Senza dimora a Milano: chi sono, come segnalare e come aiutare
Ogni mattina Milano si riempie di persone che corrono, lavorano, comprano. Nella stessa città, sugli stessi marciapiedi, ci sono persone che quella giornata la passano nel freddo, nell’attesa e nell’indifferenza. Si vedono e non si vedono: fanno parte del paesaggio urbano al punto da diventare invisibili.

Uscendo dalla metropolitana in Duomo si viene avvicinati da chi vende braccialetti, rose, accendini, o semplicemente chiede l’elemosina. È facile scivolare nell’abitudine di non guardare. Eppure basta alzare gli occhi da terra per accorgersi che dietro ogni sagoma seduta contro un muro c’è una persona con una storia, spesso recente, quasi sempre più ordinaria di quanto immaginiamo.
Qui proviamo a raccontare chi sono davvero, da dove viene la parola con cui li chiamiamo e — soprattutto — che cosa si può fare concretamente quando si incontra qualcuno che vive per strada.
Ultimo aggiornamento: agosto 2026. Servizi, strutture e periodi di attivazione possono cambiare: prima di intervenire verifica i recapiti aggiornati del Comune di Milano.
Se incontri una persona in difficoltà: chiama il numero del Comune di Milano 02 8844 7646, attivo 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno. La segnalazione attiva le unità mobili che ogni giorno monitorano la città. In caso di pericolo immediato per la vita, chiama il 112.
Chi sono le persone senza dimora
Sono persone che hanno perso la casa e, quasi sempre insieme a essa, la rete di relazioni che permette di rialzarsi: un lavoro finito, una separazione, una malattia, un debito, un lutto. Raramente si tratta di una scelta e quasi mai di una condizione cominciata per strada.
Un dato del Comune lo racconta meglio di molte parole: durante il Piano Freddo attivato nell’inverno 2025-2026, delle circa 450 persone accolte nelle strutture entro l’inizio di gennaio, l’85% erano uomini e il 65% non era mai transitato prima dai servizi di accoglienza. Due terzi erano dunque persone nuove, arrivate in strada di recente.

È un dettaglio che ribalta l’immagine consolidata del senzatetto “di sempre”, invecchiato sui marciapiedi. La marginalità estrema, a Milano, riguarda in larga parte persone che fino a poco prima conducevano una vita simile a quella di chiunque le superi di corsa in Duomo.
Da dove viene la parola “barbone”
La parola con cui li chiamiamo ha una storia curiosa e sorprendentemente milanese.
Etimologicamente barbone indica semplicemente chi porta la barba lunga. In origine era un portamento attribuito ai filosofi dell’antica Grecia, tanto che “barbone” poteva valere come sinonimo di filosofo. Solo in tempi molto più recenti la parola ha assunto il significato attuale: dal 1938 viene registrata come termine appartenente al gergo della malavita milanese.
L’origine cittadina è confermata dal Grande Dizionario Battaglia, che definisce “barbone” un vecchio mendicante e vagabondo che vive a Milano. E ne dà una versione memorabile Carlo Emilio Gadda, che nell’Adalgisa annota tra parentesi la corrispondenza tra l’argentino atorrantes e il milanese gergale barboni.

Oggi i servizi sociali e le associazioni usano l’espressione persone senza dimora, che ha il pregio di mettere la persona prima della condizione. “Barbone” e “clochard” restano nel parlato comune, ma sono etichette: descrivono un aspetto, non una biografia.
Come segnalare una persona in difficoltà
È la domanda che si fanno in molti dopo aver incrociato qualcuno che dorme all’addiaccio, e la risposta è più semplice di quanto si creda.
Il Comune di Milano mette a disposizione un numero dedicato:
02 8844 7646 — attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno
La segnalazione attiva l’intervento delle unità mobili, che presidiano quotidianamente la città per offrire coperte, bevande calde, ascolto e, quando la persona accetta, un posto letto.
Cosa dire quando chiami
- indirizzo il più preciso possibile, con eventuali riferimenti visibili;
- se la persona è sola o in gruppo;
- se è cosciente e se risponde;
- se ha coperte o riparo;
- se ci sono animali con lei;
- eventuali condizioni di salute evidenti;
- da quanto tempo si trova in quel punto, se lo sai.
Quando chiamare il 112 e non il numero delle segnalazioni: se la persona è priva di coscienza, ferita, in evidente stato di ipotermia o in pericolo immediato, si tratta di un’emergenza sanitaria. In quel caso il numero da comporre è il 112.
Una precisazione che conta: nessuno può essere portato in una struttura contro la propria volontà. Le unità mobili propongono, non obbligano. Può capitare che una persona rifiuti l’ospitalità, e questo non rende inutile la segnalazione: spesso il primo contatto è quello che apre la strada a un percorso successivo.
Il Centro Sammartini, la porta d’ingresso ai servizi
Chi vive per strada e vuole accedere ai servizi cittadini passa da un unico punto:
- Centro Sammartini, via Sammartini 120, Milano;
- telefono: 02 88447647;
- è il punto di accesso a tutti i servizi per le persone senza dimora della città;
- durante la stagione invernale amplia gli orari di apertura, compresi fine settimana e festivi.
Dal Centro passa anche ResidenzaMi, il servizio che consente alle persone senza dimora di ottenere una residenza anagrafica e un indirizzo per la corrispondenza: senza di essa restano preclusi il medico di base, i servizi sociali, molte pratiche amministrative e, di fatto, la possibilità di cercare un lavoro regolare.
Il Piano Freddo
Ogni inverno il Comune attiva il Piano Freddo, che potenzia l’offerta ordinaria di accoglienza nei mesi in cui le temperature diventano un rischio per la vita. Nell’edizione 2025-2026 è stato attivo dal 17 novembre all’8 marzo.
Tra le strutture aperte in quella stagione:
- via Saponaro, 70 posti, gestita dai Fratelli di San Francesco;
- ex scuola Manara, via Fratelli Zoia, 25 posti, unica struttura che accoglie anche gli animali d’affezione, in collaborazione con Save the Dogs;
- ex mercato di Giambellino, largo Balestra, 50 posti;
- via Sammartini, 25 posti, gestita da Progetto Arca;
- Opera Cardinal Ferrari, via Boeri, 20 posti riservati alle donne.
Oltre venti associazioni collaborano con il Comune, e al Piccolo Rifugio di viale Puglie restano sempre disponibili alcuni posti per accogliere in emergenza chi viene incontrato per strada e accetta l’ospitalità.
L’accesso prevede uno screening sanitario, realizzato con i Medici Volontari Italiani, e il test Mantoux presso Villa Marelli.
Il dettaglio che spiega perché la segnalazione serve: la struttura di via Fratelli Zoia accoglie anche gli animali. Molte persone senza dimora rifiutano il dormitorio proprio per non separarsi dal proprio cane. Saperlo, e poterlo dire, può cambiare l’esito di un incontro.
Le date e l’elenco delle strutture cambiano ogni anno e vengono comunicati dal Comune in autunno.
Come aiutare davvero
Il gesto istintivo — qualche moneta — è comprensibile, ma non è quello che incide di più.
Segnalare
È l’azione più utile e costa una telefonata. Le unità mobili non possono raggiungere chi non sanno che esiste.
Donare indumenti
Ogni anno, verso dicembre, il Comune organizza una raccolta cittadina di abbigliamento invernale in più punti della città. Serve materiale caldo, comodo, pratico, pulito e in buono stato: non è un’occasione per svuotare l’armadio di ciò che non useremmo mai.
Fare volontariato
Le associazioni che operano a Milano hanno bisogno di persone per le uscite serali delle unità mobili, le mense, la distribuzione, i magazzini, l’accompagnamento e il supporto amministrativo. Tra le realtà più strutturate ci sono Progetto Arca, Opera San Francesco, i Fratelli di San Francesco, l’Opera Cardinal Ferrari e la Caritas Ambrosiana.

