Giubiana 2026: storia, leggenda, falò e dove festeggiarla vicino a Milano
Come da tradizione, l’ultimo giovedì di gennaio in Piemonte e Lombardia si celebra il falò della Giubiana: un rito popolare che “brucia via” simbolicamente le difficoltà dell’anno passato e il rigore dell’inverno, facendo spazio a un nuovo inizio. Nel 2026, l’ultimo giovedì cade il 29 gennaio.

Cos’è la Giubiana
L’evento, organizzato ogni anno in numerose piazze del Nord Italia, prevede l’accensione di un grande falò in cui viene bruciato un fantoccio di paglia vestito di stracci – la Giubiana – simbolo del “vecchio” da lasciare alle spalle: difficoltà, paure, mala stagione e tutto ciò che si vuole chiudere con un rogo liberatorio.
Origine del nome e varianti dialettali
Le ipotesi sull’origine del nome sono diverse e cambiano a seconda delle zone. Ecco alcune delle forme più comuni:
- Gibiana (bassa Brianza)
- Giobbia (Piemonte)
- Giöeubia (Varesotto)
- Giubiana / Giübiana / Gibiana (alta Brianza e Comasco)
- Zobiana (Trentino e Bresciano)
Secondo alcune teorie, Giubiana deriverebbe da “Joviana”, collegandosi a Giove (Jupiter-Jovis) e quindi al giovedì, il giorno in cui si celebra il rito. In molte tradizioni popolari, però, il giovedì era anche la notte “calda” per riti e racconti di stregoneria: un dettaglio che ha aiutato la figura della Giubiana a diventare, nel tempo, sempre più “strega” e sempre meno “semplice fantoccio”.
Le leggende della Giubiana
Tra le storie più note, ce n’è una ambientata nel XII secolo che racconta di una castellana traditrice che avrebbe consegnato Cantù ai nemici durante la guerra tra milanesi e comaschi. Scoperta e condannata, sarebbe stata bruciata in piazza: la leggenda “spiegherebbe” l’idea del rogo finale.
Un’altra chiave di lettura, invece, collega la Giubiana a riti precristiani (spesso associati a tradizioni celtiche o agrarie): il fuoco, in pieno inverno, aveva un valore propiziatorio per i raccolti e un significato di purificazione della comunità.
Alcuni studiosi fanno risalire la tradizione anche ai primi secoli del Cristianesimo, quando il rogo veniva usato simbolicamente per sancire la fine di culti e credenze precedenti. In pratica: il fuoco come “linea di confine” tra un prima e un dopo.
Cosa rappresenta nella tradizione popolare
La Giubiana ha assunto nel tempo significati diversi (a volte perfino contraddittori). In alcune letture lessicali e dialettali, la parola può rimandare a un fantasma o a un’entità inquietante: il falò diventa così un modo per scacciare gli spiriti maligni e ripartire “puliti”.
In altre aree, la Giubiana/Zobiana viene direttamente associata alla figura della strega. Da qui nasce l’immagine più famosa: una creatura alta e magra, un po’ spaventosa, che vive ai margini del bosco e fa paura ai bambini (come molte “storie della buonanotte” di una volta, nate per tenere i piccoli lontani dai pericoli).
La strega e il risotto alla luganega
Ed eccoci alla parte più golosa della tradizione. Un racconto popolare parla di una madre astuta che, per salvare il proprio figlio, preparò una grande pentola di risotto giallo con luganega e la mise sul davanzale.
La Giubiana, attirata dal profumo, si fermò a mangiare con foga e non si accorse che stava arrivando l’alba. Quando i primi raggi del sole la colpirono, morì all’istante (perché – nelle leggende – la luce del giorno è fatale alle streghe).
Ancora oggi, in molti paesi, la festa si accompagna proprio a risotto e luganega e a un bicchiere di vin brulé: perché, alla fine, la Giubiana è anche una scusa meravigliosa per stare insieme.
Poesia dialettale brianzola sulla Giubiana
La Giubiana e 'l Gianè
van in lecc cun frecc i pè,
quand el suna mezanot
hien su a mangia ul risot.
La Giubiana la va a spass,
tuta bruta cui margasc.
Tuta la gent la ga va a drè
chi pica i padei chi pica i pè.
E quand la riva in piaza gronda
tut ga fan festa grande.
E per finila in allegria
briisan lè e la stregoneria.
FAQ
Quando si celebra la Giubiana?
Tradizionalmente l’ultimo giovedì di gennaio. Nel 2026 cade il 29 gennaio.
La Giubiana è una strega o un fantoccio?
Dipende dalla zona e dalle leggende locali: spesso è un fantoccio che rappresenta l’inverno e le difficoltà; in molte tradizioni diventa una strega.
Cosa si mangia di solito?
Molto comune il risotto con la luganega e, nelle serate fredde, un bicchiere di vin brulé.
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