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Trent'anni per non dimenticare: Intervista a Luljeta Cobanaj

luljeta cobanaj

Sono passati trent’anni,il 7  Marzo del  1991, giusto un mese dopo la caduta del regime comunista di Enver Hoxha e Ramiz Alia, più di venticinquemila persone, giunsero sulle coste brindisine.

In tantissimi, uno sopra l’altro, affamati e impauriti, tutti con la speranza di arrivare nel primo posto vicino e sicuro da un paese che ormai era incontrollabile.

Ad accoglierli, oltre al sindaco di Brindisi, Piero Merchionna, tutti i membri della cittadina pugliese, che cercarono di fornire i primi aiuti a tanta gente stremata da quel lungo viaggio.

Passarono solo pochi mesi, l’8 Agosto dello stesso anno, un evento simile si ripetette, un’altra nave, proveniente sempre da Durazzo, con a bordo circa più di ventimila persone , approdò sulle coste di Bari.

L’evento, fu cosi inaspettato, che le istituzioni, fecero molta fatica sia  a svolgere le adeguate procedure di accoglienza, fornire le giuste strutture   per accogliere le tante persone arrivate, tanto che molti furono costretti a  dormire  per strada.

Due eventi molto significativi, l’Italia, si rendeva cosciente che quello che stava succedendo, non era un fenomeno marginale, ma un’emergenza e soprattutto una necessità, per tanti di fuggire da un paese che non era più sicuro.

Sono passati, giusto trent’anni, quel ricordo , di quei giorni, ritorna nella mente di tanti cittadini albanesi, tra cui la Dottoressa Luljeta Cobanaj, ufficiale per la diaspora presso il consolato della Repubblica dell'Albania, a Milano.

Sono passati  tanti anni, una situazione molto drammatica, tanti albanesi, con arduo coraggio lasciarono la propria terra, i propri affetti, per fuggire da una situazione dura, con la grande speranza di un futuro migliore.

Abbiamo voluto intervistare Dottoressa Luljeta Cobanaj:

Cosa si ricorda  e cosa prova nel rivedere quelle immagini?

Sono immagini duri per chiunque, per chi era li sono per la partenza, o la fine.

A volte, mi sembra di vedermi, in qualche foto o video ma non mi fermo mai, vorrei pensare che a volte  non ci sono , oppure  a volte vorrei vedermi, senza i miei 30 anni, non di rughe sul viso, ma di duro lavoro. Mi vedo nelle foto, e l’unica cosa che non vedo in me, è la paura. Dopo tutto quello che abbiamo passato, che ho passato, adesso non ho più paura. Niente non mi e stato regalato , non solo a me, ma a tutti quelli che erano su quelle navi, noi siamo i primi che hanno fatto la propria strada, giorno per giorno.

Ma quelle foto li vediamo ancora ogni giorno, non e più Bari e Brindisi ma può essere Lampedusa oppure  un altro porto.

Questo si che fa tristezza, il mondo vuole cambiamenti, ma non e pronto ad accogliere i risultati di questi cambiamenti.

Una storia bellissima la sua, dopo tanti anni di rinuncia e sacrifici, lei è una persona con un percorso di studi  ed affermata nel lavoro.

Come descrivere  la sua storia?

Per anni ho pensato di essere stata fortunata, poi ho capito. Quando sono arrivata non avevo sogni, o meglio era anche vietato averli. Allora ogni giorno, ogni anno che passava, ogni cosa bella nella vita, sembrava un sogno realizzato, ed li che iniziai ad avere sogni.

Non tutti si sono realizzati, ma ho avuto la possibilità di avere dei sogni, a vedere il mondo che cambia e farne parte. Domestica, operaia in sartoria, quasi un  ingegnere nei studi, progettista, poi i primi E commerce Milano, ed eravamo  nel 1998, era ancora un mondo buio nell’ informatica per tutti, volontariato, associanismo,  poi segretaria al consolato, poi un  ufficio del tutto mio , poi la  scuola e  i corsi, poi console, ancora un altro  mio  studio, adesso ho  la possibilità di far valere i diritti e i doveri del nostro stato verso la Diaspora.

