Ricordando Don Giussani a 14 anni dalla morte

Il 22 febbraio 2005 moriva Don Luigi Giussani, fondatore di Gs che, in seguito, si tramutò in Comunione e liberazione.
Ai suoi funerali, tenutisi due giorni dopo nel Duomo di Milano, parteciparono migliaia di persone, nella cattedrale e in piazza. Le esequie erano presiedute dal cardinal Ratzinger, che di lì a poco sarebbe salito al soglio pontificio.
Ma chi era don Gius, come lo chiamavano famigliarmente i suoi ragazzi? Un sacerdote fuori dal comune, che seppe intercettare le domande dei giovani e proporre loro un percorso di fede capace di incidere nella vita di tutti i giorni.
Iniziò la sua avventura come insegnante di religione al liceo classico Berchet di Milano, una scuola dalla marcata laicità, frequentata allora dai rampolli della buona borghesia meneghina. In essa si confrontavano schieramenti diversi e il mondo cattolico faticava a esprimere una presenza riconoscibile, finché il prete brianzolo non intercettò un gruppetto di studenti e li provocò al confronto pubblico. La mattina seguente, in un'assemblea, dopo gli interventi dei portavoce dei gruppi più consolidati, si alzò un ragazzo, dicendo: «Noi cattolici…»; e da lì iniziò una presenza che durò decenni.
La formazione che si ispirava a don Giussani, chiamata Gioventù studentesca, venne segnata dai profondi cambiamenti culturali del Sessantotto e, dopo alcuni anni di riflessione, mutò nome in Comunione e liberazione, mantenendo però le stesse aspirazioni ideali.
Pur non dotato di particolare potenza vocale, don Giussani riusciva a coinvolgere le persone con la sua parola, spesso densa e impegnativa, capace però di toccare corde profonde in chi lo ascoltava.
Il suo contributo più originale fu quello di mettere al centro l’idea che il cristianesimo non è anzitutto un insieme di precetti, ma l’incontro con un fatto e con una Presenza, una Rivelazione, capace di generare un nuovo modo di guardare sé stessi e il mondo.
Nelle scuole gli studenti di Comunione e liberazione cercarono di vivere questa proposta di fede nel dialogo e nel confronto con i coetanei, in anni spesso segnati da tensioni e contrapposizioni ideologiche.
Col tempo, alcuni aderenti di Comunione e liberazione scelsero anche l’impegno sociale e politico. Come spesso accade nella storia dei movimenti, non tutte le scelte successive furono esenti da difficoltà e discussioni, e il rapporto fra carisma originario e sviluppo nel tempo rimane ancora oggi oggetto di riflessione.
Al carisma giussaniano si richiamano ancora oggi numerosi operatori della comunicazione, dirigenti, insegnanti e impiegati, che nel suo insegnamento trovano un riferimento umano e spirituale.
A quattordici anni dalla scomparsa, resta nella memoria una figura carismatica che ha lasciato un segno nella Chiesa e nella società, al di là dei convincimenti personali. Don Giussani ha qualcosa da dire anche ai nostri giorni; se non altro, a ricordare a tutti, e in particolare ai suoi figli spirituali, che l’incoerenza non è una virtù.
Gaetano Tirloni
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