La prima buca della posta a Milano

Niente posta elettronica, o sms, una fessura nel muro, una buca a cui affidare pensieri romantici e conti da pagare…..
 
 
Al civico 10 di via Senato, alla sinistra del portale d’ ingresso al Collegio Elvetico, troviamo la prima buca della posta della storia milanese.
Il primo servizio di posta di Milano risale al governo di Gian Galeazzo Visconti, quando fu ideato un servizio di corrieri a cavallo, detti nuncii.
Nei secolo successivi la posta iniziò ad essere trasportata attraverso le diligenze, che permettevano di condurre a destinazione grandi quantitativi di lettere, almeno fino all’avvento dei treni nell’Ottocento.
Queste reti di strade erano cosi fitte che nel Settecento nacquero una serie di guide turistiche con lo scopo di aiutare i viaggiatori a muoversi sulle strade della posta per usufruire delle zone di sosta delle diligenze. 
La prima linea regolare tra Milano e Roma fu inaugurata agli inizi del Seicento.
Solitamente il corriere partiva a orari prestabiliti da Porta Romana e aveva il compito di non fermarsi mai durante il tragitto, neanche per mangiare o per dormire, in quanto doveva assicurare  l’arrivo della corrispondenza a Roma nel minor tempo possibile.
I corrieri ordinari erano agli ordini dei corrieri maggiori, che venivano retribuiti in base alle lettere consegnate e gestivano il pagamento dei corrieri.
Con l’arrivo di Napoleone, che aveva capito l’importanza delle comunicazioni, il sistema postale milanese venne rivoluzionato con l’uso del telegrafo.
Dopo la restaurazione e il ritorno degli austriaci, la posta subì una diffusione capillare per tutto il Lombardo – Veneto assieme a due nuove grandi innovazioni: le lettere con ricevuta di ritorno e i vaglia.
 
buca lettere milano
 
Il Collegio Elvetico di Milano, dove si trova la cassetta, ha una storia che inizia verso la fine del Cinquecento, quando San Carlo Borromeo pensò a un collegio e seminario riservato agli studenti svizzeri da inviare in quel territorio che allora era al centro di numerosi movimenti eretici.
San Carlo non riuscì a realizzare il suo sogno, e soltanto agli inizi del Seicento l’architetto Fabio Mangone, per conto di Federico Borromeo, iniziò a progettare l’edificio dalla caratteristica forma a esedra rientrante, che accentuava la prospettiva della costruzione, oltre a rendere più agevole le manovre delle carrozze nello spazio antistante il collegio.
Nel 1786 il Collegio divenne sede del Governo austriaco e dopo l’arrivo dei Francesi ospitò il Senato del Regno d’Italia, per poi tornare in mano austriaca.
Dal 1872 il palazzo è la sede dell’Archivio di Stato di Milano, tra i più importanti d’Italia, con documenti che risalgono fino ai Longobardi.

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