Piazza Fontana e il tesoro nascosto

Curiosando nella storia meneghina, sono venuto a conoscenza di due fatti che adesso vi voglio raccontare. Uno ha per titolo “Piazza Fontana e il tesoro nascosto”, e l’altro “Il drago di Porta Orientale”. Inizio con la prima che, per dirla tutta, non è una storia di fantasia ma un fatto vero, con tanto di prove a testimoniarlo.dracma-padana

Tutti abbiamo studiato che i Galli o Celti, popolo era sceso nella nostra penisola e si era stabilito anche nella pianura padana e nella Milano dell’epoca. Questo popolo pare apprezzasse molto il metallo aureo e, poiché nomade, si portava addosso, a mo’ di collane, bracciali, monili vari e monete, tutto il metallo prezioso possibile. Quando decise di divenire stanziale, pensarono bene di cercare opportuni nascondigli dove celare i loro tesori, anche perché le scaramucce, guerre e guerriciole con i Romani erano sempre in calendario.

Alla fine del secondo secolo a.C., i Romani annientarono i Galli Cimbri alla confluenza del fiume Ticino con il Po. Fu l’occasione, per i soldati romani, anche loro non immuni dall’attrazione aurea, di cercare gli averi gallici, ma non riuscirono a recuperare gran che. Evidentemente il tesoro era stato celato davvero assai bene!

Tesoro che fu scoperto moltissimi secoli dopo, come il più sovente delle volte in maniera casuale, mentre si era in tutt’altre faccende affaccendati. E in tutto ciò, Milano che conta? Conta eccome, poiché tra i tanti luoghi in cui sono stati recuperati preziosi gallici, un tesoro, se pur non in grande quantità, fu recuperato anche nella nostra città nel 1936, esattamente all’angolo di Via San Clemente, nei pressi di Piazza Duomo e Piazza Fontana, e per questo definito il “Tesoro di Piazza Fontana”.

Il luogo non era ovviamente come lo vediamo oggi, ma al tempo della Mediolanum romana, la zona era più decentrata, tanto che nei pressi vi scorreva il fiume Seveso, un posto che ai Galli parve ideale per nascondere, ben profondo sotto terra, parte di un tesoro che, come detto, fu scoperto solo nel secolo scorso. Gli archeologi hanno catalogato quasi 400 dracme padane, parte in argento, con incisa in facciata una testa della dea Diana, e sul retro una bocca spalancata di Leone. La dea Diana, conosciuta anche come Artemide, protettrice degli animali selvatici e signora delle selve. I reperti hanno permesso una possibile datazione, essendo le monete coniate prima dell’anno cento a.C., cioè al tempo dell’invasione dei Cimbri.

La seconda storia si presta più alla leggenda che alla storicità documentabile, tuttavia ve la racconto ugualmente. Clicca qui per leggere il Drago di Porta Orientale.

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