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Gargoyle del Duomo di Milano: doccioni, storia e leggende

  • Redazione MilanoFree.it

Se alzi lo sguardo in Piazza Duomo (o, ancora meglio, se sali sulle terrazze), prima o poi li noti: mostri, animali e facce grottesche che spuntano tra guglie e cornici. Non sono lì solo per “fare paura”: spesso sono doccioni, cioè scarichi d’acqua scolpiti, e raccontano un Medioevo fatto di simboli, credenze e fantasia.

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Gargoyle e doccioni: dettagli “inquietanti” che, nel gotico, uniscono tecnica e immaginario.

Dal 1386: nasce il cantiere del Duomo

I lavori per costruire la grande cattedrale di Milano furono avviati nel 1386, in un momento in cui la città voleva alzare l’asticella: non una chiesa qualunque, ma un simbolo capace di rappresentare Milano nel tempo. In questo passaggio storico entra in scena Gian Galeazzo Visconti, che sostenne il progetto e si offrì di donare alla nascente Veneranda Fabbrica del Duomo (l’ente incaricato di gestire e organizzare il cantiere) le cave da cui si estraeva il prezioso marmo di Candoglia, destinato a rivestire la cattedrale.

All’epoca fece scalpore l’impeto (e i soldi) investiti nell’opera: un cantiere enorme, complesso, destinato a durare molto a lungo. E proprio perché il Duomo è immenso e “troppo” per una spiegazione unica, attorno alla sua costruzione sono fiorite storie, interpretazioni e leggende.

Il marmo di Candoglia e il ruolo dell’acqua

Il Duomo è inseparabile dal suo materiale più iconico: il marmo di Candoglia. La sua lavorazione e, soprattutto, il suo trasporto erano una sfida gigantesca. Nei secoli, l’acqua è stata un alleato pratico: canali e vie d’acqua aiutavano a muovere materiali pesanti riducendo fatica e costi.

Ed è curioso notare come, in un edificio così “di pietra”, l’acqua resti protagonista in due modi: prima per far arrivare i materiali (quando possibile), poi per essere gestita correttamente sul monumento finito, evitando infiltrazioni e danni.

Che cosa sono i gargoyle (e perché servono)

Dal punto di vista architettonico, un gargoyle (in italiano spesso “garguglia” o semplicemente doccione) ha una funzione concreta: far defluire l’acqua piovana lontano dalla muratura, così da non farla ristagnare e non favorire infiltrazioni. L’acqua scorre lungo il corpo della scultura e defluisce da un’apertura (spesso la bocca), “scaricando” fuori dall’edificio.

Quello che rende i gargoyle memorabili è l’aspetto: figure grottesche, animali, ibridi, mostri. Nel gotico il grottesco non è solo decorazione: è un linguaggio visivo immediato, che colpisce e resta impresso. In certi casi può anche avere un ruolo “morale” o simbolico, ma conviene partire sempre dalla base: prima funzione, poi immaginario.

Mostri e animali: come leggerli senza esagerare

I doccioni hanno spesso sembianze di mostri medievali, ma non solo: compaiono anche animali reali. Il cane, ad esempio, è tradizionalmente associato alla lealtà; in alcune rappresentazioni, però, la figura può “scivolare” verso qualcosa di più selvatico, come il lupo, e quindi diventare un simbolo di minaccia e istinto.

Il leone è un altro classico: nella simbologia medievale può rimandare a forza, vigilanza e potere (e, in ambito cristiano, richiami biblici). Nei secoli, però, la stessa figura può assumere letture differenti, anche negative, come l’orgoglio. Non è un dizionario perfetto: è un universo di rimandi, spesso contraddittori, che cambia a seconda del contesto e dell’epoca.

La capra viene talvolta collegata alla lussuria; gli uccelli, con la loro propensione a volare, possono evocare elevazione verso l’alto oppure, in letture più cupe, un rapporto ambiguo con l’ignoto. La scimmia è stata spesso usata come immagine di “caduta” o regressione: l’uomo che perde la propria misura e si riavvicina all’istinto.

Non mancano creature immaginarie: draghi e animali ibridi (mezzo uomo e mezzo bestia). Il drago, con la sua affinità al serpente, viene spesso associato a tentazione e minaccia. Ma qui la cosa interessante è un’altra: l’immaginario medievale tende a “mettere in scena” il male e il caos per ricordare che esistono, non per celebrarli.

La leggenda del diavolo e di Gian Galeazzo Visconti

Ed eccoci al racconto più suggestivo. Narra la leggenda che una fredda notte d’inverno Gian Galeazzo Visconti si svegliò di soprassalto, avvertendo un intenso odore di zolfo. Davanti a lui sarebbe apparso il diavolo, pronto a portarsi via la sua anima. Per salvarsi, avrebbe dovuto costruire una chiesa che, oltre alle immagini sacre, fosse anche ricca di figure inquietanti.

Gian Galeazzo, sempre secondo la leggenda, si sarebbe gettato a capofitto nell’immane opera, senza però vederla completata: morì nel 1402, quando il cantiere era ancora lontano dall’essere concluso.

Qui vale una regola semplice e onesta: è una leggenda. Ma è una leggenda potente perché prova a dare un “perché emotivo” a un’impresa immensa. E i gargoyle, con quelle facce lì, sono perfetti per alimentare l’immaginazione.

FAQ

I gargoyle sul Duomo “inneggiano a Satana”?

È un’interpretazione leggendaria. Molti gargoyle sono doccioni con funzione pratica. L’aspetto grottesco è tipico del gotico e può avere valenze decorative o simboliche, senza che questo implichi un “culto” del male.

A cosa servono davvero?

Servono a scaricare l’acqua piovana lontano dalla muratura e dalle fondazioni, riducendo ristagni e infiltrazioni. La forma “mostruosa” è il modo medievale di unire tecnica e racconto.

Gargoyle, garguglia e doccione: sono la stessa cosa?

Spesso sì, nell’uso comune. In generale: doccione indica lo scarico; garguglia/gargoyle è il doccione quando assume una forma scolpita riconoscibile.


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