuni amici: Ferruccio, Consuelo, Armin Calligaro. Tra un gioco di magia, una canzone di Armin e due, forse tre bottiglie di Amarone offerte dalla locanda Quinz, parlammo per ore ed ore di letture, scrittura, vita.

Dopo l’ultima bottiglia di vino, Mauro mi pose una domanda: “Qual‘ è la domanda più importante che ti puoi porre?”. Ci pensai su e gli risposi così:  “Che rapporto hai con la morte”.

“Perché ti poni questa domanda?”, mi chiese Mauro.

“Perché da questa domanda capisci come devi vivere”.

Mauro si fece serio e mi rispose così: “Sei avanti, Roberto, sei avanti”.

Ci chiese di rimanere a dormire li, a Misurina, ma non potevamo. Ce ne andammo con la promessa di rivederci nei mesi successivi. Cosa che poi avvenne.

Voglio bene a Mauro. Lui è stata la persona che ha non solo capito il mio libro sulla fibrosi cistica ma l’ha presentato in tv.

Lui non solo ha capito il progetto della pediatria di montagna, ma ne ha parlato nella nota trasmissione Cartabianca.

Lui non solo ha capito ma ha indossato la maglietta del progetto “65 rose x 65 cime”, ha suonato l'armonica che gli ho regalato ad ottobre, mi ha fatto dono di alcuni suoi gufetti di legno che conservo nel mio studio privato, su una parete a Lui dedicata, ma, la cosa che mi ha commosso di più è che, saputo che mia figlia non solo deve lottare ogni santo giorno contro la sua malattia ma ha preso anche il covid l'ha subito salutata in trasmissione dalla "Bianchina".

maurocorona10Ho letto tutti i libri di Mauro. Li amo tutti. I miei preferiti? “il volo della martora”, “nel legno e nella pietra” e " l'ultimo sorso. Vita di Celio" che considero un capolavoro di riflessioni.

In questi giorni ho ricevuto a casa la sua ultima fatica letteraria. "quattro stagioni per viver ". Un romanzo che ho divorato in 3 ore. Un romanzo da leggere perché in esso vi sono delle riflessioni profonde. Un libro che vede come protagonista un cacciatore di nome Osvaldo e parla di uomini, montagne, della natura e dei suoi colori.

Per sostentare la madre malata, Osvaldo ha bisogno di carne, e parte a caccia di camosci. Si prepara a passare parecchio tempo nel freddo del bosco, quando si imbatte in quello che sembra un enorme colpo di fortuna. Un camoscio appena ucciso, e sepolto nella neve dai cacciatori, che verranno a riprenderselo. Osvaldo cede alla tentazione, e prende il camoscio. Non ci vorrà molto perché i legittimi proprietari, i gemelli Legnole, due brutte persone, di corpo e di anima, e per di più stupide, vengano a sapere chi ha rubato il loro camoscio. E decidono che il colpevole dovrà pagare con la morte. Inizia così per Osvaldo un anno di vita in mezzo ai boschi e alle montagne, tra agguati, pedinamenti, rischi mortali, in fuga dalla ottusa follia dei gemelli, fino al sorprendente finale

Attraverso la fuga di Osvaldo, Mauro racconta lo scorrere delle stagioni, costruisce un romanzo di colori (il bianco della neve, il rosso dell’autunno, il giallo dell’estate) e riflette sul potere salvifico della natura: Osvaldo, anche se in fuga, anche se braccato, anche se affamato, sarà felice in mezzo ai suoi boschi.

Il mio consiglio è di comprarlo, leggerlo e studiarlo, sorseggiando, mentre siete assorti nella lettura, un bicchiere di buon amarone.

Ricordatevi quanto scritto su di lui da un leggendario scrittore come Claudio Magris: "Corona è un vero, autonomo scrittore. scarno e asciutto, e insieme magico nell'essenzialità con cui narra storie fiabesche e insieme di brusca, elementare realtà, I suoi racconti hanno l'autorità della favola, in cui il meraviglioso si impone con assoluta semplicità, con l'evidenza del quotidiano tutto è vicino e insieme lontano. Personaggi arrivano da lontananza remote della terra e del passato, dello spazio e del tempo e anche del sogno; restano stranieri a tutto, brevi e irriducibili ospiti, come vagabondi ai margini del villaggio"

maurocorona9Con affetto sincero, Mauro. 

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