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Nel Mondo: dove non è possibile celebrare il Natale

Ancora una quindicina di giorni è poi si potrà festeggiare il santo Natale che, per tutti i Cristiani sappiamo essere una ricorrenza gioiosa e di Speranza portata dalla nascita di Gesù, tuttavia in alcuni Stati celebrare la festa del Natale è un crimine, e come tale viene punito. Nel nuovo secolo da poco iniziato siamo ancora a questo punto?

Purtroppo si, vi sono ancora regimi che privano le persone di professare liberamente la propria religione. Perché? È una domanda più che lecita a cui questi dittatori dovrebbero rispondere ma...albero natale pexels kristina paukshtite 3444345

Vi propongo adesso alcuni di questi Paesi dove la libertà, la giustizia e la democrazia sono una pia illusione. Traggo queste notizie da "Linkiesta" del 10 Dicembre u.s.

Il cristianesimo è considerato illegale in Corea del Nord e chi viene scoperto anche solo a parlare del Natale di Gesù viene arrestato e/o condannato a pena pecuniaria o affidato a sistemi di correzione.

Se si vuole celebrare il santo Natale bisogna farlo segretamente, questo in Arabia Saudita, poiché ogni riferimento al cristianesimo è illegale, persino un semplice albero di Natale o delle semplici luci all'esterno sono vietate. Quindi, chi volesse celebrare la festa lo deve fare nel più assoluto segreto. Se poi fosse un musulmano convertito, se scoperto, vi è la condanna a morte. Alla faccia della libertà! In teoria le leggi del Paese "permettono" ai cristiani di celebrare in privato, tuttavia con il rischio che funzionari troppo ideologizzati procedano ad arresti accampando varie e false motivazioni.

Dal 2015 il Natale è vietato anche in Somalia in quanto vige la legge islamica che, adottando la Sharia, ha dichiarato apertamente che la festa del Natale è illegale, quindi abolita e punita.

Altro divieto lo pone la Repubblica del Tagikistan, indipendente dall'URSS dal 1991. Stato a netta maggioranza musulmana, in cui il Natale, festa cristiana, è abolita. Non sono ammesse manifestazioni che richiamino questa festività nelle scuole e nelle università, è vietato istallare alberi di Natale, luci, fare regali e trovarsi per consumare pasti che richiamino la festa. Mi domando: ma di cosa hanno paura?

Di questo Stato, a carattere islamico, che vi dico adesso non so se ridere o piangere poiché il suo nome è: Stato del Brunei, Dimora della Pace. Un Paese diventato ricco grazie al petrolio ma che non permette ai cristiani presenti di festeggiare il Natale, infatti, chi viene sorpreso a farlo rischia sino a cinque anni di carcere e una multa di ventimila dollari. Se poi possiedi una Bibbia nove anni di prigione non te li leva nessuno. Vuoi metterti in testa un cappello di babbo natale così tanto per fare allegria? Scordatelo perché ti si aprono, anche in questo caso, le porte del carcere. Allora dire Stato del Brunei, Dimora della Pace è proprio una stonatura e una presa per i fondelli.

Leggere di queste privazioni della libertà religiosa, e a volte non solo, fa davvero tristezza. Possibile che ancora si continui a perseguitare che non la pensa allo stesso modo? Queste persecuzioni sono frutto di odio, di paure, di culto di egoistica onnipotenza e vanagloria espresse in una dittatura più o meno feroce. Perché non permettere e lasciare che ognuno, nel rispetto reciproco, viva la propria religione? Se le religioni sono davvero annuncio di pace, quale timore?

Termino l'articolo con questa domanda, nella speranza che le nostre future generazioni possano davvero trovarsi a vivere nella Pace e nella libertà di poter essere e manifestare la propria fede religiosa.

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