Storie di una volta: la lanterna del morto

Una volta nei paesi montano o nelle nebbiose campagne, quando la televisione era ancora sconosciuta, alla sera, soprattutto nelle fredde sere invernali, ci si riuniva nella stalla, che era un luogo caldo, e, dopo aver recitato il santo Rosario tutti insieme, qualcuno, di solito una nonna o un nonno, si mettevano a raccontare una storia ai bambini/e presenti, i quali restavano a bocca aperta prestando la massima attenzione al racconto.

Un patrimonio che non deve andare perduto, ma che è bene riscoprire. È proprio per questo che ho deciso di raccontare alcune di queste storie, qualcuna perché l'ho sentita personalmente, come quella che vi racconto adesso, altre recuperate da vecchi libri o fattemi raccontare da persone oggi anziane. Questa volta vi propongo una storia che si raccontava quando giungeva il mese di Novembre, e precisamente la ricorrenza del giorno dei morti.

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La lanterna del morto

Questa storia la si raccontava in occasione dell'arrivo della commemorazione di tutti i defunti. So di alcune varianti, dove ad esempio non era una lanterna ma un braccio o una gamba, comunque vi racconto come l'hanno raccontata a me.

In occasione dell'approssimarsi della ricorrenza del giorno dei morti, una volta si era soliti, quando si preparava la tavola per la cena, lasciare un posto libero con un piatto di minestra o polenta, un po' di pane e salame e un bicchiere di vino, nel caso quella notte fosse ritornato a trovare la sua casa il morto che lì vi aveva dimorato.

Capitava che qualche ragazzino/a più grandicello/a e/o sveglio di altri facesse la domanda di come poteva un morto, se era morto, ritornare su questa terra? La risposta era che per il giorno dei morti le anime del purgatorio, e solo queste, potevano riprendere corpo e ritornare sulla terra.

Fatto sta che in una casa del paese, Cattarina – non è un errore ortografico – aveva deciso di preparare una piccola polenta caso mai un defunto si presentasse quella sera, per cui accese il fuoco nel caminetto, mise il paiolo con l'acqua e, mentre preparava la farina per la polenta, fu chiamata da una vicina affinché l'aiutasse ad assisterla perché una vacca stava per avere il vitellino. Cattarina ben volentieri si prestò, anche perché era consuetudine che ci si aiutasse a vicenda in caso di bisogno. Trascorse una buona ora e quando Cattarina ritornò alla sua casa trovò il fuoco ormai spento. Cercò la scatola dei fiammiferi per riaccenderlo ma purtroppo era vuota. L'Ave Maria era ormai suonata e per le strade non circolava più nessuno, tanto più che da lì a poco sarebbe iniziata la processione dei morti che, dal cimitero, in fila indiana e biascicando parole che nessuno capiva, iniziavano il loro cammino che doveva concludersi inevitabilmente, rientrando al camposanto, quando le campane annunciavano la mezzanotte.

Cattarina non sapeva più cosa fare, poi si ricordò che la sua nonna gli aveva raccontato che quando i morti uscivano dal cimitero per mettersi in cammino tenevano ciascuno una lanterna per farsi luce. Si armò di coraggio e corse al cimitero appena in tempo per vedere l'inizio della processione e, cercando di vincere la paura chiese se qualcuno potesse dargli un po' di fuoco affinché potesse preparare loro la cena. All'inizio nessuno si interessò a lei, poi dalla fila uscì una mano che le porse la lanterna.

Tutta contenta ringraziò e corse a casa per accendere il camino e far polenta. Prese la lanterna e la mise sul poggiolo della finestra, di modo che il donatore potesse riprendersela e preparò la tavola per l'eventuale ospite, poi, stanca si addormentò. Si svegliò che erano passate da poco le ventitré e la prima cosa che fece fu quella di andare a vedere se la lanterna era stata ripresa, quale non fu la sua sorpresa quando vide che la lanterna non c'era più ma al suo posto vi era una mano scheletrita di un morto.

Tutta agitata corse, nonostante l'ora tarda, dal parroco e riuscì a raccontargli il fatto. Questi gli suggerì di prendere la mano e portarsi al cimitero prima della mezzanotte e attendere che la processione rientrasse, e invitare colui che le aveva dato la lanterna a riprendersi la propria mano e che lei non aveva nessuna colpa se la lanterna che aveva lasciato sul davanzale della finestra era sparita. Tuttavia per non incorrere nelle ire del proprietario doveva segnare sulla propria fronte una emme di Maria e mettersi un Rosario al collo.

Cattarina fece come il curato gli aveva consigliato e, infatti, il proprietario della mano se la riprese dicendo: "non posso farti nulla perché sei protetta, ma non finisce qui, presto riavrò la mia lanterna". Rintoccava la mezzanotte quando la processione terminò e tutto ritornò nel silenzio più assoluto. Tornando a casa Cattarina ripensò alle parole poco prima udite e tranquilla non lo era affatto. La mattina dopo sentì suonare le campane a morto; subito si informò per chi suonassero, e seppe che nella notte era morta Bartolomea, detta da tutti Mea, morta con una lanterna stretta nella mano e che prima di morire disse alla nipote che gli domandava cosa facesse con una lanterna accesa a quell'ora tarda, che doveva assolutamente riportarla al proprietario a cui l'aveva presa.

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