• BENESSERE
  • Prevenzione e cura della demenza: intervista al Dottor Vittorio De Gregorio

Prevenzione e cura della demenza: intervista al Dottor Vittorio De Gregorio

dottor de gregorio1

La demenza è una patologia che crea un declino abbastanza grave delle facoltà mentali di una persona, rendendo spesso difficili da svolgere le semplici attività quotidiane.

Abbiamo voluto intervistare il Dottor Vittorio De Gregorio, medico dal 1984, specializzato in endocrinologia chirurgica, già neurologo presso casa di cura di Neuro riabilitazione in Irpinia dal 1990.

Dottore, lei è stato in prima linea in reparto di Neurologia dal 1990, tanti sono i casi che visita e continua a visitare e monitorare.

Cosa è la demenza e quali sono in effetti le cause?

Per Demenza si intende la Compromissione Globale Cronica e Progressiva delle Funzioni Corticali Superiori , cioè delle Funzioni Cognitive. Per dovere di divulgazione ed informazione al riguardo non posso non riferire sinteticamente sulla  classificazione delle demenze. Ci sono le demenze primarie e secondarie.

DEMENZE PRIMARIE O DEGENERATIVE

Le demenze primarie comprendono:

  • DEMENZE CORTICALI come il morbo  di Alzheimer, la emenza Fronto-Temporale, la demenza di Pick, morbo  dei Corpi di Lewy
  • DEMENZE SOTTOCORTICALI come la Corea di Huntington, il morbo  di Parkinson, la malattia da Prioni, la SLA  definita Sclerosi Laterale Amiotrofica e la   degenerazione Cortico Basale

DEMENZE SECONDARIE

Delle demenze secondarie che sono solo "potenzialmente" reversibili fanno parte le seguenti patologie come:

  • La demenza vascolare, l’Idrocefalo Normoteso, i disturbi Endocrini Metabolici, causati da ipo e Ipertiroidismo, ipo e iperparatiroidismo, insufficienza renale   cronica, Ipoglicemia, Disidratazione, etc. poi ci sono demenze con malattie Metaboliche Ereditarie oppure altre causate da malattie Infettive e Infiammatorie Del SNC come meningiti, sclerosi multipla, AIDS, Malattia Di Creutzfeld- Jacob, Etc.
  • Altre demenze sono quelle degli Stati Carenziali indotte da carenza di tiamina e/o cobalamina e folati, malnutrizione generale, poi abbiamo demenze provocate da sostanze Tossiche, come alcool, metalli pesanti, farmaci, composti organici ,altre con  processi Espansivi Cerebrali derivanti da neoplasie, ematomi o ascessi cerebrali) e infine la demenza miscellanea dovuta a traumi cranici, sindromi paraneoplastiche, cardiovascolari e respiratorie.

 

Quando si parla di demenza si parla soprattutto di pazienti anziani, è vero questo?

L’INVECCHIAMENTO COMPORTA ANCHE L’INCREMENTO DI PERSONE MOLTO ANZIANE, DI SOLITO BISOGNOSE DI ASSISTENZA e questa presuppone organizzazione seria e capillare che a sua volta presuppone risorse economiche non sempre adeguate e quindi con il rischio di un risultato, sul piano operativo, insufficiente, se non addirittura scadente, mente in teoria, solo come progetto su carta, si configura come servizio efficiente. Ma non funziona in questo modo in il mondo affascinante, ma purtroppo anche molto complesso e contraddittorio, della MEDICINA (con lettere maiuscole) e soprattutto della Medicina Sociale. A monte c'è un concetto  da cui non si può prescindere, quindi un concetto dominante: uno Stato se decide civilmente, democraticamente e soprattutto COSTITUZIONALMENTE, per una Pubblica Assistenza Sanitaria, come in Italia, deve poter comprendere, e addirittura rassegnarsi, che non ci sono investimenti in termini di "rientro e capitalizzazione" in ambito sanitario, l'investimento è, e sarà sempre ed esclusivamente, in termini di interventi sanitari di qualità , assistenziali di livello superiore, di massima PREVENZIONE, e  quest'ultima è la "PAROLA CHIAVE" che permette di evitare sprechi, semplicemente prevedendo e quindi prevenendo tutto ciò che, se trascurato o rallentato, porta inevitabilmente a successivi interventi più costosi e talvolta inutili. Questa giudiziosa operazione di prevenzione è, di per sé, motivo di investimento e rientro economico.

Quando una persona lei consiglia di farsi visitare, quali potrebbero essere i primi cambiamenti allarme?