E se voglio dare qualcosa direttamente?
Nessuna regola morale lo vieta. Se lo fai, un caffè caldo, un panino o un paio di calzini asciutti valgono spesso più di una moneta. E la cosa che chi vive per strada nomina più spesso non costa nulla: essere guardati e salutati.
Tre luoghi comuni da smontare
“Se lo sono scelto.” I dati sull’inverno 2025-2026 dicono che due terzi delle persone accolte erano alla prima esperienza nei servizi. Nella maggior parte dei casi si tratta di una caduta recente, non di una vocazione.
“Tanto rifiutano il dormitorio.” Capita, e i motivi sono spesso concreti: la separazione dal cane, la paura dei luoghi affollati, esperienze precedenti negative, il timore di perdere le proprie cose. Sono ostacoli che gli operatori conoscono e su cui lavorano.
“Ci pensano i servizi.” I servizi ci sono e funzionano, ma intervengono su segnalazione. Il monitoraggio di una città di questa estensione non può essere capillare: la telefonata di un passante è spesso il primo anello della catena.
Domande frequenti
Come si segnala una persona senza dimora a Milano?
Si chiama il numero del Comune 02 8844 7646, attivo 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno. La segnalazione attiva le unità mobili. In caso di pericolo immediato per la vita bisogna invece chiamare il 112.
Il numero per le segnalazioni funziona anche d’estate?
Sì. Il numero è attivo tutto l’anno, non solo durante il Piano Freddo. Anche il caldo estremo rappresenta un rischio serio per chi vive in strada.
Dove si rivolge una persona senza dimora a Milano?
Al Centro Sammartini di via Sammartini 120, telefono 02 88447647, che è il punto di accesso a tutti i servizi cittadini per le persone senza dimora, compreso il servizio ResidenzaMi per ottenere una residenza anagrafica.
Quando è attivo il Piano Freddo del Comune di Milano?
Viene attivato ogni inverno: nell’edizione 2025-2026 è stato in funzione dal 17 novembre all’8 marzo. Date e strutture della nuova stagione vengono comunicate dal Comune in autunno.
Esiste un dormitorio che accetta i cani?
Sì. Nella stagione 2025-2026 la struttura dell’ex scuola Manara di via Fratelli Zoia ha accolto anche gli animali d’affezione, in collaborazione con Save the Dogs.
Una persona può essere portata in un dormitorio contro la sua volontà?
No. Le unità mobili propongono l’ospitalità e offrono assistenza, ma nessuno può essere obbligato. Anche in caso di rifiuto la segnalazione resta utile, perché il contatto può aprire un percorso successivo.
Perché si dice “barbone” e da dove viene la parola?
Il termine indica letteralmente chi porta la barba lunga ed era anticamente associato ai filosofi greci. Dal 1938 è registrato come termine del gergo milanese, e il Grande Dizionario Battaglia lo definisce come vecchio mendicante e vagabondo di Milano.
Come si può aiutare concretamente?
Segnalando le persone in difficoltà al numero dedicato, partecipando alla raccolta cittadina di indumenti invernali che si tiene ogni anno intorno a dicembre e facendo volontariato presso le associazioni che gestiscono mense, unità mobili e centri di accoglienza.
Link utili
- Ultimo aggiornamento il .