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Milano non è solo grigia: verde, colore e piccole stranezze quotidiane

  • Chiara Collazuol

Milano è una città grigia per definizione: la nebbia, l’asfalto, il cielo, i manager, i SUV, la chioma di chi la gestisce, la prospettiva di comprare casa, trovare un posto senza raccomandazioni, trovare parcheggio, iscrivere i bimbi all’asilo nido comunale, fare colazione in un bar con cappuccino e veneziana (se c’è, quando c’è, è in pasticceria… ma in quale?). E il verde che scarseggia!

Ecco: su quest’ultima affermazione mi sono dovuta ricredere parecchio. Milano, a ben girarla e osservarla, è più verde di quanto si pensi. Magari non ha vialoni ampi come Torino, magari non è attraversata da un Fiume con la F maiuscola, magari non è circondata da colline o montagne, né si affaccia sul mare. Però di verde da offrire ne ha eccome, solo che a volte bisogna cambiare punto di vista.

Milano verde: parchi e parchetti (e un invito ad alzare lo sguardo)

Di parchi e parchetti ce ne sono diversi, sparsi un po’ dappertutto. La tenuta del Castello Sforzesco (alias Parco Sempione) è il polmone cittadino: nei giorni feriali ci si va a respirare, nel weekend viene presa d’assalto e d’estate, diciamolo, sembra quasi una spiaggia urbana.

Poi c’è il parco di Porta Venezia (che gli fa il verso in formato ridotto), il Ravizza in zona Bocconi, Pagano dall’altra parte, la Rotonda della Besana, Corso Indipendenza… e chi più ne ha più ne metta (tralasciando le oasi fuori città). Quindi sì: c’è di che sbizzarrirsi, per bimbi e cani, per romantici e anziani.

Un angolo verde a Milano: alberi e vegetazione in città
Milano, se la guardi bene, ha più verde di quanto le venga riconosciuto.

Il vero colpo di scena: le terrazze

Ma quello che mi ha impressionato davvero, io che cammino spesso con il naso all’insù, sono le terrazze. Non i balconi, attenzione: quelli sì grondano fogliame e fiorame, ma nulla di “speciale” rispetto ad altre città. Sono le terrazze a lasciarmi ancora a bocca aperta: alberi che spuntano dai cornicioni, pini marittimi, ulivi, salici piangenti, platani.

Io che mi incanto più a vedere un albero che non un fiore, non potevo rimanere indifferente. E qui arriva l’invito: continuate pure a camminare guardando avanti (è prudente), ma ogni tanto alzate lo sguardo. Sui tetti di palazzoni apparentemente anonimi, a volte, ci sono giardini pensili da favola: piscina, panchine, gazebo… roba da sentirsi in campagna, se non addirittura altrove.

Insomma, Milano sarà anche grigia, ma ha saputo ingegnarsi per darsi un tocco di colore. L’ultima bizzarra proposta, alla portata di tutti? Eccola: Parchi verdi a Milano: sport e relax.

Stranezze milanesi: il lavaggio strade

Lavaggio strade a Milano con mezzo di pulizia in azione
Il lavaggio strade: idea giusta, ma quando i parcheggi scarseggiano… diventa un romanzo.

Ecco un’altra stranezza di Milano, o meglio, una diversità che non avevo ancora incontrato nelle città in cui avevo vissuto prima di trasferirmi (mio malgrado): il lavaggio stradale. Abito in zona semicentrale, a ridosso della cerchia dei Bastioni (Area C), e anche qui è ancora in vigore questa usanza.

Intendiamoci: pulire le strade è un impegno nobilissimo. Il fastidio nasce da un dettaglio che a Milano è sempre “il” dettaglio: i parcheggi su strada scarseggiano. La sera rientri sfinitə, con un carico di stress non indifferente, e la caccia al posto diventa un’odissea. Quando finalmente molli l’auto, secondo voi hai davvero la lucidità per ricordare il giorno esatto in cui quella via (e quelle che circumnavigano casa) vanno sgombrate?