Sto cercando come Coordinatrice della diaspora in Italia, di poter organizzare le associazioni, portare la loro voce in alto dove si prendono  decisioni.

Le scuole di lingua Albanese riconosciute in Italia, un  accordo riconoscimento anni di tanto  lavoro, portare la Diaspora Albanese verso il ritorno, e  molti investimenti in Albania, fare amare dai  giovani il nostro bel paese.

Questi sono degli  obbiettivi che  ho in mente e nel cuore, e spero di tracciare una strada giusta per chi seguirà il mio lavoro.

La mia storia e quella di tanti, io ho solo la possibilità di raccontarla, e mi sento fortunata e piena di sogni per tutti.

Ultimamente è tornata dall’Albania, Cosa prova per il suo paese e cosa le farebbe piacere che cambiasse?

 L’Albania è una macchina, con 7 marcie, corre molto veloce, i treni passano senza fermarsi mai abbastanza.

Vorrei che ci fosse una fermata per tutti noi, una fermata che si chiama casa, sentire sempre il bisogno di tornare.

Mi auguro che i giovani in ogni parte del mondo che studiano, o lavorano sentano questo bisogno di  fare in  modo che il treno si  fermasse  anche per loro  cosi  per me, nella stazione giusta.

Lei vive a Milano da molti anni, ha fondato anche un’associazione, di che cosa si occupa?

La Camera di Commercio e Industria Albanese in Italia, è un’associazione, dove ero presidente fino a poco tempo fa, ma che continuo a seguire in ogni modo come qualsiasi cosa che fai nascere personalmente, l’unico obbiettivo è quello di  una piattaforma unica, per gli imprenditori Albanesi, a collaborare e aiutarsi tra di loro.

Un po’ difficile ma credo che un giorno ce la faremo, avremo un nostro mondo dove ci troveremo e aiuteremo dandoci una mano.

Tanti i giovani che studiano in Italia e poi tornano in Albania.

Cosa ne pensa?

Ne sono felice, lo avrei fatto anche io, ma quando lo potevo fare, il mio treno era già partito,

l’ unico sogno che ho avuto da grande, scherzo  lo dico da grande perché, negli ultimi anni mi posso permettere sogni,  che   e non ho potuto realizzare,  come quello di “TORNARE”più spesso in Albania, per  mettere più fiori freschi sulle  tombe dei miei genitori, perché quando spesso  vado li sono sempre di fretta.

Di “TORNARE” non e stato mai il momento giusto, noi siamo la generazione della diaspora che si è  sacrificata  molto,  ma per i giovani di adesso è il momento giusto.

Il  popolo albanese, che vive da molti anni , in Italia e  ben inserito nella società, Come vede questo aspetto?

Da sempre gli albanesi sono  stati integrati in ogni parte del mondo, la nostra storia di immigrazione e antica dal 1500, i nostri Arbereshe   circa 200 mila, sono scappati dall’Albania, inserendosi ovunque, creando  le loro basi in Italia e  conservando   la propria  lingua e la cultura.

Nel 1900 in America, l’Associazione Vatra in ha festeggiato 110 anni della fondazione, ed ancora un esempio per tutte le associazioni di Albanesi nel mondo.

Il 28 aprile, del 2009, lo stato albanese, ha presentato l’iter per l’adesione all ‘Unione Europea, che è stato accolto il 24 aprile. Qual è il tassello mancante secondo lei e qual è il suo auspicio?

A breve riusciremo a trovare il tassello mancante, proprio in questi giorni si sta decidendo a favore di un apertura attraverso  una discussione in tempi molto  rapidi.

Alla nostra prossima intervista, parleremo di questa Albania in Europa, cosa si prova ad  averlo desiderato su quella nave?!

Non è qualcosa di romantico, però vorrei che scrivessi questo  “Il mare nella notte dell’attraversata non aveva i colori che siamo abituati a vedere nelle foto, anzi  era scuro e faceva paura, penso di avere paura del mare anche adesso, te lo dice una ragazza nata proprio al mare, in una delle citta con il tramonto  marino più bello ,”Durazzo” . Abbiamo perso tutti qualcosa quella notte che le foto non riescono a  raccontare.”

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