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Sotto il Duomo di Milano: il tempio di Minerva e Santa Tecla

  • Redazione MilanoFree.it
Resti archeologici degli scavi sotto il Duomo di Milano, area del tempio di Minerva
Gli scavi archeologici sotto il Duomo: l'area che custodisce le origini di Mediolanum.

Fondata, secondo Tito Livio, nel VI secolo a.C. da tribù proto-celtiche della cultura di Golasecca e poi centro principale dei Galli Insubri, "Mediolanum" — la Milano romanizzata dal II secolo a.C. — presenta da sempre vicende edilizie complesse: il risultato di una continua stratificazione abitativa succedutasi nei secoli, anzi nei millenni, sempre nell'area del centro cittadino.

Gli scavi e le due cattedrali

La prima concreta documentazione archeologica della città — già nuova capitale dell'Impero Romano d'Occidente (286 – 402 d.C.), epicentro del rinnovamento cristiano avviato dall'Editto di Costantino (313 d.C.) — fu messa in luce durante gli storici scavi del 1961-63, in concomitanza con i lavori per la prima linea della metropolitana, condotti dal soprintendente Mario Mirabella Roberti. In quegli anni furono riportati alla luce i resti dei due edifici che Sant'Ambrogio, nei suoi testi, chiamava basilica nova e basilica vetus: Santa Tecla e Santa Maria Maggiore.

Proprio così: prima dell'edificazione dell'attuale Duomo, avviata con le demolizioni volute da Gian Galeazzo Visconti nel 1386, Milano non aveva una sola cattedrale, ma due — quella estiva (Santa Tecla) e quella invernale (Santa Maria Maggiore) — in seguito abbattute per fare spazio al nuovo cantiere.

Santa Tecla e il battistero di Sant'Ambrogio

La basilica di Santa Tecla, di cui restano la zona absidale e una porzione della navata centrale (visibili nel mezzanino della stazione Duomo della M1 e nell'area archeologica), fu edificata non prima della fine del IV secolo. Accanto sorgeva il gioiello del complesso: il battistero di San Giovanni alle Fonti, edificio a pianta ottagonale con nicchie alternativamente rettangolari e semicircolari, iniziato da Sant'Ambrogio intorno al 378. È qui che, secondo la tradizione, nella veglia di Pasqua del 387 Ambrogio battezzò Sant'Agostino. Al centro si trova la grande vasca battesimale, impreziosita all'inizio del VI secolo dal vescovo Lorenzo con una raffinata pavimentazione in opus sectile a motivi geometrici bianchi e neri, ancora ampiamente conservata.

Il fonte battesimale ottagonale di San Giovanni alle Fonti negli scavi del Duomo
Il battistero ottagonale di San Giovanni alle Fonti, dove fu battezzato Agostino.

La scoperta del tempio di Minerva

Alle soglie di Expo 2015, in quest'area furono individuati i resti di un tempio pagano, quasi certamente dedicato a Minerva. La notizia fu annunciata insieme alla presentazione di altri reperti: i resti del Foro dell'antica Mediolanum, ritrovati sotto gli scantinati della Pinacoteca Ambrosiana e della sua Biblioteca.

Già negli anni Sessanta Mirabella Roberti aveva rinvenuto, proprio all'interno della cattedrale estiva, una piccola cella a base quadrata circondata da un portico, di circa 17 metri di lato, mai più studiata in seguito. Le fonti storiche confermavano del resto la presenza di un tempio pagano "cristianizzato" sotto le fondamenta del Duomo: un'epigrafe ricordava come, "davanti alla casa della Vergine", un tempo si venerasse Minerva. La dea — della saggezza, della guarigione e protettrice del popolo — fu riadattata senza troppe difficoltà nella figura della Vergine Madre.

Da Belisama a Minerva: le radici celtiche

Le fonti antiche lasciano intuire qualcosa di ancora più remoto. Ancor prima della dominazione romana, i Galli Insubri avrebbero edificato in quello stesso luogo un primissimo santuario — non di mattoni ma, come vuole la tradizione, un bosco sacro di querce — poi romanizzato e dedicato all'antica dea madre. Il sincretismo dell'epoca la riadattò nella figura di "Minerva Medica", ma in origine rispondeva probabilmente alla celtica Belisama, la "Luminosa", protettrice di un luogo ricco d'acqua dove si sarebbero radunati i capi delle confederazioni celtiche.

La storia di piazza del Duomo non andrebbe dunque separata dalle reminiscenze, in parte perdute e non più dimostrabili, dell'antica "Medhelan" — "centro di perfezione" o "terra sacra di mezzo" — ossia di un grande santuario celtico da cui sarebbero derivati il nome latino Mediolanum e quello odierno di Milano.

Resti murari del tempio nell'area archeologica sotto il Duomo di Milano
Le strutture murarie che testimoniano la lunga stratificazione dell'area.

L'area archeologica oggi

Evitando che i sogni romantici prendano il sopravvento, resta il fatto che quest'area è una delle più affascinanti della città. Dopo un'importante riqualificazione, l'area archeologica sotto il sagrato è oggi visitabile (accesso dal Duomo): si possono ammirare il battistero di San Giovanni alle Fonti, l'abside di Santa Tecla e un'area cimiteriale. L'Università Cattolica, con la Soprintendenza e la Veneranda Fabbrica del Duomo, conduce inoltre un progetto di revisione complessiva degli scavi storici, che continua a far luce su queste preziose memorie. Restiamo dunque in attesa di nuovi risultati dall'area del tempio "Minervae dicatum".

Marco Corrias

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