Già, perché il bello sta proprio lì: ogni strada ha un giorno diverso, con lo sgombero dell’area in fascia notturna/mattutina. Le multe fioccano, mannaggia. E prima di abituarsi a questa tortura di foglietti sul parabrezza bisogna ingoiarne parecchi, finché ti decidi ad attaccare un bel giallino sotto lo specchietto retrovisore per “legartela al dito”.

Pensate che sia risolta? Niente affatto. Capita la settimana “perfetta” in cui non devi spostare la macchina per lavoro, pioggia, emergenze. Che fortuna, tempo risparmiato. Sì… finché non ti ricordi dove avevi parcheggiato cinque giorni prima. E la multa arriva, garantita, come una scure.

PS: ma non avevano detto che avrebbero introdotto un nuovo sistema di lavaggio strade che funzionava anche con strade “a pieno carico”? Dalle mie parti non si è ancora visto.

PPS (riferito alla puntata precedente sulle stranezze di Milano): i cassonetti in strada no perché sciupano la vista, però la lanugine dietro le ruote delle macchine sì… ché fa brutto vedere polvere in giro proprio come sui mobili di casa.

Il colore che “salva” la città: street style, musica, profumi

Piazza Duomo a Milano con passanti e atmosfera cittadina
Il colore, a Milano, spesso arriva dalle persone: stili, accenti, culture, dettagli.

Già, il colore alla fine camuffa: è un ottimo antidoto al grigiume, allo sporco, allo smog, alla tristezza. E in questo Milano è maestra, involontariamente. Come tutte le metropoli di respiro internazionale, qui c’è un mescolamento di stili, culture e colori che ravvivano una tradizione altrimenti abbottonata e monocroma.

Non siamo ai livelli di Berlino o Londra, ma se si gira con occhio vigile nelle zone ad alta densità pedonale, non si può rimanere indifferenti alla stravaganza delle mise portate con disinvoltura. Uscire dai ranghi è uno sport che mi sarebbe piaciuto praticare: non ci sono portata, quindi mi accontento di fare il tifo per gli altri.

Potrei passare pomeriggi interi seduta in piazza Duomo, all’Arco della Pace o alle Colonne di San Lorenzo a osservare i passanti. Se l’insieme è curato, riconosco il coraggio di aver osato. E ammiro: è un modo per scuotere il piattume visivo e rimettere in discussione i punti fermi.

E poi c’è il colore musicale: tra campane, suonatori ambulanti, chitarre elettriche che ripescano revival sempre piacevoli, violini “gitani” che trasformano la classica in qualcosa di bizzarro, e quel sassofonista melanconico che sembra scegliere apposta i cortili. Certo, in mezzo ci finiscono sirene, Harley e martelli pneumatici: fa parte del gioco.

E il colore olfattivo? Strano ma vero: se presti attenzione, Milano è un mix di profumi e odori che si intrecciano in modo buffo. La mattina caffè e brioche, poi (senza preavviso) il soffritto del pranzo, quindi scie di profumo che coprono qualsiasi sbavatura. D’inverno una folata di caldo da negozio ti porta pellame, cuoio, cosmetici. In primavera arriva il fresco: foglie, tiglio, lavanda vicino alle aiuole. D’estate creme solari, erba tagliata e l’odore di catrame cotto dal caldo.

Insomma: lo sporco c’è, gli spazzini lavorano giorno e notte (non sindachiamo oltre), ma con un pizzico di buona volontà, spirito di osservazione e sensibilità sensoriale si può andare oltre. Il grigiume, a volte, si può ignorare.

Bici e idee green: bellissime, ma serve anche mentalità

Icona bici a Milano
La bici a Milano fa “green”. Ma per farla funzionare davvero serve anche organizzazione (e un po’ di educazione civica).

