Certosa di Pavia

certosa di PaviaQualcuno potrebbe dire: cosa centra la Certosa di Pavia con Milano? Centra eccome, perché senza Milano probabilmente non esisterebbe neppure questa magnifica Certosa. Per cui, dopo un caloroso consiglio di andare a visitare questa meraviglia, eccone la breve storia. 

Sappiamo, grazie a preziosi scritti, che nel 1390 Caterina Visconti, che era moglie e cugina di Gian Galeazzo, fece si che in una villa sita nel Pavese, si dovesse fabbricare un monastero per l’ordine dei Certosini. Sappiamo che quest’Ordine fu fondato da San Bruno di Colonia nel 1084, e che la prima Certosa, formata da una minuta chiesetta, alcune capanne che fungevano da celle per i monaci e da piccoli fabbricati per usi vari, e sistemati a pianta quadrata, fu a Grenoble, in una valle chiamata Chartreuse, da cui il nome di certosa. 

Quattro anni dopo, il duca, avvisava i Padri Certosini di Siena, di inviare alcuni rappresentanti per collaborare alla costruzione di una certosa dedicata alla Regina del Cielo, con il titolo di Santa Maria delle Grazie, a nord del castello di Pavia. Finalmente nel 1396 furono incaricati del progetto Bernardo da Venezia, architetto già attivo nella Fabbrica del Duomo di Milano, Cristoforo da Conigo e Giacomo da Campione. Nell’agosto dello stesso anno ci fu la cerimonia della posa della prima pietra e il via ai lavori. La costruzione proseguì sino al 1402 poi, morto il duca, tutto rallentò sino a fermarsi. Si deve giungere al 1412 perché i lavori riprendano a pieno ritmo, e grazie al figlio minore di Galeazzo, Filippo Maria. Tanto fervevano i lavori che nel 1418 il pontefice Martino V, al secolo Oddone Colonna, dopo aver consacrato l’altare maggiore del Duomo di Milano, si fermò per visitarla. Tuttavia noi sappiamo che il periodo era tutt’altro che pacifico, guerricciole e guerre erano una minaccia continua, tanto che i Veneziani giunsero alle porte di Milano facendo si che dal 1447 al 1450 la Certosa non fu più sotto il dominio milanese. Ritornò sotto Milano quando Francesco Sforza fu investito anche del ducato di Milano. I Padri Certosini fecero subito istanza al duca perché desse continuità ai lavori, portando finalmente a termine l’agognata costruzione.

Il duca rispose all’invito favorevolmente, e la “ Fabbrica” riprese i lavori, però con un altro ingegnere della Fabbrica del Duomo, tale Giovanni Solaro, e poi dal figlio del duca, Guiniforte. Dopo la pace di Lodi del 1454, Francesco Sforza volle visitare la Certosa ma dovette, per ragioni diverse, inviare il figlio Galeazzo Maria, il quale fu accolto in pompa magna. La costruzione non era però ultimata, infatti, mancava la chiesa, la sistemazione del chiostro grande, la facciata, insomma di lavoro da fare ve ne era ancora parecchio.  Nel 1474 si provvide comunque alla solenne traslazione in Certosa delle spoglie mortali di Gian Galeazzo, il munifico fondatore. Purtroppo la bramosia del potere acceca gli animi, e così, tra intrighi di corte e trame più o meno malvagie, fecero si che i lavori si fermarono per l’ennesima volta, sino a che Ludovico il Moro, l’usurpatore, si dichiarò nuovo duca di Milano. Al di là delle questioni di potere, la Certosa attirò l’interesse del Moro, tanto che diede un nuovo vigoroso impulso per la ripresa dei lavori. Il Moro aveva veramente preso a cuore la Certosa, tanto che nel 1494 invitò in visita Carlo VIII, re di Francia, che da quelle parti transitava per recarsi alla conquista del regno di Napoli. Arriviamo, tra alterne vicende non sempre tranquille, al 1542 quando, nonostante si stava ancora procedendo ai lavori, il Papa Paolo III, al secolo, Alessandro Farnese, con Bolla del 16 marzo, dichiarò compiuta la “ Fabbrica” della Certosa. Intanto famosi pittori, scultori, decoratori si alternavano e continueranno anche negli anni a venire nell’abbellimento del monastero. Varie e alterne sono le vicende, anche dolorose, che vedono protagonista la Certosa che, nonostante tutte le vicissitudini è rimasta nel tempo come testimonianza di fede. Dal 1968 ritornano alla Certosa i Cistercensi, che con il motto “Ora et Labora”, hanno restituito al monastero il segno che lo deve contraddistinguere, ossia la preghiera e la contemplazione.  Come si evince da questo breve, Milano e la Certosa di Pavia sono strettamente legate.

Per chi volesse raggiungere per visitarla, in auto da Milano Strada Provinciale 35 verso Pavia, pochi Km dopo Binasco, uscita per la Certosa.
In autobus; da Milano partono regolarmente, da viale Famagosta.
In treno, tratta Milano – Pavia, poi treno locale.
L’entrata è completamente gratuita, tuttavia è doverosa una libera offerta, e la visita è possibile sia il mattino sia il pomeriggio. No il lunedì. Per informazioni telefonare al n. 0382/925613.

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