Curiosità sul cappello: simbolo di eleganza e status sociale

cappello pixIl Cappello, questo copricapo che annovera una certa sua personale nobiltà e che lo vede protagonista da tempi lontanissimi. Non c'è civiltà che non abbia il suo cappello, dagli antichi copricapo egizi a quelli moderni di oggi.

È indubbiamente un simbolo culturale che identifica l'appartenenza, possiamo affermare che, a modo suo, è un codice comunicativo appartenente all'individuo e/o a una intera "classe sociale", vedi ad esempio il cappello degli Alpini.

Eleganza, fascino, status sociale, è ciò che rappresenta il cappello, a volte addirittura è un po' la "carta di identità" di chi lo indossa, donna o uomo che sia.

Scegliere il proprio cappello non è affar di poco conto, proprio perché comunica qualcosa di chi lo indossa; il suo acquisto è frutto di una meticolosa attenzione e senso critico, davanti allo specchio del venditore se ne provano più di uno, a volte decine (in questo le donne sono maestre) prima di trovare quello giusto. Inoltre un cappello può rappresentare il territorio in cui si vive.cowboy pix

Portare un cappello non è così semplice, bisogna anche saperlo indossare, e inoltre non bisogna dimenticare le regole del galateo che lo vedono coinvolto, ad esempio nei luoghi pubblici ci si scopre il capo, così come nei luoghi al chiuso, entrando in una chiesa, guidando la propria automobile, mentre invece se si è in un taxi e su un mezzo pubblico è possibile tenerselo in capo, ma non se si è in compagnia di una donna.

 

charlie chaplin pixQuando ero un ragazzino ricordo che quando un uomo col cappello incontrava qualcuno che conosceva portava la mano alla tesa di questo in segno di saluto, mentre se era una signora il cappello si levava; un gesto seduttivo?

Può darsi! Si levava anche quando passava un funerale in segno di rispetto, cosa oggi ritenuta probabilmente ridicola.

Non ci si pensa, ma l'influenza del cappello nella società e nella storia non è stato affatto indifferente; prendiamo per esempio il campo della cinematografia, cosa sarebbe stato Charlie Chaplin senza il cappello di Charlot, oppure la scena madre di Casablanca se i due protagonisti non avessero in testa i loro Borsalino, o ancora il cappello di paglia di Rossella O'Hara in Via col Vento, così come il cilindro indossato dal Cappellaio matto in Alice nel paese delle meraviglie, e via raccontando, lascio al lettore ulteriori scoperte.

Indubbiamente l'eleganza maggiore lo fornisce il cappello femminile, un tocco che aumenta il loro fascino e che, a volte, serviva anche da arma seduttrice e/o per comunicare qualcosa senza insospettire. Oggi questo elegante copricapo ha perso terreno, anche se pare che la regina Elisabetta d'Inghilterra ne possieda più di cinquemila, tuttavia il suo fascino resta, a mio avviso, ancora indiscutibile.

Il suo uso a volte lo vuole protagonista in situazioni meno nobili, ad esempio messo in testa a uno spaventapasseri oppure messo a terra ai piedi di un povero che chiede l'elemosina; comunque lui, il cappello, è sempre presente. Così come è presente sulla testa delle mondine in un campo di riso, o sul capo dello spazzacamino, dello stradino, del prete, del capo stazione, insomma, ovunque c'è la presenza di un cappello.

Termino questo breve articolo con alcune citazioni e proverbi.

  • Portare il cappello storto, ossia sulle ventitré, mentre portarlo che poggia su un orecchio è sulle ventiquattro.
  • Di un permaloso si diceva: è un capellista che guai a toccarlo nell'amor proprio.
  • Il più vasto territorio da esplorare è sotto il cappello.
  • Ci sono molti uomini buoni sotto un cappello trasandato.

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