Si parla di domeniche a piedi per ridurre le polveri sottili, si istituisce l’Area C per sfrondare il traffico superfluo, si impongono regole sul riscaldamento, si allestisce una rete di biciclette a noleggio… punto.

“Punto” perché manca il contorno: anzi, prima ancora manca la mentalità e la disposizione d’animo per trasformare idee fantastiche ed esperimenti sporadici in abitudini vere.

Partiamo dai trasporti: se mi inviti (caldamente e profumatamente) a lasciare a casa la macchina, cosa mi offri in cambio? Passaggi frequenti, alternative credibili, mezzi meno sovraffollati, soluzioni che funzionino anche quando la città è “a pieno carico”.

Passiamo al bike sharing: idea favolosa. Però, se devo essere pignola, un appunto mi scappa: i mezzi pubblici, per definizione, vengono trattati come se fossero di nessuno. E quindi si rovinano. Poi ci sono le due cose positive che non posso non sottolineare: si parcheggia più facilmente e si riduce quel vizio irritante (anzi, abominevole) di rubare le bici. Io dopo furti in pieno centro, sotto il naso di concierge e postazioni in uniforme, ho dato fondo alla fiducia.

E non aggiungo nulla sullo stato del manto stradale cittadino: pavé dissestato, rotaie dei tram affioranti, rattoppi creativi. A volte viene da chiedersi cosa costi di più: rifare bene le strade o ampliare davvero la rete ciclabile.

Ultima nota polemica: perché quando pedalo sulla carreggiata, ben ordinata a destra, le macchine mi suonano come se fossi “di troppo”? Se faccio slalom tra marciapiedi per lasciare passare gli impazienti, i pedoni – giustamente – mi maledicono. E hanno ragione: lo spazio è di tutti, ma va rispettato.

L’educazione civica, da noi tanto bistrattata, andrebbe ripristinata sul serio. In Germania, per esempio, i bambini fanno corsi e “esamini” per imparare regole e segnali: la cosa è seria, perché sicurezza e convivenza non sono dettagli. Ecco la mia riflessione, critica in senso costruttivo: evviva la bicicletta a Milano che fa “green”, ma certe idee non si improvvisano.

Inverno, riscaldamento e un piccolo esercizio di felicità

Milano d'inverno con atmosfera fredda e luci in città
Milano d’inverno: freddo vero, freddo “percepito”, e il modo in cui scegliamo di starci dentro.

Eccoci nel clima invernale e natalizio: i primi fiocchi, la brina sui parabrezza, le pozzanghere ghiacciate, la colonnina che scende sotto lo zero. Eppure, rispetto a quando ero piccola, è cambiato anche il freddo.

Un tempo l’inverno era davvero rigido: in città si saliva raramente sopra lo zero. Senza guanti le mani si congelavano, e per i piedi sembravano indispensabili i doposci. E lo spettacolo della città innevata era frequente, quasi normale.

Ricordo di aver fatto sci di fondo al Parco Sempione, dietro al Castello Sforzesco, o di essermi lanciata dalla montagnetta di San Siro con un sacchetto di plastica (molto più divertente dello slittino). Ultimamente invece la neve scarseggia. Senza addentrarmi in modo scientifico, faccio una domanda semplice: è mai possibile che in ufficio si debba stare in maniche corte perché si boccheggia dal caldo?

Non siamo sotto l’equatore. Eppure tra riscaldamenti sparati e abitudini “comode”, finiamo per diventare più freddolosi, più nervosi, più stanchi. Io continuo a pensare che un po’ di “rigidità” ben sopportata possa fare bene: ci tempra e ci risveglia.

Ad Avvento inoltrato (che qui a Milano dura due settimane in più del rito romano) potremmo proporci un impegno minimo, ma enorme: cambiare atteggiamento a prescindere. Svegliare la mattina e iniziare a sorridere. Una medicina gratuita. Provare per credere.


Chiara Collazuol

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