Alberi, Antropocene e clima: quando la natura ci chiede di rallentare

Si parla continuamente di come il clima stia cambiando e si ripete che siamo vicini al collasso ambientale. Le tragedie che hanno colpito alcune nostre regioni dovrebbero far riflettere tutti: qualcosa non sta funzionando più. Forse è arrivato il momento di tornare a un ritmo naturale del vivere e del produrre umano.
Letteratura e natura: come ci connettiamo al mondo
La letteratura ha anche questo compito: raccontare come noi, piccolissimi umani, ci connettiamo al nostro ambiente, come interpretiamo i segni e soprattutto come reagiamo emotivamente, tra sogni e paure, nel fragile passaggio tra nascita e morte.
Dentro questo passaggio, il romanzo Il sussurro del mondo di Richard Powers prova a darci una mappa simbolica: Radici, Tronco, Chioma, Semi. Un indice che già suggerisce una domanda: che cos’è, oggi, il mondo nell’era dell’Antropocene?
Gli alberi come memoria culturale
Gli alberi, per millenni, sono stati più di un elemento del paesaggio: luoghi di culto, presenze simboliche, “custodi” di racconti. La tradizione li ha immaginati come protettori, dimore di spiriti, compagni silenziosi della vita umana.
La letteratura italiana li ha spesso trasformati in protagonisti: alberi che parlano, boschi che custodiscono segreti, paesaggi che rispecchiano il nostro modo di stare al mondo. In tante storie, l’albero è un confine sottile tra ciò che siamo e ciò che potremmo essere.
“Ci vuole un fiore”: una lezione semplice e ancora attuale
Come si spiega ai giovani – e forse anche ai meno giovani – l’importanza del clima e del nostro impatto? A volte basta una canzone. Nel 1974 Gianni Rodari scrisse i testi per “Ci vuole un fiore” (Sergio Endrigo, musiche di Luis Bacalov): un brano conosciuto da grandi e piccoli che, con un gioco di trasformazioni, ricorda che ogni cosa nasce da qualcos’altro e che la natura è una catena di relazioni.
In altre parole: ciò che costruiamo (anche le cose “banali” di ogni giorno) passa sempre da un equilibrio più grande, che non possiamo dare per scontato.
Cos’è un albero?
Bruno Munari lo riassume con una definizione poetica: “Un albero è una lenta esplosione di un seme…”
E poi aggiunge un consiglio pratico, quasi da laboratorio: quando disegni un albero, ricorda che ogni ramo tende a essere più sottile del precedente e che il tronco si divide e si ramifica, ancora e ancora, fino a formare l’intera chioma. È un modo semplice per ricordare che la natura non è mai “statica”: è crescita, adattamento, direzione.
Il bosco come voce
Passeggiando tra i boschi, nel silenzio, tornano spesso in mente parole che ci aiutano a vedere meglio. Mauro Corona racconta che gli alberi sembrano avere un carattere, una risposta, un modo diverso di “stare” nello spazio: alcuni resistono, altri si piegano, altri ancora si lasciano modellare dal vento e dalla neve.
“Osservando e ascoltando con attenzione il creato è possibile udire la sua voce.”
Mauro Corona
È un’idea bellissima: non perché gli alberi parlino come noi, ma perché ci insegnano un linguaggio fatto di segni, di forme, di ferite e di resilienza. E forse, proprio adesso, abbiamo bisogno di tornare a quel linguaggio.
Come fare un albero?
Domanda curiosa anche in psicologia: cosa significa disegnare un albero? In molte letture, l’albero disegnato diventa una proiezione di chi lo traccia: la parte inferiore richiama radici e origine; la parte superiore parla di espressione verso l’esterno, di futuro, di relazione con il mondo.
Munari, invece, propone anche un esercizio manuale (dal suo libro Disegnare un albero, Corraini): un metodo di tagli successivi che, da un foglio, genera tronco e rami fino a ottenere sottili “fili” di carta. Un modo per ricordare che un albero è struttura, ma anche infinita variazione.
Una domanda finale
Le culture antiche hanno riconosciuto negli alberi una simbologia capace di connettere immaginario, archetipi, energie e spiritualità. Nel tempo, questa simbologia ha preso forme diverse, ma non è mai scomparsa: Albero della Vita, Albero della Conoscenza, Albero dell’Universo.
In tempi più recenti, anche la psicologia ha osservato come l’immagine dell’albero possa comparire nei momenti di crisi come figura di sostegno e crescita interiore.
E allora ti lascio una domanda semplice, che apre una riflessione:
Se tu dovessi essere un albero, come ti disegneresti?
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