Sono diversi ma nella mia personale esperienza di quasi 40 di lavoro sul campo, in linea di massima si assiste innanzitutto alla  compromissione della Memoria di Fissazione una funzione che se alterata non permette ai nuovi ricordi di fissarsi e sostituire, per aggiornamento, le vecchie informazioni, mentre un disturbo della Memoria di Rievocazione non permette ai vecchi ricordi di tornare in mente quindi tutti i ricordi vengono continuamente aggiornati, fino alla scomparsa della percezione del proprio passato, ma questo avviene nei casi più gravi ed avanzati. Poi c'è spesso un deficit dell'Attenzione, dell'Orientamento Spaziale e Temporale, della Lettura e della Scrittura delle Abilità Prassiche (la capacità di compiere correttamente gesti coordinati e diretti a un determinato fine) delle Funzioni Esecutive (l'insieme dei processi mentali atti all'elaborazione di schemi cognitivo-comportamentali adattivi, in risposta a condizioni ambientali nuove ed impegnative) della capacità di Pianificazione. Ma esistono anche altri sintomi non strettamente cognitivi, piuttosto psichici che devono allertare i familiari e il medico, in primis di Medicina Generale che è il primo ad essere chiamato in causa dai congiunti del paziente che sta sviluppando progressivamente la demenza. Uno dei segni predittivi può essere la DEPRESSIONE cioè il CALO DEL TONO DELL'UMORE, che solitamente passa inosservato o viene dato per scontato, per il solo fatto che il soggetto in questione è una persona anziana. Errore! Una persona, per quanto anziana, ha delle risorse intellettive e psichiche ovviamente ridotte, ma comunque tali da metterla nella condizione più che sufficiente di affrontare la terza età con dignità e partecipazione attraverso opportuno riadattamento delle ridotte capacità all'attualità delle situazioni. Se questo non si verifica, non è tanto perché l'anziano è "semplicisticamente" triste in quanto, ad esempio, è limitato nell'attività motoria, o perché l'udito e la vista sono meno validi, o perché i figli e nipoti sono meno presenti nella quotidianità. Come ho già detto la possibilità di riadattarsi alle nuove realtà, indipendentemente dall'età, è una capacità che l'essere vivente possiede da sempre dalla preistoria, insito nel progetto biologico dell'evoluzione per l'uomo così come per altre specie; gli esseri viventi tutti scomparirebbero se non fossero in grado di sviluppare adattamenti che permettono di sopravvivere e riprodursi nell'ambiente mutato. Quindi una persona anziana se non è in grado di compiere questa istintiva manovra di rimodellamento/riadattamento al mutare delle condizioni di salute fisica e cambiamenti di vita sociale e talora anche familiare, vuol dire che ci sono delle condizioni psico-intellettive che stanno interferendo ed impedendo l'aggiustamento degli equilibri.

Infine devo segnalare anche comportamenti insoliti per il paziente di tipo squisitamente psichiatrico (trattasi in realtà di vere e proprie Manifestazioni Psicotiche Secondarie al danno biologico che si produce nelle demenze) : disinibizione sul piano morale, con linguaggio a volte scurrile, scarsa igiene personale, lo sviluppo di un pensiero delirante (ad es.: il vicino è contro di me, mi fa continui dispetti; i familiari mi rubano i soldi; i ladri vogliono entrare in casa; mi sento osservato e pedinato), allucinazioni visive o uditive. Va altrettanto detto che tali manifestazioni non insorgono d'emblée, ma sono precedute da piccoli segnali che devono essere colti al meglio.

 

Secondo lei, quali potrebbero essere i migliori trattamenti?

Allo stato attuale non esistono terapie mirate alla cura con guarigione della demenza, che, trattandosi di una condizione a decorso evolutivo può soltanto, in alcuni casi più rapidamente, più lentamente nei casi meno severi, sfociare in una disabilità complessiva sia delle funzioni cognitive e psichiche e sia delle abilità motorie per cui l'assistenza diventa globale, complessa, onerosa per i familiari e per il S.S.N. Esistono delle sostanze da molti anni in uso ma con scarsissimo successo, quasi nullo, soprattutto quelli più noti e prescritti sono gli Inibitori dell'acetilcolinesterasi (es: donepezil, galantamina e rivastigmina) ma anche quelli più deludenti, mentre per la Memantina, un preparato farmacologico che agisce sul sistema glutamminergico, e possibile apprezzare, talvolta, un minimo supporto, ma siamo molto lontani da una terapia valida in quanto efficace. Tuttavia devo dire che da poco un farmaco chiamato ADUCANUMAB è il primo approvato per l’Alzheimer e, cosa forse ancora più importante, il primo per un trattamento che interviene non tanto sui sintomi, ma sui processi fisiopatologici che sembrano essere all’origine dello sviluppo della malattia. Aducanumab è un anticorpo monocolonale IgG1, prodotto dall'azienda Biogen, diretto in modo specifico contro gli oligomeri di beta amiloide e contro le fibrille amiloidi implicati nella patogenesi dell’Alzheimer.

