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Tarocchi e Milano: 22 Arcani maggiori abbinati a palazzi e luoghi della città

Tarocchi a Milano: immagine evocativa degli Arcani maggiori e della città
Un viaggio immaginario: 22 Arcani maggiori e 22 luoghi di Milano. Niente manuale, solo fantasia.

L’idea: un gioco d’immaginazione (senza “lezioni” di tarocchi)

Questa volta ho deciso di lasciare libero sfogo alla fantasia: mi è venuta l’idea di abbinare i ventidue Arcani maggiori (i “Trionfi”) a istituzioni e luoghi milanesi. È un esercizio di immaginazione, quindi non è una guida storica ai Tarocchi né un trattato esoterico: è semplicemente un modo diverso per guardare Milano, come se la città fosse un mazzo da sfogliare carta dopo carta.

Detto questo, alcune associazioni – a pensarci bene – sembrano calzare sorprendentemente. Altre fanno sorridere. Ma è proprio lì il divertimento: riconoscersi in una metafora, trovare un dettaglio milanese che illumina la carta… oppure il contrario.

Tarocco Visconti-Sforza: Il Bagatto, detto il Giocoliere
Partiamo dall’inizio: il Bagatto (el Bagàtt) apre il mazzo con creatività, destrezza e… un pizzico di rischio.

I 22 abbinamenti (Arcani maggiori ↔ Milano)

Il Giocoliere (Bagatto) → Borsa

Il Giocoliere, o Bagatto (in milanese el Bagàtt), è la carta dell’abilità, della destrezza, dell’originalità e – quando gira storto – anche dell’illusione e dell’inganno. Non potevo che abbinarlo alla Borsa, in Piazza degli Affari, nel Palazzo Mezzanotte. In fondo si dice “giocare in Borsa”: e non si può negare che, tra numeri e speculazioni, ci siano mani capaci di spostare capitali come un prestigiatore sposta carte sul tavolo.

La Papessa → Comune / Municipio

La Papessa la associo al Comune, inteso come Municipio. Se il Papa rappresenta il potere religioso, la Papessa – in questa lettura – è la potenzialità del potere laico, la conoscenza “umana” che discute, decide, legifera. Il trono è lo scranno del Sindaco; il libro aperto o chiuso sono leggi, delibere, responsabilità.

L’Imperatrice → Camera di Commercio

L’Imperatrice porta con sé progresso, ricchezza, fertilità, ma anche lusso, superbia e conformismo. Per questo l’ho associata alla Camera di Commercio, dove la “fertilità” diventa impresa, scambio, crescita. E dove la superbia – quando il commercio si fa arma contro i più deboli – può trasformarsi in squilibrio.

L’Imperatore → Banca d’Italia

Alla figura dell’Imperatore, simbolo di autorità, potere terreno, sicurezza e realizzazione, abbino la Banca d’Italia. Autorità economica, regole, moneta, stabilità: tutti tratti “imperiali”. Nel lato ombra, come per ogni potere, resta il rischio della rigidità che scivola nell’assolutismo.

Il Papa → Duomo

La quinta carta è il Papa, prevalenza dei valori spirituali su quelli materiali, scienza sacra e mediazione. Dove collocarlo se non nel nostro Duomo? Papa e Papessa, pur diversi, in questa fantasia possono completarsi: un equilibrio tra “cielo” e “terra” che, se funziona, porta vantaggi a chi vive la città.

Gli Amanti → “Baggina” (Pio Albergo Trivulzio)

Gli Amanti (o l’Amoroso) li ho accostati alla Baggina, cioè il Pio Albergo Trivulzio. Perché? Perché il tema qui è l’amore in tutte le sue forme: promesse, ricordi, rimpianti, seconde possibilità. Se ogni ospite raccontasse la propria storia sentimentale, ci verrebbe fuori una biblioteca intera.

Il Carro → Arcivescovado

Il Carro richiama forza morale, sentimenti elevati, la sfida del “guidare” tra contraddizioni (i due cavalli, diversi). L’ho associato all’Arcivescovado: tenere in carreggiata una diocesi come quella di Milano – enorme, complessa – non è certo un percorso in discesa. Serve direzione, equilibrio e tenuta.

La Giustizia → Palazzo di Giustizia

La Giustizia ha due simboli chiarissimi: spada e bilancia in perfetto equilibrio. Lo sguardo non è bendato: sembra interrogare. L’abbinamento va dritto al Palazzo di Giustizia, il Tribunale di Milano. Che poi l’equità sia sempre “salomonica”… beh, quella è un’altra partita.

L’Eremita → Palazzo Sormani / Biblioteca

El Remìta, l’Eremita, è saggezza, prudenza, riflessione: la lanterna come luce che guida. Io l’ho visto subito a Palazzo Sormani, casa della Biblioteca: dove, se non tra scaffali e silenzi, si cerca conoscenza? E sì, qui mi concedo una confidenza: quante ore passate sui libri, in quel posto.

Ruota della Fortuna → Stazione Centrale

La Ruota della Fortuna parla di movimento e cambiamento. Se lo “spostamento” diventa viaggio, allora l’abbinamento è naturale: Stazione Centrale. Gente che parte, gente che arriva, e quella sensazione tipicamente milanese di avere sempre un treno… da prendere o da rincorrere.

