Vini lombardi: le 5 DOCG e tutte le zone del vino in Lombardia
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La Lombardia produce 1,3 milioni di ettolitri di vino l'anno e ha cinque DOCG, ventuno DOC e quindici IGT. Eppure, se chiedi in giro, quasi tutti sanno nominare solo il Franciacorta.
È un peccato, perché qui dentro c'è il Nebbiolo coltivato sui terrazzamenti a settecento metri, un passito che nasce da trentuno ettari in tutto e non si può fare da nessun'altra parte, e perfino un DOC alle porte di Milano. Ecco tutti i vini lombardi, zona per zona.
Le cinque DOCG in trenta secondi
La DOCG è il vertice della piramide italiana. In Lombardia sono cinque:
- Franciacorta — il metodo classico che ha fatto conoscere la Lombardia nel mondo (Brescia).
- Oltrepò Pavese Metodo Classico — le bollicine di Pinot Nero, dal 2007 (Pavia).
- Valtellina Superiore — il Nebbiolo dei terrazzamenti, con cinque sottozone (Sondrio).
- Sforzato di Valtellina (o Sfursat) — il rosso da uve appassite, sempre Nebbiolo (Sondrio).
- Scanzo, o Moscato di Scanzo — il passito rosso da 31 ettari (Bergamo).
Tre su cinque, come si vede, non stanno né in Franciacorta né in Oltrepò. La Lombardia del vino è molto più larga della sua fama.
Franciacorta
È il nome che tutti conoscono, ed è l'unico caso italiano in cui una sola parola indica insieme il territorio, il metodo e il vino: si dice "un Franciacorta", non "uno spumante di Franciacorta". Metodo classico, rifermentazione in bottiglia, provincia di Brescia — Erbusco, Adro, Iseo, Cortefranca, Passirano e gli altri comuni tra il Lago d'Iseo e la città.
Negli stessi vigneti, con Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco — più eventualmente Merlot e i due Cabernet — si producono anche i vini fermi della Curtefranca DOC, che restano la sorpresa per chi arriva pensando solo alle bollicine.
Oltrepò Pavese
La zona più estesa e più sottovalutata. Qui il Pinot Nero ha trovato un terroir che pochi posti al mondo gli danno, e dal 2007 la denominazione Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG lo certifica in quattro tipologie, comprese le versioni rosé.
Ma l'Oltrepò è soprattutto un catalogo di rossi che non somigliano a nessun altro:
- Bonarda dell'Oltrepò Pavese DOC — a base Croatina, il vino di casa: si beve giovane, spesso vivace, e nelle osterie pavesi arriva ancora nelle tazze.
- Buttafuoco DOC — Croatina, Uva rara, Ughetta e Vespolina. Il nome dice tutto.
- Sangue di Giuda dell'Oltrepò Pavese DOC — stessi vitigni, versione dolce. Il nome più bello dell'enologia italiana.
- Pinot Nero dell'Oltrepò Pavese DOC e Oltrepò Pavese Pinot Grigio DOC — le versioni ferme.
- Casteggio DOC — la denominazione che porta il nome del borgo.
Valtellina
La viticoltura più difficile e più spettacolare della regione: terrazzamenti costruiti a mano sui versanti ripidi della provincia di Sondrio, dove l'uva si vendemmia con la gerla perché il trattore non passa. Qui il Nebbiolo si chiama Chiavennasca.
- Valtellina Superiore DOCG — Nebbiolo per almeno il 90%, diviso in cinque sottozone che sono cinque vini diversi: Sassella, Grumello, Inferno, Valgella e Maroggia.
- Sforzato di Valtellina DOCG — l'uva viene fatta appassire in solaio finché non perde circa il 30% dell'acqua. Il nome viene dalla "forzatura", cioè dal prolungare la maturazione. È uno dei pochissimi passiti rossi secchi d'Italia, e regge il confronto con l'Amarone.
- Valtellina Rosso DOC — la versione base, più immediata.
Bergamasca: Valcalepio e Moscato di Scanzo
La Valcalepio DOC corre dal Lago di Como al Lago d'Iseo, e qui si fa vino dai tempi dei romani: rossi da Cabernet Sauvignon e Merlot, bianchi da Pinot Bianco, Pinot Grigio e Chardonnay. Accanto, la Terre del Colleoni DOC.
