Il paese della cuccagna: dove si trova

Ne avete sentito ancora parlare? Sicuramente si. Qualcuno c'è mai stato? Non è dato sapere. Comunque, pur non essendoci mai stato, ve lo voglio raccontare come lo hanno raccontato a me.foresta fantastica 4606645 1280 pix

So che esiste "l'albero o palo della cuccagna" che si trova ancora oggi in qualche festa paesana e che consiste in un alto palo, ben piantato a terra e sulla cui cima sono poste delle leccornie, che intrepidi e robusti giovanotti devono scalare sino a impossessarsi di una di queste; il problema è che il palo è unto con del grasso, e salirvi è una impresa non semplice. Tuttavia il paese della cuccagna è ben altra cosa. Un giorno un vecchio viaggiatore mi disse che il paese della cuccagna esiste davvero e si trova nel sud della Francia, e questa certezza pare tramandata da antichi pellegrini che raccontavano di un luogo dove non mancava mai il cibo e che per questo fu chiamato "il pays de la Cocagne", ossia dell'abbondanza.

La tradizione però ci dice che il Paese della cuccagna, qualcuno lo chiama anche "paese del Bengodi", poi c'è anche il paese dei Balocchi, ma questa è una storia diversa, è un luogo di fantasia dove regna l'abbondanza, l'ozio e il piacere, e dove il lavoro non trova assolutamente ragion d'essere. Questo "Paese" ha messo radici nell'immaginario universale, seducendo grandi e piccoli con la sua idea di libertà e abbondanza.

Il paese ha un suo motto che dice: "Nel paese di cuccagna chi più dorme più guadagna", inoltre è guidato dalla regina Poltroneria la quale si lava alla fonte della giovinezza ogni volta che vuole ringiovanire. La sua storia la troviamo anche nella commedia greca dove ne "i Minatori" si accenna a un paese dove ci sono "fiumi pieni di polenta e di brodo nero". Oppure nel Boccaccio col nome appunto di "paese del Bengodi" nella terza novella dell'ottava giornata del Decameron. Anche il Manzoni cita questo paese nel suo famosissimo romanzo "I promessi sposi". La scrittrice Matilde Serao pubblica, nel 1890, il romanzo dal titolo "il paese di Cuccagna", ma sono ancora molti altri, non solo scrittori ma anche pittori, ad esempio Bruegel il Vecchio, che si sono cimentati nel raccontare e descrivere questo fantastico inesistente paese.

In un poemetto del XVII secolo composto da Martin Cieco di Lucca si legge:

Son coperti i tetti

di cialde inzuccarate,

lasagne informaggiate

si getton per la via,

ci è tanta malvagìa,

ch'ognun s'è imbriacato;

oh quanta pinocchiata!

Ne ingrassano i porcelli.

Ci è tanti biscottelli,

che ne empiono le fosse;

delle salsicce grosse

a dui quattrini il cento.

Albino Zenatti nella sua storia di Campriano il contadino, fa dire al soggetto che pare essere stato nel Paese della Cuccagna queste parole:

Io andai giù e 'ntrai in un bel giardino;

con salsicce le vigna son legate;

un fiume c'è che di un perfetto vino!

E n'ho bevuto certe corpacciate!

E cappon cotti van per quel confino;

montagne c'è di cacio grattugiato,

et una donna che fa maccheroni,

e favvisi laggiù di gran bocconi.

Come si evince da queste parole a primeggiare è sicuramente il gran cibo presente poiché ritenuto fonte di piacere.

Altro personaggio, descritto da Merlin Cocai, che porta in trionfo la tavola è "il Baldo" dove, nel suo testo maccheronico così descrive il Paese della Cuccagna.

- A basso corrono giù cavi fiumi di buon brodo che poi vanno a finire in un lago di zuppa, in un pèlago (alto mare) di stracottini. E qui passano e ripassano barche, barbotte, brigantini, agevoli e snelli, a migliaia, tutti di torta: e sopra ci stanno le mie muse e gettano lacci e reti – reti cucite con budelle di maiale e con busecche di vitello – e pescano gnocchi, fritole e gialle tomacelle. Ci sono poi costiere di burro tenero e fresco, e cento pentole fumano alle nubi, piene di casoncelli, di gnocchi, di tagliatelli. E le ninfe abitano in cima a quella montagna così alta e tritano formaggio, su e giù, con la mano, sulle grattigie forate e non lasciano mai lì.

Tutta questa descrizione di cibo vi dico che mi ha messo appetito, quindi, qui termino questo racconto e "vado a cercar di che deliziar lo mio palato".

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