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I Martinitt: storia dell'orfanotrofio degli orfani di Milano

Orfani dei Martinitt in divisa in una foto storica milanese
I Martinitt, gli orfani di Milano, in una storica immagine.

Voglio raccontare, sia pure brevemente, un pezzo della nostra storia milanese che non deve cadere nell'oblio: quella di un'istituzione che è per la città un onore, i Martinitt, l'orfanotrofio maschile che per quasi cinque secoli ha dato un futuro ai bambini abbandonati di Milano.

San Girolamo Emiliani e la nascita

Tutto ebbe inizio con il nobile Girolamo Emiliani (o Miani), patrizio veneziano avviato alla vita militare. Dopo la prigionia di guerra — da lui vissuta come una liberazione miracolosa — maturò una profonda conversione religiosa: devolse i suoi averi ai poveri, si dedicò agli orfani e fondò la Compagnia dei Somaschi, l'ordine dedicato alla loro cura. Sarà poi proclamato santo.

Della sua opera venne a conoscenza il duca di Milano Francesco II Sforza, l'ultimo della dinastia, che si fece patrono dell'iniziativa: nel 1532 mise a disposizione un edificio per radunare gli orfani milanesi. La prima sede fu una casa nei pressi della chiesa di San Sepolcro; con l'aumento dei ragazzi si passò poi a uno stabile più ampio nella zona dell'attuale via Manzoni, all'angolo con via Morone.

Perché si chiamano Martinitt (e le Stelline)

Il nome nasce dall'oratorio di San Martino che sorgeva accanto all'istituto: gli ospiti divennero così i "Martinitt", i "piccoli Martino" nel dialetto meneghino. Per le bambine il destino e il nome furono diversi: la cura delle orfanelle fu presa sotto la protezione dei Borromeo, e il cardinal Federico Borromeo destinò loro l'edificio legato al monastero di Santa Maria della Stella. Da lì il nome, più poetico, di Stelline (Stellinn); dal 1753 ebbero un collegio interamente dedicato.

Attraverso i secoli: traslochi, Napoleone, le Cinque Giornate

Immaginiamo cosa volesse dire, a quei tempi, essere orfani o abbandonati: la fame, la strada, con tutto il peggio che ne conseguiva. L'istituto offriva invece un tetto, di che vestirsi e soprattutto un'istruzione e un mestiere. Nel 1772, per disposizione di Maria Teresa d'Austria, i Martinitt lasciarono via Manzoni per il convento di San Pietro in Gessate, dove i ragazzi restavano fino ai diciotto anni imparando a leggere, scrivere e a esercitare un mestiere. Poi arrivò Napoleone, che trasformò quella sede in ospedale militare; passata la bufera napoleonica, i Martinitt fecero ritorno nell'antica sede.

casa dei martinit demolizione

Di quei ragazzi non si può non ricordare l'eroica partecipazione, come staffette tra una barricata e l'altra, alle Cinque Giornate di Milano del 1848. Nel 1884 nacque la Società di Mutuo Soccorso degli ex Martinitt, segno di un legame che durava ben oltre gli anni dell'istituto.

La vita in istituto: la divisa e le camerate

Appena entrati, i ragazzi erano sottoposti a una visita medica; superata quella, al magazzino ricevevano lenzuola, coperte e la divisa, con la severa raccomandazione di tenerla sempre in ordine e di non perderla. Era composta da pantaloni di panno con una striscia rossa lungo il fianco, una camiciola, un cravattino rosso, le calze, un paltoncino sopra il ginocchio e un berretto con visiera, su cui figuravano uno stemma e il numero di matricola. Quello stesso numero andava cucito su ogni indumento, per non confondere le proprie cose con quelle degli altri. Le camerate erano stanzoni con più di quaranta letti, e il refettorio altrettanto grande; il riscaldamento, manco a dirlo, era un sogno. La vita era molto più grama di oggi.

I Martinitt che hanno fatto la storia

Da quelle aule severe sono usciti uomini che hanno fatto la storia dell'industria italiana. Tra i più celebri: Edoardo Bianchi, pioniere della bicicletta e dell'automobile; Angelo Rizzoli, fondatore della grande casa editrice; e Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica e tra gli uomini più ricchi d'Italia, che proprio ai Martinitt deve la sua formazione — e che finanziò la nascita del museo. La prova che cominciare la salita dal basso non è affatto sinonimo di fallimento.

Il Museo Martinitt e Stelline oggi

Il 19 gennaio 2009 è stato inaugurato il Museo Martinitt e Stelline, in corso Magenta 57, nei pressi del Palazzo delle Stelline: un percorso multimediale che, attraverso i fascicoli personali e le testimonianze, fa rivivere la quotidianità degli orfani milanesi. Lo consiglio vivamente. Accanto al museo, il Teatro Martinitt (riaperto nel 2010 dopo decenni di abbandono) propone una vivace stagione di commedie.

L'antica istituzione, intanto, non si è mai fermata: oggi è confluita nell'Azienda di servizi alla persona Istituti Milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio, che continua ad accogliere e proteggere minori in difficoltà. Quasi cinque secoli dopo Girolamo Emiliani, lo spirito dei Martinitt è ancora vivo.

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