 

In medicina spesso si   afferma che prevenire è sempre meglio che curare, esiste secondo lei una buona prevenzione per la demenza?

Quasi sempre in Medicina, come ho già detto prima e in altre occasioni pubbliche, la PREVENZIONE può rappresentare un'arma vincente soprattutto se unitamente ad interventi terapeutici seri ed a una politica sanitaria molto meno burocratizzata, più fluida, più pratica, quindi più operativa e meno teorica. Prevenire prevedendo è come stare un passo sempre avanti, trascurare anche i dettagli vuol dire rallentare o ancor di più paralizzare un percorso destinato a risultati validi e pertanto economicamente sia per il cittadino e sia per lo Stato economicamente vantaggiosi, senza sprechi. Questo è di per sé un vero e proprio investimento con concreto rientro economico. L'intervento deve essere capillare sul territorio da parte di chi esercita la Medicina Generale, il primo importante e colossale filtro grazie al quale si può poi accedere a livelli di intervento superiori qualitativamente e quantitativamente. Infatti solo in fase più avanzata si procede, dopo un corretto inquadramento dei casi clinici a terapie "cucite su misura" quanto più è possibile.  Personalmente non ho mai aderito a schemi rigidi, protocolli precostituiti, anche se avere l'indicazione di una strada maestra da percorrere è cosa buona e giusta, ma non può mancare il buon senso, l'iniziativa personale sempre in un ambito diagnostico/terapeutico eticamente e tecnicamente consentito.

 

 

 

 

 

La ricerca è uno strumento fondamentale per il miglioramento della vita umana.

Medici e ricercatori, non smettono mai di impegnarsi nello scoprire quali potrebbero essere i fattori che causano questa patologia e soprattutto come nel migliore dei modi  bisognerebbe  curarla.

Quali risultati sono stati riscontrati fino ad ora?

Devo dire che la ricerca va avanti e lo farà sempre di più per diversi ordini di motivi: il ricercatore ha nel proprio DNA il piacere di capire, il gusto della  scoperta per dare soluzioni in precedenza inesistenti, inoltre non escludo l'orgoglio di tutelare il genere umano dal declino da Homo Sapiens a Homo Demens. Come già detto in precedenza un farmaco chiamato ADUCANUMAB è il primo approvato per l’Alzheimer e, cosa forse ancora più importante, il primo per un trattamento che interviene non tanto sui sintomi, ma sui processi fisiopatologici che sembrano essere all’origine dello sviluppo della malattia. Tuttavia è presto per cantar vittoria, c'è da verificare con studi osservazionali sul campo e su un numero gigantesco di casi per avere la certezza di un trattamento veramente efficace, ma sempre se iniziato precocemente.

 

Ad oggi di quanto è aumentato il numero di pazienti e soprattutto cosa si potrebbe fare di più per rendere sempre ancora più importante l’assistenza nei confronti di chi soffre di questa patologia?

              Il ventunesimo secolo passerà alla storia come il SECOLO DELL’INVECCHIAMENTO GLOBALE. La nostra società sta vivendo una sorta di RIVOLUZIONE DEMOGRAFICA: nel 2000, nel mondo c’erano circa 600 milioni di persone con più di 60 anni, che nel 2050 saliranno a 2 miliardi. Inoltre le donne vivono più a lungo degli uomini e virtualmente in tutte le società, quindi evidentemente per fattori intrinsecamente biologici (io dico sempre scherzando, ma non troppo, che Le Donne hanno una speciale marcia in più !!! )

 

  Una quota così consistente di anziani dovrebbe costituire un segno di benessere, di alta qualità della vita, di assistenza efficiente, di intensa integrazione sociale, ma questi spesso sono solo concetti che trovano scarso riscontro nella realtà. Purtroppo!

 

Copyright © 2006 - 2021 MilanoFree.it, testata registrata Trib. Milano n. 367 del 19/11/2014  IT11086080964