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Le colonne votive di Milano: storia delle colonne dei santi

  • Redazione MilanoFree.it
La Colonna del Verziere con la statua del Cristo Redentore in Largo Augusto a Milano
La Colonna del Verziere, la più alta e celebre delle colonne votive milanesi.

Le colonne votive sono colonne sulla cui sommità è posta una statua, generalmente di un santo, con la funzione di esprimere un voto, cioè una promessa fatta a Dio (ex voto suscepto). A Milano erano diffusissime — se ne contavano oltre cinquanta — e nacquero soprattutto come ringraziamento per la fine delle pestilenze. Poche sono giunte fino a noi, ma quelle rimaste raccontano un capitolo affascinante della storia cittadina.

Le pesti e le crocette di San Carlo

La peste fu nei secoli scorsi un flagello terribile, e Milano ne fu colpita più volte. La più ricordata, prima di quella manzoniana del 1630, è la cosiddetta "peste di San Carlo", che colpì la città nel biennio 1576-1577: comparsa l'anno prima in area trentina, si diffuse a Milano anche a causa dei pellegrinaggi legati al Giubileo, provocando oltre 18.000 morti, circa un decimo della popolazione. La peste del 1630 sarebbe stata ancora più devastante, con circa 150.000 vittime — un terzo degli abitanti.

Durante l'epidemia del 1576 l'arcivescovo Carlo Borromeo, per permettere ai fedeli di seguire le funzioni senza uscire di casa, fece erigere ai crocevia delle croci stazionali (le "crocette"), dove si celebravano messe all'aperto. Da meno di una decina, salirono a diciannove con San Carlo e a trentanove con il cugino Federico Borromeo. Nel tempo, su molte di queste croci fu interposta prima una colonna e poi la statua di un santo: nacquero così le colonne votive. Molte furono però abbattute nel 1786, per ordine di Giuseppe II, perché d'intralcio al passaggio delle carrozze.

La Colonna del Verziere

La più imponente è la Colonna del Verziere, in Largo Augusto, in granito di Baveno: eretta dal 1580 come ex voto per la fine della peste, prende il nome dall'antico mercato ortofrutticolo (il Verzée) che si teneva lì. La sua base fungeva da altare per le messe all'aperto. La statua del Cristo Redentore in cima fu collocata però quasi un secolo dopo, nel 1673: opera di Giuseppe e Gian Battista Vismara su disegno di Francesco Maria Richini, l'architetto cui Milano deve, tra l'altro, Palazzo Litta in corso Magenta e il Collegio dei Gesuiti, oggi Pinacoteca di Brera. Nel 1860 il basamento fu trasformato in monumento ai caduti delle Cinque Giornate del 1848: i loro nomi sono incisi su targhe in bronzo.

La statua del Cristo Redentore in cima alla Colonna del Verziere
La statua del Cristo Redentore, collocata in cima nel 1673.

Un avviso per chi la cercasse: dal 2017 la colonna è stata rimossa per i lavori della metropolitana M4 ed è in attesa di essere ricollocata a fine cantiere.

Sant'Eufemia e Sant'Elena

La colonna di Piazza Sant'Eufemia, sorretta da quattro cherubini, fu edificata nel 1581 da Giovan Battista Crespi detto il Cerano — lo stesso autore del "San Carlone" di Arona. Era stata dedicata da Carlo Borromeo al Redentore, e si salvò dalle demolizioni dell'architetto Pollack solo riducendone l'ingombro con l'eliminazione della mensa dell'altare. Cambiò titolazione quando lo scultore Pietro Lasagni vi aggiunse la statua di Sant'Elena, a cui è tuttora dedicata.

La colonna votiva di Piazza Sant'Eufemia a Milano, sorretta da quattro cherubini
La colonna di Sant'Eufemia, sorretta da quattro cherubini.

Le colonne dei santi

Diverse colonne sono dedicate ai santi protettori. In Piazza San Nazaro in Brolo si trova il pilastro di Sant'Omobono, protettore di sarti e mercanti — Pollack lo liquidò come "baroccato pilastro con un'insulsa statua", e oggi se ne sta quasi nascosto. In Piazza Borromeo, invece, sorge la colonna dedicata a San Carlo, in origine eretta al Carrobbio: sulla sommità, nel 1786, fu posta la statua bronzea del santo eseguita da Dionigi Bussola.

Curioso il monumento a San Pietro martire, in Piazza Sant'Eustorgio di fianco alla Basilica: oltre alla suggestione del coltello conficcato nel cranio della statua (il domenicano fu ucciso in un'imboscata nel 1252, in quanto esponente dell'Inquisizione), la colonna ricorderebbe il luogo dove San Barnaba avrebbe battezzato i primi cristiani di Milano. In Piazza Vetra, infine, il piedistallo tardo-barocco dedicato a San Lazzaro, eretto dove sorgeva la forca e completato nel 1633 per volere del conte Carlo Francesco Serbelloni: la sua manutenzione fu curata per secoli dalla "Confraternita dei conforti ai condannati".

Santa Maddalena e il Leone di San Babila

Al bivio per l'antica strada di Baggio sopravvive miracolosamente una colonna dedicata a Santa Maddalena, una delle crocette fatte erigere da San Carlo per la cessazione della peste del 1576-77. Un tempo dava il nome al quartiere della Maddalena; oggi la zona si identifica piuttosto con De Angeli e Marghera.

La colonna votiva dedicata a Santa Maddalena, sopravvissuta nella zona di De Angeli a Milano
La colonna di Santa Maddalena, una delle poche crocette di San Carlo sopravvissute.

Sul sagrato della Chiesa di San Babila si erge invece la Colonna del Leone, in stile dorico. La leggenda vuole che il leone sia bottino di un fallito assalto veneziano a Milano; in realtà rappresenta l'antico sestiere di Porta Orientale, una delle sei circoscrizioni della città comunale, simboleggiato da un leone nero in campo bianco. La colonna attuale, rivestita di bugne, fu innalzata nella prima metà del Seicento dalla famiglia Serbelloni, in sostituzione del basso sostegno a croce che prima reggeva il leone romanico.

La Colonna del Leone sul sagrato della Chiesa di San Babila a Milano
Il leone di San Babila, simbolo dell'antico sestiere di Porta Orientale.

Laura Nicoli

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