Ma il gioiello è un altro, ed è il vino più raro della Lombardia. Il Moscato di Scanzo DOCG si produce su 31 ettari — trentuno, non è un refuso — tutti dentro il comune di Scanzorosciate, in provincia di Bergamo. È un passito rosso da una rarissima varietà di Moscato a bacca nera: le uve appassiscono per almeno ventuno giorni, poi il vino affina due anni. Fuori da quel comune non si può fare: le condizioni non sono replicabili. DOCG dal 2009, ed è la più piccola d'Italia.
Garda e Mantovano
Sulla sponda bresciana e verso il Mincio cambia tutto un'altra volta:
- Lugana DOC — il bianco da Trebbiano di Lugana, denominazione interregionale condivisa con la provincia di Verona. È il vino lombardo più esportato dopo il Franciacorta.
- Garda DOC e Riviera del Garda Classico DOC, con la sottozona Valtenesi — il regno del Groppello, vitigno autoctono, e dei rosati.
- San Martino della Battaglia DOC — piccolissima, sul confine.
- Garda Colli Mantovani DOC e Lambrusco Mantovano DOC — nel Mantovano, dove la Lombardia comincia a somigliare all'Emilia.
Il vino di Milano: San Colombano
Pochi milanesi lo sanno: Milano ha un suo DOC. È il San Colombano al Lambro DOC, prodotto sulla collina di San Colombano — l'unico rilievo della pianura tra Milano, Lodi e Pavia — con gli stessi vitigni dell'Oltrepò, Croatina in testa.
Non è una curiosità folkloristica: è una denominazione vera, in una zona dove la vite c'è da secoli. Alla provincia di Milano si aggiungono due IGT, la Verdea e le Colline del Milanese.
La storia completa, i disciplinari e gli abbinamenti li abbiamo raccontati nel pezzo dedicato ai vini di Milano e provincia.
Le piccole del Bresciano
Tre denominazioni minuscole che quasi nessuno cita, tutte attorno a Brescia: Botticino DOC, Cellatica DOC e Capriano del Colle DOC. Sono i vini che in enoteca non trovi e che si bevono dove si fanno — il che, per chi cerca l'autentico, è esattamente il punto.
Come orientarsi tra le sigle
- DOCG — Denominazione di Origine Controllata e Garantita: il vertice, con i controlli più severi. In Lombardia sono cinque.
- DOC — Denominazione di Origine Controllata: disciplinare rigido su zona, vitigni e resa. Ventuno.
- IGT — Indicazione Geografica Tipica: regole più larghe, ma non vuol dire vino minore. Quindici.
Un numero che spiega la Lombardia meglio di ogni descrizione: sul totale prodotto, il 50,5% è DOP e il 38,5% IGP. Quasi nove bottiglie su dieci hanno una denominazione. E il rapporto tra rossi e bianchi è quasi in pari: 54% contro 46%.
Domande frequenti
Quante DOCG ha la Lombardia?
Cinque: Franciacorta, Oltrepò Pavese Metodo Classico, Valtellina Superiore, Sforzato di Valtellina e Scanzo (o Moscato di Scanzo). A queste si aggiungono 21 DOC e 15 IGT.
Qual è il vino più famoso della Lombardia?
Il Franciacorta, senza discussione: metodo classico prodotto in provincia di Brescia, tra il Lago d'Iseo e la città. È l'unico caso italiano in cui la stessa parola indica il territorio, il metodo e il vino.
Qual è il vino più raro della Lombardia?
Il Moscato di Scanzo DOCG: si produce su appena 31 ettari, tutti nel comune di Scanzorosciate in provincia di Bergamo, da una rarissima varietà di Moscato a bacca nera. È la DOCG più piccola d'Italia e fuori da quel comune non è riproducibile.
Milano ha un suo vino?
Sì: il San Colombano al Lambro DOC, prodotto sull'unica collina della pianura tra Milano, Lodi e Pavia. In provincia si producono anche due IGT, la Verdea e le Colline del Milanese.
Che differenza c'è tra Valtellina Superiore e Sforzato?
Entrambi sono Nebbiolo — qui chiamato Chiavennasca — ma lo Sforzato si ottiene da uve fatte appassire in solaio finché non perdono circa il 30% dell'acqua. Il Valtellina Superiore è il rosso fermo, diviso nelle sottozone Sassella, Grumello, Inferno, Valgella e Maroggia.
Cos'è il Sangue di Giuda?
Un rosso dolce e vivace dell'Oltrepò Pavese, DOC, a base di Croatina, Uva rara, Ughetta e Vespolina — gli stessi vitigni del Buttafuoco, che però è secco. Si beve sui dolci secchi e sulla crostata.
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