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Molto di più di una canzone: il cantautore Giancarlo di Muoio racconta Gerry, un padre scomparso sul lavoro

Quotidianamente leggiamo di incidenti e tragedie che non hanno fine e che non possono essere ricordate esclusivamente in una giornata. Oggi parliamo del cantautore Giancarlo Di Muoio che ha vissuto in prima persona la morte sul lavoro del papà Gerry, in Bulgaria, nel marzo 2020.  

Nel suo brano "Gerry" racconta in musica come una perdita possa diventare forza per ritrovare la strada. "Gerry" è un seme che cade nella terra, così come ogni morto che cade vittima sul lavoro dovrebbe diventare, per tutti noi, un monito per ritrovare la forza e la determinazione affinché certe tragedie non accadano più.

Giancarlo, che ha collaborato con Fabio Concato, è un musicoterapeuta ed è impegnato nel sociale.

Da bambino, amavi il calcio mentre tuo padre ti portava verso la passione per la musica. Come sei diventato un cantautore?

Io ho sempre giocato al calcio nelle serie minori, nei dilettanti e anche nei campionati fino a 26 anni. Poi mi sono trasferito a Milano. Parallelamente al calcio, a 6 anni ho iniziato a studiare pianoforte perché mio padre era un ex musicista e voleva che suo figlio imparasse a suonare uno strumento musicale. A13 anni ho iniziato a scrivere canzoni: una vita dentro ed attorno la musica.

Nel tuo precedente singolo Amico mio, hai scelto Fabio Concato per collaborare. Come è nata questa idea?

Era il 2009 e lavoravo come terapeuta a Milano. Avevo fatto sentire questa canzone ad un' amica presidentessa della comunità in cui lavoravo e lei se ne era innamorata.

Dopo averla sentita mi ha proposto di farla ascoltare a Fabio Concato, che era un suo amico ed è nato tutto così.

Ho mandato il brano a Fabio e gli è piaciuta molto.  Mi ha risposto subito e ha voluto fare qualcosa con me. Da quel momento è iniziato la mia carriera come cantautore.

E’ stata un’esperienza davvero molto importante da un punto vista di formazione sia professionale sia sul palco partecipando  ad alcuni concerti di Fabio come ospite.

Grazie all’amicizia ci ha legati, la mia scrittura è divenuta più consapevole.

concato di muoio

Hai scritto un pezzo dedicato al Sindaco pescatore Angelo Vassallo, tragicamente scomparso in un omicidio. Ti definisci un cantante impegnato?

Il sindaco Vassallo è morto il 5 settembre 2010, mentre ero in promozione con il singolo “Amico mio” e ho sentito vicino questa cosa. Io sono originario di quel territorio e questa tragedia mi ha scosso, come tanti italiani.  Ho scritto questo brano nel 2010 ed è stato pubblicato nel 2016 in una tripla forma, nel senso che è uscito nel 2016 lo stesso brano, ma anche il film con Sergio Castellitto e la trasposizione teatrale con Ettore Bassi.

Con Ettore Bassi abbiamo collaborato assieme in alcune occasioni lui ha presentato il progetto teatrale, mentre io quello musicale, come  nel Cilento: una volta a Castellabate e una volta ad Acciaroli (che è il paese del sindaco Angelo Vassallo).

Venendo ai giorni di oggi, hai scritto un singolo dopo la perdita di tuo papà. Raccontaci come è nato questo pezzo.

Io stavo già scrivendo il mio nuovo album “Sulla strada” che uscirà a fine 2022, però mancava un pezzo e quindi stavo cercando tra i brani che ho scritto nel tempo, un pezzo che potesse chiudere il disco.

Nel marzo 2020 vivevamo un periodo delicato per tutti noi e per tutto il mondo per via della pandemia. E poi è successo questo episodio molto doloroso per la nostra famiglia, ma soprattutto per come è accaduto: un incidente sul lavoro in Bulgaria, aggravato da tutto l’iter burocratico per portare papà a casa.

