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Storia di un quadro leggendario: il quarto stato di Volpedo

  • Redazione MilanoFree.it

Esistono opere che smettono di essere semplici dipinti per diventare icone universali, e "Il Quarto Stato" di Giuseppe Pellizza da Volpedo è una di queste. Ma la marcia solenne di quei lavoratori verso il futuro non è nata in un giorno: è il punto d'arrivo di oltre un decennio di lavoro, radicato nella terra lombarda e nelle lotte sociali di fine Ottocento.

Dietro la tela monumentale c'è un pittore di provincia diventato voce delle masse, una tecnica rivoluzionaria e una storia milanese fatta di sottoscrizioni popolari e traslochi tra i musei della città. Ecco la genesi, il significato e dove vedere oggi il capolavoro.

Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, con i lavoratori che avanzano in primo piano
"Il Quarto Stato" di Giuseppe Pellizza da Volpedo, oggi alla GAM di Milano

Dalla campagna a Brera: la formazione

Giuseppe Pellizza nasce a Volpedo, in provincia di Alessandria, il 28 luglio 1868, da una famiglia di proprietari terrieri. Il talento lo porta presto lontano dai campi: studia all'Accademia di Brera, diplomandosi nel 1887, poi prosegue la formazione tra Roma, Firenze — dove è allievo di Giovanni Fattori — e Bergamo. Un viaggio a Parigi alla fine degli anni Ottanta lo mette a contatto con la luce degli impressionisti, ma è il ritorno a casa a definirne la strada.

A Volpedo, Pellizza abbraccia le idee socialiste e decide di dedicare la propria pittura alle masse contadine e operaie. Non un atto di propaganda, ma una scelta meditata: usare la grande tradizione della pittura per raccontare chi, fino ad allora, non aveva mai avuto diritto di entrare in un quadro se non come comparsa.

La genesi in tre fasi

"Il Quarto Stato" non è un'opera isolata, ma il punto d'arrivo di una ricerca durata quasi dieci anni, scandita da tre versioni successive dello stesso soggetto:

OperaAnnoCaratteristiche
Ambasciatori della fame 1891-92 Veduta dall'alto, senso di azione ancora incompiuta.
Fiumana 1895-96 Compaiono la donna con il bambino e le figure che incitano alla marcia.
Il Quarto Stato 1898-1901 Versione monumentale, figure a grandezza naturale; modelli scelti tra concittadini e familiari.

La "Fiumana", che rappresenta la fase intermedia, è oggi conservata alla Pinacoteca di Brera: confrontarla con la versione finale è il modo migliore per capire quanto a lungo Pellizza abbia limato composizione e luce prima di arrivare al risultato definitivo.

Un'opera divisionista: tecnica e composizione

Con i suoi 293 per 545 centimetri, "Il Quarto Stato" è una tela enorme, con le figure quasi a grandezza naturale. Pellizza la dipinge secondo i principi del divisionismo: i colori non vengono mescolati sulla tavolozza, ma stesi puri sulla tela in una fitta trama di pennellate filamentose, lasciando che sia l'occhio a ricomporli. Verdi, rossi e blu sovrapposti costruiscono la calda luce solare che investe il corteo, conferendo all'insieme una modernità cromatica dirompente.

Sotto la superficie vibrante c'è però una struttura solidissima, frutto di numerosi cartoni preparatori. L'impianto della scena — i lavoratori che avanzano compatti da uno sfondo privo di riferimenti precisi, con tre figure in primo piano e la donna con il bambino sulla destra — è stato accostato dagli studiosi alla "Scuola di Atene" di Raffaello, di cui Pellizza studiò il cartone all'Ambrosiana. Per i volti il pittore usò modelli reali, tra cui la moglie Teresa, facendo del dipinto un autentico documento umano.

