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Monete di un tempo che fu: l'Ambrogino d'oro e altre valute locali

La moneta, nome prima dato alla “zecca” e poi al “denaro” che lì veniva coniato, e di cui tutti ne facciamo uso, una volta chiamata “Lira” oggi invece “euro”. Eppure la moneta ha una storia molto lunga tanto che di alcune, pur usate nella nostra Italia, ci si è dimenticato il nome, salvo magari leggerlo in qualche libro che tratta di storia o di commerci. Ebbene, oggi con questo articolo, vi voglio proprio far conoscere alcune di queste monete che hanno fatto l’Italica storia.ambrogino oro moneta

L’Ambrosino o Ambrogino, è stata una moneta del comune di Milano nel periodo 1250 – 1310. Il suo nome è dovuto al fatto che, impressa su un lato, vi è l’effige di Sant’Ambrogio. Un Ambrosino d’oro equivaleva al Ducato o al Fiorino.

Il Baiocco, detto anche Bolognino, era una moneta d’argento che circolava in Italia nel Quattrocento. Il nome Baiocco deriva dalla scritta “Baioca Civitas” che era presente sulle monete merovinge di Bayeux. I Merovingi rappresentano la prima dinastia di re Franchi. Il nome  bolognino era dovuto al fatto che la moneta aveva imitato l’equivalente di quella in uso a Bologna.

Il Bisante. È una moneta d’oro di  origine bizantina e altamente stimata. Il nome deriva da “Byzantium” che era la capitale Costantinopoli.

Il Denaro o Denario, è una moneta d’argento introdotta da Carlo Magno usata in tutto il periodo Medievale e in quello veneziano. Vi era anche il “Denaro piano o mezzano”, anche questa in lega d’argento che sostituì, a partire dal 1257, i “Denari a scodella”, così chiamati perché di forma concava.

La Dramma o Dracma, era una moneta greca il cui nome significa “afferrare”. Moneta usata in tutto il mondo greco.

Il Ducato. Era ritenuta una moneta generica che veniva emessa da autorità ducali. Si chiamava così anche una moneta aurea veneziana del XIII secolo, che poi prese il nome di Zecchino.

Il Fiorino. Da come si evince dal nome è moneta fiorentina, prima coniata in argento e successivamente in oro nel 1252. Quello in argento prese anche il nome di “giglio”, dovuto al fatto che il fiore del giglio rappresentava il simbolo della città di Firenze.

Il Genovino. Era una moneta d’oro di valore simile al Fiorino, emessa a Genova nel 1252. Furono emesse anche monete che equivalevano al suo ottavo, chiamate ottavine, e al suo quarto dette quartarolo.

Il Grosso, era una moneta in argento medievale che fu coniata in diversi paesi  e che sostituì il Denaro. In Italia è stata coniata nel 1172.

La Piastra veneta. È nome generico che indicava una moneta d’oro o d’argento di grande volume, spesso uno Scudo. A Bologna nel XVI secolo corrispondeva al valore di un Testone.

Il Quattrino. Era questa una moneta di Rame usata in Italia a partire dal XIII secolo. Fu battuta dal XIII al XIX secolo da quasi tutte le zecche italiane. Era una moneta considerata di poco valore. (infatti vi è il detto: vali meno di un quattrino).

Il Quinto. Moneta d’argento coniata a Firenze nel XVI secolo, equivalente  a 1/5 del Fiorino o Ducato d’oro.

Lo Scudo. Era una moneta d’argento o d’oro diffusa in molti stati Italiani. Il suo nome è dovuto al fatto che le prime di queste monete recavano lo stemma nobiliare dell’autorità che le aveva emesse.

Il Tallero. Moneta d’argento coniata nel XV secolo dall’Arciduca del Tirolo, poi ripresa successivamente dall’imperatore Carlo V e dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria.

Il  Tarì. È una moneta d’oro coniata dagli Arabi nell’XI secolo, ed era in uso nell’Italia meridionale con il nome di Dinar. Fu anche coniata in argento.

Il Testone. Monete d’argento di modulo grande le cui prime cominciarono a circolare in Italia dopo il 1470. Il primo pare sia stato coniato da Galeazzo Maria Sforza nel 1473 o 74.

Lo Zecchino. È il nome veneziano del Ducato d’oro, ed era in uso nel XVI secolo. Fu emessa nella Repubblica di Venezia a partire dal 1285, ed era moneta largamente usata nei commerci con gli stati esteri. Con l’inizio del XVII secolo fu coniato anche uno Zecchino d’argento.

 

Qui termino questa mia breve visita, interessante per un curioso come io sono, tra le monete di un tempo.

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