La Forza → Università

La Forza mostra una giovane donna che, senza apparente sforzo, tiene aperta la bocca a un leone: forza spirituale e materiale, da gestire con equilibrio. E imparare l’equilibrio richiede studio, perseveranza, disciplina: ecco perché l’ho abbinata all’Università, luogo di crescita, fatica e conquista.

L’Appeso → Monte di Pietà / Via Monte di Pietà

L’Appeso (in dialetto l’Impiccà) mi ha portato a pensare al Monte di Pietà e alla zona di Via Monte di Pietà: prestiti in cambio di un pegno, la sensazione di “legarsi” a qualcosa sperando di sciogliere il nodo in tempo. Un po’ come stare appesi… con l’ansia che la storia finisca bene.

La Morte → Cimitero

La Morte è la tredicesima carta – già il numero fa la sua parte – ma simbolicamente è soprattutto trasformazione: distruzione che prepara rigenerazione, fine che apre a una rinascita. Dove vederla se non collegata al Cimitero, soglia tra un prima e un dopo, tra memoria e nuova primavera?

La Temperanza → Museo della Scienza e della Tecnologia

La Temperanza è intuizione e ragione, moderazione e autodisciplina, visione proiettata al futuro. L’ho abbinata al Museo della Scienza e della Tecnologia: perché scienza e progresso nascono dall’equilibrio tra desiderio e metodo, tra curiosità e rigore. Senza temperanza, anche la migliore scoperta rischia di diventare errore.

Il Diavolo → Stadio San Siro

Il Diavolo simboleggia energia vitale, passioni, volontà, forza dell’avversario. L’ho accostato a San Siro non per bandiere (sennò facciamo torto a qualcuno), ma perché è proprio allo stadio che le passioni diventano “materia”: urla, cori, tensione, gioia, rabbia. Energia pura.

La Torre → Museo Archeologico / Torri romane

La Torre richiama crollo, cambiamento, superbia e liberazione. Ho voluto legarla al Museo Archeologico (zona Via Magenta), dove le torri romane e i resti ricordano una cosa semplice: gli imperi sembrano eterni… finché non lo sono più. E quando la corona cade, resta la storia a raccontarlo.

Le Stelle → Teatro alla Scala

Le Stelle sono giovinezza, bellezza, grazia, eleganza, sogni ad occhi aperti (e, a volte, gelosia). A Milano la grazia “in scena” ha un indirizzo naturale: il Teatro alla Scala. Ballerini, musicisti, voci: non li chiamiamo forse “stelle”?

La Luna → Palazzo delle Poste

La Luna è sogno, inconscio, ricordi, segreti, e un invito a non fidarsi troppo delle apparenze. L’ho abbinata al Palazzo delle Poste: lettere e messaggi possono contenere desideri, confessioni, paure, speranze. E nella “notte” della città vengono smistati e inviati verso destinatari che, magari, non sanno ancora cosa li aspetta.

Il Sole → Idroscalo

Il Sole è guarigione, armonia, energia positiva. E a Milano, quando si dice “sole”, spesso si pensa anche al “mare dei milanesi”: l’Idroscalo. Ci si va per respirare, per camminare, per riprendersi un pezzo di luce.

Il Giudizio → Accademia di Brera

Il Giudizio richiama talento artistico e letterario, capacità di recuperare progetti, di far risorgere idee. Per questo l’ho accostato all’Accademia di Brera, laboratorio di artisti e crogiolo di capacità sorprendenti: lì un’idea può rinascere, maturare, cambiare pelle.

Il Mondo → Castello Sforzesco

Il Mondo è totalità, compimento, un universo che si chiude e si completa. Io l’ho visto nel Castello Sforzesco: nei castelli vive un “piccolo mondo” fatto di ruoli, potere, intrighi, lavoro, feste, paure e ambizioni. Un microcosmo variegato, con tutte le sfumature umane.

Il Matto → Palazzo della Regione

Il Matto è una carta senza numero (o con tutti i numeri). Qui l’associazione è arrivata al Palazzo della Regione, non perché ci siano “matti” (sennò sarebbe un’altra storia), ma perché la Regione è un po’ come un forno alchemico: ognuno mette il suo ingrediente per fare “oro”, e a volte – ammettiamolo – ne esce solo metallo scadente. Però, come il Matto, dentro c’è anche una certa genialità imprevedibile.

Ecco terminato questo strano viaggio tra le carte e Milano. Come dite? Sono un po’ matto? Chissà… forse è anche vero. Ma almeno ci siamo fatti un giro diverso, senza prendere la città troppo sul serio (che, ogni tanto, fa bene).

Curiosità: perché questo gioco “sta in piedi” a Milano

Milano è perfetta per questo tipo di abbinamenti perché è una città di simboli forti: potere e spiritualità, denaro e lavoro, arte e disciplina, storia e modernità. E i Tarocchi – nel bene e nel male – vivono proprio di simboli: ti mettono davanti immagini archetipiche e ti chiedono di trovare un significato. Qui la stessa cosa succede con i luoghi: basta cambiare sguardo e un palazzo diventa una carta.

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