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Emergenza Coronavirus: l’Europa darà i Fondi strutturali all'Italia?

carmine pacenteDomani si apre una settimana cruciale. Siamo infatti alla vigilia dell’Ecofin (riunione dei Ministri finanziari dell’UE).

Giovedì 26 è previsto il Consiglio dei Capi di Stato e di governo. Sul tavolo ci sono le proposte della Commissione europea. Tra esse anche fondi strutturali per l’Italia contro il Covid. Cosa faranno gli Stati membri ?

Ne parliamo con Carmine Pacente, esperto fondi UE.

  

Tra le proposte dalla Commissione europea, 11 miliardi di fondi Ue per l’Italia contro il coronavirus ? 

E’ una delle proposte annunciate dalla Presidente della Commissione europea Ursula Von der  Leyen. Sono i fondi europei che l’Italia non ha utilizzato fino al 2020, per creare sviluppo nelle nostre regioni e nei nostri territori. Dovrebbe quindi riprogrammarli. La Commissione ha proposto di destinarli per combattere l’emergenza del covid-19 e di farli utilizzare con la massima flessibilità, nei settori in cui saranno più utili. In settimana dovrebbe arrivare l’ok definitivo.

L’Italia riuscirà a utilizzarli per il covid-19, visto che non è riuscita a utilizzarli - negli anni scorsi - per le loro finalità ordinarie ?  

Aspettiamo che la proposta si concretizzi. Poi verificheremo quali saranno le modalità di attuazione. In ogni caso vigileremo, come e più di prima.  Sono molto sensibile rispetto al tema. 

La Commissione ha sospeso il Patto di stabilità, propone fondi strutturali, l’utilizzo del MES contro il virus, un fondo di disoccupazione e altre misure importanti! Perché cresce il sentimento anti europeo? 

Secondo me i motivi sono tanti. Ne cito 2. 

Il primo: c'è troppa confusione tra competenze e responsabilità nazionali,  e competenze e responsabilità europee. Questo è accaduto sul tema della salute. Ma vale su tutto il resto. Questo stato di confusione generale è  poi alimentato da chi ne  approfitta per picconare l'Unione europea. In questo momento è semplice e  irresponsabile. 

Il secondo: gli Stati europei hanno proceduto in ordine sparso. Anche qui i cittadini attribuiscono la responsabilità alle istituzioni europee che però non c'entrano nulla. Anzi la Commissione sta cercando di spingere gli Stati a lavorare insieme, proprio come chiedono i cittadini. 

E sa qual è il paradosso ? 

No, qual è il paradosso? 

Che alla fine di questa emergenza, il sentimento  popolare rischia di indebolire proprio la Commissione e le istituzioni europee che stanno facendo ciò che i cittadini chiedono. E rischia invece di rafforzare gli Stati nazionali, responsabili di questa situazione.  Come dire, indebolisco i miei alleati e rafforzo i miei “nemici”. 

Come ne usciamo? 

C’è, giustamente, timore e rabbia di fronte a un’emergenza molto seria. Il rancore è crescente e trasversale. Una parte della politica lo strumentalizza. Speriamo non divampi l'incendio . 

Come spegniamo il focolaio?

Uno dei pochi estintori sarebbe rafforzare la Commissione e le altre istituzioni europee. La Presidente Von der Leyen sta esercitando molto bene il suo ruolo ma  la sua azione rischia di essere indebolita e isolata. 

Indebolita dagli Stati nazionali. Su  ogni questione c'è stato e c’è un braccio di ferro: dalla sospensione di Schengen con la chiusura dei confini; alla minaccia di procedure di infrazioni per la fornitura di mascherine. L’ultimo episodio si è verificato   con Polonia e Repubblica Ceca. Ma gli esempi si sprecano.  Isolata dall'opinione pubblica che è confusa, impaurita e strumentalizzata. 

A proposito di Polonia e Repubblica Ceca, hanno “dirottato” la fornitura di mascherine destinata all'Italia ?   

Si. E’ un altro esempio di ciò che stavo dicendo, di un inaccettabile egoismo nazionale. Due Stati del cosiddetto blocco di Visegrad, che hanno molto beneficiato dell’Unione europea, “dirottano” la fornitura di mascherine destinate all'Italia. E’ del tutto evidente che così non può funzionare. 

E se per caso saltasse l'Unione europea ?  

Spero di no. A pagare saremmo tutti ma soprattutto gli Stati più deboli, compresa l’Italia. Chi è più molto più forte degli altri, ha molto meno bisogno degli altri.  

Per esempio può permettersi di annunciare un piano da 550 miliardi di euro di garanzie e prestiti, e "sostegno illimitato" alle proprie imprese; ha una poderosa organizzazione sanitaria con 28mila posti di terapia intensiva e tanto altro. Spesso per meriti propri, sia chiaro. Anche se l’incendio non risparmierebbe nessuno. 

Un messaggio di speranza ?  

La speranza è che la strumentalizzazione politica di questa vicenda serva, per chi la pratica, soltanto  a raccogliere consenso elettorale. E non per far saltare tutto. Ogni persona consapevole e responsabile sa bene che da soli non andiamo lontano.  

Poi c’è l’utopia.  

Qual è l’utopia? 

Che il Covid19 insegni alla mia generazione che abbiamo due opzioni di fronte. 

La prima è fare l’Europa, questa volta per davvero. Attribuendo poteri “reali” alle istituzioni di Bruxelles. Per non dover costringere, la prossima volta, la Presidente Von der Leyen a dover inseguire Polonia, Repubblica Ceca, Francia, Germania o qualsiasi altro Paese, senza avere strumenti adeguati. La seconda opzione invece è arretrare e ritrovarci, TUTTI, ancora più soli, deboli e in emergenza, di fronte alle grandi sfide che arriveranno. Terreno di conquista di qualcuno che oggi dice soltanto di volerci aiutare. 

Come finirà? 

Sarà una bella sfida. I primi segnali arriveranno o non arriveranno dagli Stati la prossima settimana, dalle riunioni dell’Ecofin e dei Capi di Stato e di Governo. Ora tocca a loro.

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