Canti d'amore popolari: la mentalità di un tempo

merlo pixLe canzoni, è noto a tutti, normalmente trattano il tema dell'amore, tra queste vi sono anche le canzoni popolari, quelle che si cantavano durante il lavoro nei campi, nelle osterie, nelle feste popolari e via dicendo, ebbene, con quest'articolo ne voglio far conoscere alcune che sicuramente, le persone più anziane, ricorderanno e che magari le hanno pure cantate. Ovviamente, per ragioni di spazio, mi limito solo ad un accenno e una piccola spiegazione, poi, per chi lo desiderasse, è possibile via internet ascoltarle.

La prima porta il titolo "A quindici anni appena", e origina nel territorio cremonese. Dice così:

A quindici anni appena

bellina come un fior

ed ora che ne ho ventuno

indegna dell'amor

.... e si conclude con queste parole:

La rosa quand'è appassita

nessuno la vuol staccar

la donna disonorata

nessuno la vuol sposar.

È una canzone che vuole mettere in risalto l'attenzione che le ragazze devono avere nel concedersi con troppa facilità al primo "amore".

Un altra canzone che vede l'amato partire per la guerra e non tornare più porta il titolo: "Il povero Luisin", di anonimo. Dice così:

Un dì per sta cuntrada

pasava un bel fiö

e un masulin de ros

l'ha trà in sül me pugiö

.... poi il Luisin è partito soldato e la canzone si conclude così:

Hin già pasà tri an,

l'è mort, el vedi pü,

epür stu pover cör

l'è chi ancamò per lü

epür stu pover cör

l'è chi ancamò per lü.

Questa è di origine napoletana inizio '900 ed è un omaggio alla bellezza femminile. Porta il titolo " Montanina" e la prima strofa dice così:

Voi siete bella come palma in fiore

e siete bianca come neve alpina,

voi siete pura e piena di candore

siete una dolce immagine divina.

Quest'altra, in dialetto lombardo, vede una mamma che presenta alla figlia la possibilità di sposare un muratore, un contadino, un carrettiere, e via dicendo, ma la figlia a tutte queste possibilità risponde sempre di no, trovando a tutti un difetto. Ecco la prima strofa de " Too èn müradur".

Too èn müradur la mia mamma la mia mamma

Too èn müradur la mia mamma la mi vuol dar

müradur che fa i palassi

èl gli fa alti e fa bassi

e mi no no müradur èl veuri no.

In "Una sera di settembre" si ripropone il fatto, capita spesso nelle canzoni popolare d'amore, che una mamma preoccupata per l'onorabilità della propria figlia, la tenga in casa per evitare incontri maschili, ben evidenziato nelle parole della seconda e terza strofa che riporto.

E la luna e la luna rischiarava

al chiarore al chiarore al far del giorno

e io vidi a me dintorno

un giovinetto un giovinetto a sospirar

E mia madre e mia madre crudel era

ai sospiri ai sospiri del giovinetto

se ne accorse e dal sospetto

e la mi conduce e la mi conduce a casa ancor.

Anche quest'ultima riprende la condizione di una figlia che vuole assolutamente sposarsi; i genitori gli danno la dote ma dopo tre giorni eccola ritornare a casa, subendo gli immancabili rimproveri. Riporto alcune strofe. Il titolo è "Ve a càsa 'l so umèn", ossia torna a casa il suo uomo.

Ve a casa'l so umèn,

al sent la dona brentulà:

... Venderem du per da bo

e la dote te la farò.

L'è tri dì che l'è maridada

le la turna a la so cà

Cara mama e car papà

dem da bef e da mangià.

Segue il rimprovero e l'invito a ritornare a casa col marito.

Questo è solo un piccolo frammento delle tante canzoni popolari legate all'amore, la cui conoscenza aiuta a comprendere il comportamento e la mentalità della società italica.

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