fbpx
  • Dialetto
  • Modi di dire milanesi sul ricco e il povero

Modi di dire milanesi sul ricco e il povero

I danee fan minga la felicitàa, si sente spesso dire, vero, però la pô giovà. Il ricco non ha problemi a sbarcare il lunario, il povero invece ha proprio il problema di come sbarcare il lunario! Comunque mettendo un attimo da parte la questione, ecco alcuni modi di dire milanesi inerenti il ricco e il povero.un povero ricco pozzetto1983

Modi di dire milanesi sul ricco

Iniziamo dal ricco:

  • Ricch sfondàa, ovvero ricco sfondato. Si dice di chi ha una ricchezza notevole.
  • Ricch come Creso; questi era un re vissuto attorno al 550 a.C. In Lidia, oggi Turchia, il quale possedeva immensi tesori. Abolì il baratto e intodusse l'uso del denaro.
  • Danèe a badalùcch, ossia soldi a bizzeffe, in quantità esagerata. Il termine bizzeffe deriva dall'arabo bizzēf e significa " in abbondanza".
  • Bisaccia piena coeur content. Ogni commento è superfluo.
  • Vess pien de grana, vale a dire essere piani di soldi. Il termine grana è forma dialettale veneziana e, oltre a indicare il denaro, è attribuito al formaggio di grana che, possedendone parecchie forme, vuol dire denaro.
  • Vita da scioràzz. Equivale a vita da nababbo, ossia molto ricco e con una vita assai agiata e piena di lussi.
  • Sentì odor de quattrin. È riferito a chi intuisce la possibilità di guadagnare molti soldi e cerca di approfittarne.
  • Spend e spand. Spendere e spandere, ovvero scialacquare, sperperare denaro, spesso solo per capricci.
  • Buttà i danèe de la finestra. Può significare chi spende in modo insensato o anche chi fa acquisti inutili.
  • Monèda che la ciocca o che tintinna. Allude al pagamento in contanti.
  • El danèe el gha minga odor. È la traduzione milanese del detto latino " pecunia non olet", per intendere di non dare importanza all'origine del denaro che si possiede. La frase si rifà all'imperatore romano Vespasiano.

MODI DI DIRE MILANESI SUL poverO

Passiamo adesso al povero.

  • Minga avè el becch de on ghell. Non avere il becco di un quattrino, praticamente essere al verde, senza soldi. Il quattrino era una moneta di poco valore, e su cui figurava il rostro di una nave che assomigliava a un becco.
  • Vess pover in canna. Non possedere nulla. Si rifà al bastone-canna che usavano i mendicanti.
  • Vess in bolletta. Sinonimo di povertà. Il termine si rifà alla passata abitudine di esporre un foglio, chiamato "bolletta", con scritto i nomi di persone ritenute insolventi.
  • Andà in malora. Finire in miseria. Il termine malora ha origine da " malae horae", ore cattive, quelle notturne dalle 2 alle 4, perché si verificavano i crimini peggiori.
  • Andà a gambe all'aria o pellegrin. Sta per andare a ramengo, ossia perdere tutto e finire nella miseria. Ramengo è da ramingo, cioè senza fissa dimora.
  • Trovass in cattiv acque. Trovarsi in una situazione economica difficile. Il detto prende dall'origine marinara.
  • Avegh i taccòn sora el cùu. Avere le pezze sul sedere, ovvero essere così poveri da non avere neppure i soldi per comperarsi un paio di pantaloni.
  • Tirà el carrètt. Tirare il carretto, avere cioè una esistenza difficile.
  • Avegh i man bùs. Avere le mani bucate. Potrebbe benissimo essere adatta a un ricco, anche perché il povero ha ben poco da spendere, anche se potrebbe essere diventato povero proprio per avere avuto i man bùs.
  • Dormì sotta i pont. Purtroppo alcuni finiscono proprio a dormire sotti i ponti.
  • De quatter danèe. È detto di opinioni o di opere di valore scadente.
  • Batt cassa. Ossia chiedere denaro a qualcuno. Il termine deriva dal rumore che i mendicanti facevano con la cassettina che tenevano in mano per far capire delle poche monete che vi erano all'interno.

Questo è quanto.

Leggi anche:

Copyright © 2006 - 2021 MilanoFree.it, testata registrata Trib. Milano n. 367 del 19/11/2014  IT11086080964