Storielle di una Milano che fu: canzoni storpiate del 1900

osteria vino salameCuriosando qua e là tra libri e vecchi tomi, trovo queste simpatiche liriche che cantava il popolino agli inizi del 1900 quando si trovava a qualche tavolo di un bar o a far bisboccia in compagnia in qualche vecchia trattoria, magari lungo il Naviglio.

La prima fa il verso a una canzone famosa, e precisamente "come le rose", la cui prima strofa cantava così: "son tornate a fiorire le rose a le dolci carezze del sol, le farfalle s'inseguon festose ne l'azzurro con trepido vol! eccetera eccetera. Il popolino un po' burlone la cantava invece dicendo così:

Son tornate a fiorire le gnòle
ai maldester cazzott de chi brocch...
quelle schiappe s'inseguon pestose
se se cucchen per ben vann a tocch!

Ma le gnole non sono più quelle
che fioriscono un giorno sugli oss,
queste gnole son forse più belle,
ma chillà eren proppi on quaicoss.

Le "gnole" sono i bernoccoli che spuntano in testa dopo aver ricevuto, sulla medesima, una sonora legnata.

Un'altra canzone allora in voga era "Capinera", e anche di questa il popolino sempre pronto a prendere per i fondelli, ne ha fatta una versione che vede protagonista una ragazzina.

Cantava così:

La chiamavan " capinera"
pe' i suoi ricci neri e belli;
stava sempre tra i monelli
per la strada tutto il dì.

Scalza, lacera, una sera
m'apprestavo a rincasar,
col visino suo di cera
me la vidi avvicinar.

Dammi un soldo... ho tanta fame...
Ci hai la mamma?
Non ce l'ho.
E il tuo babbo... la tua casa...
e lei triste: non lo so.

Provai una stretta al cuore,
e quella sera,
la mia casetta accolse Capinera.

E lei cantava, cantava giuliva...
di trilli e gridi la casa m'empiva...
ed un bel sogno nel cuor carezzavo...
la contemplavo... forse l'amavo.

Un'alta canzone, il cui titolo reale è "Vagabondo", vede protagonista un maschietto piuttosto monello. Ecco il testo:

Lo chiamava vagabondo
la sua mamma tanto brava,
fra i suoi pari sempre stava
per la strada tutto il dì.

Scalzo, lacero, stremato,
s'apprestava a spignattar,
col visino suo di tolla
se lo vede avvicninar.

Dammi un sandwich... ho tanta fame.
Oh mio Dio! Dove sei sta'!?
A giocare un match di folba
con gli amici in mezzo al pra'!

Quando torna tuo padre questa sera,
ti faccio far la faccia nera nera!

E io giocavo, giocavo giulivo...
di strilli e gridi il prato riempivo...
ed un bel sogno nel cuor carezzavo
di diventare un grande campion.

Il termine "folba" fa probabilmente il verso all'inglese football, giocare a calcio.

Come si vede le due canzoncine sono piuttosto simili, ambedue sottolineano la vivacità dei protagonisti.

Ogni tanto storpiare qualche canzone rendendola divertente aiuta a trascorrere un momento di spensieratezza e farsi, magari, quattro sane risate.

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