Il significato: chi è il "quarto stato"

Il titolo è una dichiarazione. Dopo i tre stati dell'Antico Regime — clero, nobiltà e borghesia — il "quarto stato" è la classe lavoratrice, che per la prima volta avanza al centro della scena come protagonista della storia. Nato in origine con il titolo "Il cammino dei lavoratori", il dipinto raffigura un gruppo di braccianti che marcia in segno di protesta, presumibilmente nella piazza di Volpedo, in un clima segnato dalle tensioni sociali di fine Ottocento e dalla dura repressione delle proteste milanesi del 1898.

Non c'è violenza nella scena, ma una determinazione calma: i tre in testa avanzano sicuri, quasi a trattare da pari. È questa fiducia nel progresso che ha reso l'opera un simbolo, ripreso infinite volte fino al cinema — basti pensare ai titoli di testa di "Novecento" di Bernardo Bertolucci (1976).

Il viaggio del quadro: da Volpedo alla GAM

Presentato alla Quadriennale di Torino del 1902, il dipinto rimase invenduto e fu accolto freddamente. Tutto cambiò nel 1920: in occasione di una mostra milanese, il critico Guido Marangoni promosse una sottoscrizione pubblica — un crowdfunding ai tempi in cui la parola non esisteva — sostenuta dal sindaco socialista Emilio Caldara. Quasi duecento sottoscrittori, dai banchieri agli artigiani, raccolsero le 50.000 lire necessarie e donarono l'opera alla città.

Da allora "Il Quarto Stato" ha attraversato la Milano del Novecento: dalla sala della Balla del Castello Sforzesco, a un periodo di oblio in deposito durante il fascismo, fino alla Sala della Giunta di Palazzo Marino nel dopoguerra, come simbolo della democrazia ritrovata. Nel 1980 entrò nelle sale della Galleria d'Arte Moderna dedicate al divisionismo; dal 2010 aprì il percorso del nuovo Museo del Novecento. Dal luglio 2022, infine, è tornato alla GAM, in un allestimento che lo espone senza vetro di protezione, per ammirarne la tecnica anche da vicino.

L'opera che lo ha reso eterno non gli diede, in vita, alcuna soddisfazione. L'accoglienza fredda e la fatica di affermarsi pesarono sull'animo del pittore. Il colpo definitivo fu la morte della moglie Teresa, scomparsa di parto insieme al figlio nel 1907. Incapace di reggere il dolore, Giuseppe Pellizza da Volpedo si tolse la vita nel suo studio il 14 giugno 1907, a soli 38 anni.

Dove vedere "Il Quarto Stato" oggi

Il capolavoro è esposto alla Galleria d'Arte Moderna (GAM) di Milano, in Via Palestro 16, all'interno della Villa Reale, a due passi dai Giardini Pubblici di Porta Venezia. La GAM si raggiunge facilmente con la metro (Palestro e Turati, linea M3) e con diverse linee di tram e bus. Vale la pena dedicare qualche minuto a osservare la tela da lontano e poi avvicinarsi, per cogliere la trama delle pennellate divisioniste che da vicino si scompongono in puntini di colore.

Domande frequenti

Dove si trova oggi "Il Quarto Stato"?

Alla Galleria d'Arte Moderna (GAM) di Milano, in Via Palestro 16. Vi è tornato nel luglio 2022 dopo oltre un decennio al Museo del Novecento.

In cosa differisce la "Fiumana" dal "Quarto Stato"?

La "Fiumana" (1895-96), conservata alla Pinacoteca di Brera, è la fase intermedia: presenta varianti nelle figure laterali e nella dinamica del corteo rispetto alla versione finale, monumentale, del 1898-1901.

Perché si chiama "Il Quarto Stato"?

Perché rappresenta la classe lavoratrice, il "quarto stato" che si aggiunge ai tre dell'Antico Regime (clero, nobiltà e borghesia), avanzando per la prima volta al centro della scena.

Chi sono i personaggi in primo piano?

Pellizza usò come modelli i suoi concittadini di Volpedo e i familiari; la donna con il bambino sulla destra è un ritratto della moglie Teresa.

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