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Emergenza Covid nel calcio: squadre dilettanti in crisi e bimbi “fermi”

Il mondo del calcio sta vivendo una situazione di incertezza, come altri sport per un quadro epidemiologico in costante mutamento.

Con il nuovo Dpcm sono consentiti ‘soltanto gli eventi e le competizioni sportive, riconosciuti di interesse nazionale, nei settori professionistici e dilettantistici, dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato italiano paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva".

Nello sport dilettantistico e giovani lo scenario è differente:

  • La Serie D, quarto livello del calcio italiano, dovrebbero infatti essere sospese per il mese di novembre in attesa che la curva dei contagi migliori;
  • Eccellenza, categorie inferiori, non reputati di interesse nazionali, divisi in gironi regionali sono fermi;
  • In bilico anche il Torneo Primavera, con diverse gare rinviate (sei su otto).

La sospensione dei campionati accompagnata dagli stadi vuoti ha generato una perdita per i primi nove mesi per una cifra superiore ai 600 milioni (di cui 360 per gli stadi chiusi).

Tutto l’indotto è a pezzi e le mancate partnership, stimate in 260 milioni di perdite.

Ma il calcio non è solo una macchina che genera ricchezza, sebbene nell’ immaginario collettivo abbia assunto connotazioni negative: c’ è una parte del paese che crede ancora nel calcio, come attività svolta per passione, per amore o per la rigenerazione della mente e del fisico.

C’è una categoria di calciatori, attualmente ferma, che va tutelata perché sarà il nostro futuro per la nostra nazione e calcisticamente la “NAZIONALE”:  i nostri bambini sono fermi nell’attesa di tempi migliori.

Oggi abbiamo voluto chiedere al Mister Francesco Nativo dei Santi Martiri di Legnano di raccontarci, come si sta vivendo questo momento nel calcio.

Mister come state vivendo questo momento come società di calcio?

Purtroppo il momento è abbastanza grigio, mesi di preparazione e di adeguamento alle norme e poi veder svanire tutto: questo ci lascia con l'amaro in bocca, a partire dai dirigenti sino a noi allenatori, comprese le famiglie e i nostri piccoli calciatori. 

Poi c 'è anche l’aspetto più “materiale, quello economico” e il danno è non indifferente.

Comunque resistiamo, legati alla speranza che tutto torni il prima possibile alla normalità'

Questi continui “stop e go” come incidono sugli allenamenti di calcio, a livello di preparazione?

Dal mio punto di vista (cioè di un allenatore) questo è il punto più grave, anche perché sono bambini e come nella didattica scolastica, questo crea degli scompensi anche nell'ambito sportivo, nuocendo alla crescita del bambini, in quanto quello trasmesso nei mesi precedenti, va ripreso, in quanto si tratta  degli anni della formazione.

Che consigli da a ragazzi per non perdere il tocco della palla? Qualche suggerimento o piccolo esercizio?

Ai nostri piccoli atleti, nel primo lockdown davamo esercizi sotto forma di sfida tra di loro, da fare a casa.

Esempio fare palleggi oppure abbiamo consigliato l’uso del pallone con l’elastico da adoperare anche all'interno delle mura domestiche.

Che sensazioni le trasmettono i ragazzi?

Quando li sento, avverto la loro voglia di tornare nel campo a prendere a calci il pallone.

Vuole mandare un messaggio a tutti ragazzi che amano il calcio, e che aspettano la ripresa?

Abbiate pazienza e coltivate dentro di voi la voglia di giocare a calcio, finché non ci sarà la possibilità di riprendere a farlo.

Guardate le fotografie fatte insieme o i piccoli video; purtroppo ora c’è solo il calcio in tv,

“Comunque nutritevi di calcio”.

 

Domanda per sdrammatizzare: si ispira più alla zona del buon vecchio Niels Liedholm, lamarcatura a uomo stile Trap, oppure lo stile di Oronzo Canà?

Direi che mi adeguo molto ai bambini che ho la fortuna di allenare, usando “una bizona mista….”

Auguriamo ai nostri bimbi un ritorno sul campo per coltivare il loro sogno.

Quando eravamo ragazzi e ci bastava una palla per sentirci invincibili, una squadra per sentirci uniti e un lembo di terreno per sognare l’impossibile.
Lo chiamavamo calcio ed era bellissimo.
(Fabrizio Caramagna)
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