El ciccolattee

cioccolataioEl ciccolattee era il cioccolataio, che nella sua bottega faceva la cioccolata per la gioia di grandi e piccini.

"La gh'è pù, la gh'è pù; spazzada anch lee
la botteghetta del ciccolattee.
Quj botteghitt scur scur, quj bus de ratt
dove andaven a bev el ciccolatt,
prima che 'l so el spontass, i noster vecc...
Quj cogomitt de ramm, lùster 'me specc..."
(G. Bolza)

La particolarità dei negozi dei cioccolatai rispetto ad altri era data dalle insegne che non erano appese ma semplicemente appoggiate alle pareti esterne, di fianco all'ingresso ed avevano lo scopo di invogliare i passanti all'acquisto o alla consumazione.
Alcune rappresentavano uomini neri delle piantagioni centro-americane; altre raffiguravano a grandezza naturale i muscolosi, talvolta baffuti e barbuti garzoni che, con fatica, lavoravano la pasta di cacao.

"E quii ciccolattee cont pitturada
La figura d'on omm cont i brasc biott
Masnand el ciccolatt cont el borlott..."
(O. Chiesa)

La locuzione milanese "Fà ona figura de ciccolattee", fare una figura da cioccolataio, secondo alcuni deriverebbe da queste figure dipinte malamente da principianti e rovinate dalle intemperie; secondo altri dall'aspetto succube dei negri; secondo altri dalla faccia impiastricciata dalla polvere di cioccolato e dal sudore dei garzoni che lavoravano in mortai aperti.

(da “I mestee de Milan”)

Fare la figura del Cicculatee

Questa tipica espressione meneghina significa fare una figura da cioccolataio, ossia fare una figuraccia.  Ma, qual è l'origine di questa espressione?

Sembra che "fare la figura del cioccolataio" sia nata a metà del ‘700 a Torino per colpa di un mastro cioccolataio che andava in giro per la città con una carrozza trainata da ben 4 cavalli quando invece all'epoca anche i nobili erano soliti utilizzare carrozze trainate da soli due cavalli. Una vera e propria aria di disfida è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso ed arrabbiare il Duca Carlo Felice che convocò il cioccolataio snob invitandolo a smettere di ostentare abitudini reali in quanto il re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme non poteva permettersi di fare “una figura da ciculatè”. Sembra proprio che per evirare che scambiassero la carrozza del cioccolataio con quella del re, il Duca Carlo Felice fece allestire una carrozza ben più lussuosa e regale di quella dell'arricchito cioccolatiere affermando: “Quando esco con la carrozza non voglio fare la figura di un cioccolataio!”.

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