La musica mi ha aiutato ancora una volta ed è venuta fuori una canzone che per la prima volta è come se non fosse stata scritta da me, ma suggerita da qualcosa che non riesco a spiegarmi.

Però ero un po’ riluttante nel pubblicarla, ma mia madre mi ha ricordato le ultime cose che mio padre mi ha detto l’ultima volta che l’ho visto.

Lu mi spingeva sembra a fare di più, a percorrere la strada del cantautore.

Mio padre era una persona molto solare, amata da tutti, mentre invece sono più timido.

Lui mi diceva che stava avendo una carriera importante di nicchia, avendo collaborato con artisti di un certo peso, però mancava qualcosa e questa cosa mi ha spinto a pubblicare Jerry, che per me è stata una rinascita avendo toccato con mano il dolore.

Da quella ferita diciamo sto tracciando una nuova strada da seguire e quindi la musica che è uno strumento straordinario sia per me, ma anche per tutti noi anche nel quotidiano, mi dà la possibilità di poter portare mio padre in giro per l’Italia. Questa cosa mi rende orgoglioso e consapevole della fortuna di aver avuto un padre così.

jerry lago

In video su you tube di “ Jerry” c’è  un’  immagine di un bambino con un palloncino che vola verso l’alto,  come è nata questa idea?

Quella cover è stata fatta da una grande illustratore che si chiama Adriano Merigo, che ho conosciuto tramite Fabio Concato. Tra l’altro Adriano ha fatto  un video cartonato di Concato che si chiama L’Umarell con il quale Fabio havinto l’Ambrogino d’oro.

Progetti futuri musicali, come sarà il nuovo album?

Si chiamerà “Sulla strada” dove noi incontriamo come essere umani, la gioia, i dolori, le soddisfazioni, l’amore. L’album si potrà acquistare su tutte le piattaforme digitali.  Ma stiamo pensando di fare anche dei vinili numerati, visto che ora va di moda questo formato. C’è questa idea con la casa discografica. 

Come ti vedi da grande, farai il cantautore o il medico?

Io realtà mi diverto molto così, io il pomeriggio lavoro con i ragazzi e poi la sera mi trovo a fare i concerti con i ragazzi e gli adulti. Sono contento di quello che sto facendo, anche perché i ragazzi mi portano tanta ispirazione. Sono molto diretti, non hanno filtri e quindi imparo molto da loro. Ad oggi mi piace molto il mestiere e porto avanti entrambi.

La musica è un linguaggio universale, tocca le emozioni più disparate. Se ascolti una canzoni ti farà ricordare quella cosa che ti è successa, lavora sulle emozioni. Come diceva Aristotele è il linguaggio dell’anima ed è quello che io faccio: la canzone è un testo, la musicoterapia  lavora senza testo ed è un po’ questa la differenza. Lo strumento è sempre lo stesso ed è il linguaggio delle emozioni.

Come scrivi le tue canzoni e quali sono le tue influenze musicali, cosa ascolti?

Io scrivo prettamente con il pianoforte che è il mio strumento principale, ma anche con la chitarra.

Io ho amato molto i cantautori italiani: il mio primo amore è stato Battisti, poi apprezzato tantissimo De Andrè e Fabio Concato.

Le influenze di oggi? Io ascolto  musica di vario genere, ma ora mi sto concentrando su un cantante che amo molto come Glen Hansard, che è un artista irlandese e sto ascoltando folk  come Damien Rice, Lisa Hannigan. Tutto questo mi ha aperto la strada da seguire.

Glen Hansard si esibisce con Eddie Vedder dei Pearl Jeam, ha suonato con Bruce Springsteen ed è stato premio oscar nel 2008. E ‘ uno semplice, che si  è fatto da solo. A 13 ha iniziato a suonare per la strada e lo fa tutt’ora anche se è famoso.

Essere diretto e suonare in qualsiasi situazione lui si trova:  questa particolarità l’amo e la sento anche io se mi trovo davanti a 3, 10, 1000 persone. Provo la stessa emozione.
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