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Coronavirus: niente più terapia del sorriso

infermieraLa città di Legnano si distingue anche per l’eccellenza del reparto Malattie infettive del nuovo ospedale.

Il reparto si occupa di pazienti affetti da patologie infettive che necessitano complessi interventi diagnostici e trattamenti terapeutici sottoposti a monitoraggio continuo quali le setticemie, l’infezione da HIV/AIDS, le epatiti virali nelle loro forme più gravi, le patologie d’importazione come la malaria, la dengue e la schistosomiasi e le patologie ad alto rischio di contagio come la tubercolosi, la meningite e la scabbia.

Nell'eccellenza della struttura, ci sono delle persone che stanno un facendo un lavoro indescrivibile, in maniera indefessa e spesso silenziosa, quasi discreta. Tra i tanti lavoratori, ho conosciuto un’infermiera che mentre si trovava alla fermata dell’autobus, in attesa di tornare casa, mi ha raccontato la sua esperienza: spezzoni di vita, fatti di battaglie estenuanti.

 L’infermiera ha voluto seguire una scelta di riservatezza, e la chiamerò Maria.

Ciao Maria di cosa ti occupi in ospedale?

 Sono infermiera e attualmente lavoro in medicina subintensiva. 

ospedale legnanoCome state vivendo questo periodo in ospedale?

Personalmente sono parecchio sotto stress anche perché non lavoro nel mio reparto e sono passata dal turno di giornata con riposi di sabato e domenica a fare i due turni con salti di riposo.  È dura, è veramente dura mai avrei pensato che nella mia carriera lavorativa avrei visto qualcosa del genere.  

Oltre la stanchezza fisica per i turni massacranti, mentalmente come state affrontando l’emergenza?

Non riusciamo a capire quando tutto questo finirà ma soprattutto la cosa più pesante è che manca il contatto umano sono tanti pazienti tutti con grossi problemi respiratori. 

Cosa che ti ha più colpito di questa epidemia?

Ogni giorno si perde uno o più pazienti che purtroppo non riescono a salutare i propri familiari essendo isolati; trovi anche pazienti deceduti nel letto da soli e ti assicuro che è bruttissimo e proprio per questo l’azienda ha messo a disposizione sia per i familiari che per i dipendenti una psicologa. 

Credi che abbiamo preso finalmente coscienza di quello che sta accadendo, o pensi che qualcuno crede che siamo solo di fronte ad un’influenza un po’ più aggressiva?

Secondo me non tutti hanno capito cosa ci sta capitando e qual è la posta in gioco, altrimenti non mi spiego come ci sia ancora gente in giro e a queste persone consiglio di farsi un bel giro in ospedale. 

Pensi che il picco del Coronavirus debba ancora arrivare?

Spero che il picco sia arrivato anche perché gli ospedali sono saturi e il personale è provato. È una cosa più grande di noi. Contiamo a ripetere quando finirà.

Tutta l’Italia vi sta esprimendo sentimenti di stima e vicinanza, per quello che state facendo, cosa ti senti di rispondere?

Io mi commuovo quando la gente mi ringrazia oppure ci mandano cibo o messaggi di affetto; anche se penso che per me è dovere, è il mio lavoro che amo immensamente. L'unica cosa che spero vivamente è che quando tutto questo sarà finalmente passato, la gente si ricorderà ancora di noi. ”Ci chiamano eroi ma per me gli eroi sono tutti i Pazienti che combattono la guerra per la sopravvivenza”. 

Cosa vorreste fare per i pazienti, oltre quello che già fate? 

Non possiamo nemmeno somministrare la terapia più importante per colpa delle mascherine  “La terapia del sorriso”. 

Ringrazio Maria per le toccanti parole, che ci lasciano senza fiato.

La forte emozione che ci ha tramesso, forse ci darà maggiore forza nel restare dentro casa e a riprendere il nostro cammino nella vita di tutti i giorni.

E’ vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi (Le cose che ho imparato nella vita – Paulo Coelho). 

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