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Il canto Gregoriano: storia e origini di questo canto

canto gregoriano pixSentii questo canto per la prima volta dai monaci in una abbazia benedettina, di cui però non ricordo più il luogo, e da allora mi è rimasto impresso nell'animo; mi ha dato, e lo fa tuttora, un senso di pace, di trascendenza. Eccone allora brevemente la storia, e l'invito ad ascoltarlo.

Il canto gregoriano è un genere musicale vocale, monodico e liturgico. Fu elaborato a partire dell'VIII secolo, e riconosciuto dalla Chiesa cattolica come canto proprio della liturgia romana. Tralascio tutto l'aspetto strettamente musicale, anche per i termini usati e che richiedono una competenza che io non posseggo, aggiungo solo che è un canto definito "a cappella" ossia senza accompagnamento musicale. Il suo nome è dovuto al papa benedettino Gregorio I Magno, il quale si racconta avrebbe dettato il sacro canto a un monaco sotto ispirazione divina. Il suo biografo, Giovanni Diacono o di Montecassino, riferisce che Gregorio raccolse da più parti e ordinò un antifonario, che è un libro per i canti della messa, creando così un documento per il canto. Esisteva già per altro la Schola cantorum, fondata da papa Silvestro I, e che vedeva un coro di giovani destinati ad accompagnare con il canto le funzioni religiose nella Chiesa cattolica.

Secondo la teoria accettata il canto gregoriano si sarebbe formato a Roma, dopo l'adozione della lingua latina nella liturgia, anche se vi sono versioni diverse, come quella romano-franca. Le prime testimonianze scritte di canto gregoriano sono i "tonari", libro liturgico contenente diversi canti liturgici organizzati secondo gli otto tenor del canto gregoriano. Il primo di questi tonari lo si trova in un salterio carolingio del 799 che attiene ai 150 salmi. L'ambiente di formazione di questi coristi è la Schola cantorum, già esistente al tempo di papa Damaso, siamo nel 384 data della sua morte, dove vi era una schiera di diaconi dedicata al canto. Comunque gli studi continuano ancora in un confronto tra canto romano, canto gregoriano e canto ambrosiano. Quest'ultimo è il rito liturgico ufficiale adottato dalla Chiesa latina nella maggior parte dell'arcidiocesi di Milano.

Nel XII secolo una riforma musicale eseguita dai cistercensi, rimaneggia le melodie sfrondandole di quelle parti ritenute troppo "ricamate". Il Concilio di Trento apporterà un ulteriore ridimensionamento. Il musicista Felix Mendelssohn porta una testimonianza descrittiva su come veniva eseguito il canto gregoriano a Roma nell'Ottocento. Il secolo del Romanticismo rispolvera , pur non senza difficoltà, questo canto riscoprendone il "cifrario" quasi del tutto perduto.

Il Concilio Vaticano II nel capitolo Sacrosantum Concilium del 4 dicembre 1963, stabilisce al paragrafo 16 lettera "a": La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana: perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale. L'indicazione, dalle conferenze episcopali, non fu recepita, infatti, si privilegia un repertorio musicale con forme vicino al pop e alla musica leggera.

Mi permetto una considerazione personale: sentire una liturgia in canto gregoriano ha il potere di trasmettere, in chi ascolta, una elevazione dell'anima, una pace interiore. Una liturgia riempita dal suono e dal canto dell'organo ha anche questa il potere di donare una certa intimità e coinvolgimento, mentre una liturgia al suono di una chitarra ha più l'aspetto di una cantata attorno al fuoco dei boy scout, poiché priva di quel sentimento di sacralità.

Il repertorio del canto gregoriano è molto vasto e così ripartito:

  • Liturgia delle Ore
  • Canti della Messa
  • Antifone
  • Salmi e Cantici
  • I Responsori
  • Gli Inni

Termino, anche se il discorso sarebbe ancora lungo, con l'invito ad ascoltare, sicuramente all'interno di un convento o comunque in un luogo tranquillo, molto raccolto, persino in un bosco, un canto gregoriano perché non lascerà delusi.

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