La storia di Babbo Natale

babbo nataleGiorni or sono raccontai la storia di Santa Lucia quando, proprio ieri, nella cassetta della posta, trovo una lettera con uno strano indirizzo, preso dalla curiosità, apro subito la busta, non vi dico la sorpresa quando ho letto la lettera! Era nientemeno che Babbo Natale, il quale m’invitava, senza troppi giri di parole, a parlare anche di lui.

Perbacco, che permaloso! Comunque, per non fargli torto, eccomi pronto a raccontarvi la sua storia, e, per farlo, devo tornare indietro nel tempo, molto più di mille anni or sono.

Tutto inizia con un tale Nicola, poi divenuto santo, di Bari, che però non era nato nell’italica città, ma in una cittadina dell’attuale Turchia, si dice di Bari perché il corpo si trova in questa città. Fatto sta che un giorno questo sant’uomo, seppe che un padre, caduto in disgrazia e ridotto alla povertà più nera, aveva deciso di far prostituire le proprie figlie per non morire di fame, allora Nicola, senza dar pubblicità alla sua buona azione, lasciò cadere all’interno dell’abitazione dell’uomo tre sacchetti pieni di monete, risollevando così le sorti dell’infelice. Ecco perché nell’iconografia del Santo si trovano, di solito ai suoi piedi, tre palle d’oro, che sappiamo, essere sacchettini di monete.

Qualcuno di voi mi dirà: va bene, ma non vedo il nesso con Babbo Natale. Ora ve lo spiego.

Il gesto del Santo è stato giustamente interpretato come un atto di carità, e poiché altri gesti caritatevoli ha compiuto, ecco che è divenuto “colui che porta doni”. Nei paesi nordici è chiamato Nikolaus, mentre in quelli anglosassoni Santa Claus, ed è proprio lui a portare i doni ai bambini per il Santo Natale. Dobbiamo tuttavia al poeta Clement Clarke Moore, se Santa Claus è divenuto Babbo Natale. Il poeta descrivendo il Santo, dice che aveva una bella barba bianca, una pancia prominente, una faccia larga con le guance rosse e il naso a ciliegia e, dopo aver depositato i doni, con un richiamo ecco arrivare una slitta trainata da otto renne, di cui si conosce persino il nome di ciascuna, e, salito, sparì per altri lidi.

Da questa descrizione la fantasia americana, creò il personaggio che noi oggi conosciamo come Babbo Natale; rubicondo, barba bianca e folta, festoso e sorridente e tutto vestito di rosso che s’invola su una slitta trainata dalle renne. Nell’iconografia originaria Babbo Natale era vestito tutto di verde, e il colore rosso gli fu dato già nel 1923, ma non dalla Coca Cola, la quale tuttavia seppe costruirne un “idolo”; inoltre gli si è data una residenza precisa affinché i bambini di tutto il mondo possano inviargli le loro letterine con le richieste dei doni.

Volete conoscere l’indirizzo? Ve lo dico subito, abita in via del Gelo, numero zero, Polo Nord, poi, per chi lo desidera, si può visitare, in Lapponia, al Centro Polare Artico, il suo villaggio. Per farsi aiutare ha con sé moltissimi Elfi, i quali, durante tutto l’anno, si danno un grand d’affare per costruire e preparare i giocattoli. Elfi che sono ben rappresentati nel film cartone Polar Express. Tuttavia una precisazione sulla parola “babbo”, va fatta. Il termine dovrebbe derivare dal dialetto sardo “ babu”, come voce fanciullesca per chiamare il papà, accento che è poi divenuto popolare in toscano, tanto è vero che Collodi la pone in bocca a Pinocchio ogni volta che chiama il proprio padre.
Babbo Natale vanta anche una notevole presenza in pellicole cinematografiche, sia come film sia in cartoni animati.

Ecco fatto! Spero che adesso Babbo Natale non abbia più nulla da recriminare, anche lui è stato accontentato.

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