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Chi era Carlo Castellaneta, lo scrittore che amava Milano

carlo-castellanetaNon solo un grande scrittore, che già vuol dire molto, ma un intellettuale completo, di quelli “alla Pasolini” o “alla Vittorini”, a cui peraltro doveva la sua ascesa. Carlo Castellaneta, la cui fama non ha mai toccato l’apice della popolarità sebbene l’inesausta attività letteraria e culturale a favore soprattutto di Milano, la sua città, è morto sabato all’età di 83 anni. 

Come accade spesso, la scomparsa di un artista non così famoso seppur importante, finisce col diventare un’occasione per fare la sua conoscenza. 
Innanzitutto Carlo Castellaneta, nato a Milano l’8 febbraio del 1930, è stato un narratore molto prolifico, pur tenendo sempre alta la qualità del suo scrivere. 49 opere in prosa, tra romanzi, racconti e saggi, di cui undici espressamente dedicate alla sua città
 
- Storia di Milano
- Da un capo all’altro della città
- Una città per due
- La mia Milano
- Milanesi si diventa
- Amare Milano
- Navigli
- Porta Romana bella
- Nostalgia di Milano
- Il dizionario di Milano
- Scrittore in Milano
 
Le quali sono confluite nella ponderosa summa Dizionario milanese in 600 lemmi
 
Il suo romanzo d’esordio, Viaggio col padre, risalente al 1958, è stato quello in assoluto più acclamato, seguito poi da Una lunga rabbia, del 1961, e da Notti e nebbie, del 1975 (da cui è stato tratto pure uno sceneggiato televisivo omonimo diretto da Marco Tullio Giordana), ed è stato pubblicato da Mondadori, presso cui Castellaneta era correttore di bozze, per volere di Elio Vittorini, noto per essere un talent scout infallibile (a lui si deve la scoperta di Calvino e Fenoglio). 
Lui ed il più conosciuto Elio avevano molto in comune: l’adorazione per Milano, in cui il primo era nato e in cui il secondo si era trasferito ancora giovanissimo dalla Sicilia, la conduzione parallela di attività letteraria ed editoriale (Castellaneta fu direttore della rivista Storia Illustrata e Vittorini di diverse collane per Einaudi, Bompiani e Mondadori appunto), gli stessi modelli di riferimento (la narrativa americana), ed una scrittura fortemente lirica, elegiaca, sempre molto nostalgica
 In Castellaneta l’amore unito al ricordo e al mistero è protagonista costante, talvolta espresso con toni delicati, talvolta in forma più cruda, tuttavia sempre indagato dal di dentro, a scoprirne i legami con l’infanzia o la sua incomunicabilità. 
 Non solo prosa, comunque, ma anche articoli, sia in qualità di caporedattore sia di inviato speciale, per la Domenica del Corriere, Epoca, Avanti, Unità, Il Giorno e per il Corriere della Sera. La sua vicinanza al mondo dell’arte e la sua immersione nel milieu culturale della città lo fecero nominare, inoltre, presidente del Museo Teatrale alla Scala
 Castellaneta amava Milano al punto da trovarne somiglianze col Friuli nel quale si era trasferito negli ultimi anni per motivi di salute, sosteneva infatti che l’essenzialità degli abitanti, la mancanza di ogni retorica, fosse la stessa. 
 In ogni caso, in una delle sue ultime interviste, Castellaneta tenette a precisare che avrebbe voluto essere ricordato solo come un cronista del suo tempo.
 E della sua città.

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