Chiesa di San Nicola in Dergano

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In fondo a via Livigno, su quello spiazzo che, ancor oggi, ha un’aria di paese, che si chiama Piazza Dergano, si trova la chiesa del quartiere, dedicata al vescovo S. Nicola di Mira.

Dergano è un antico rione il cui nome, secondo l’etimologia gallo – romana, sarebbe da far risalire al termine celtico “dervos” (quercia). In questa località, già poco dopo il 1000, venne fondata una prima cappella dedicata al vescovo greco Nicola e, successivamente, anche a San Giorgio. A fine ‘300, l’edificio non è più attestato come cappella ma come chiesa, tanto che, intorno al 1450, fu oggetto dei primi restauri e ampliamenti, oltre alla costruzione del campanile, demolito nel 1969. Nel 1564 divenne parrocchia sotto l’arcivescovado di Carlo Borromeo, che restituì la consacrazione al solo San Nicola. La struttura rimase quella quattrocentesca fino al 1808, quando un uragano travolse l’edificio, distruggendone la facciata e costringendo a nuovi restauri che, nel 1810, si trasformarono in un nuovo ampliamento, al quale si aggiunse, poi, quello del 1899.

Dal 1834 al 1924 la chiesa fu dedicata ai Santi Nicola e Giorgio. L’esterno della vecchia chiesa era molto semplice, con una facciata di ibride linee goticheggianti dal portale a lunetta trilobata, e lo snello campanile sul lato sinistro, mentre l’interno era a navata unica, con altar maggiore del 1808, e custodiva un fonte battesimale marmoreo, oltre a due statue lignee della Madonna e del Sacro Cuore, poi trasferite nella chiesa odierna. Dopo l’elevazione a prepositura nel 1923, l’arcivescovo Ildefonso Schuster, nel suo programma di rifacimento di molte delle chiese della periferia milanese, affidò, negli anni ’30, il progetto per la nuova San Nicola all’architetto Dino Zanotta: nel 1939 venne posta la prima pietra del nuovo tempio e nel 1940 l’esterno era terminato e coperto ad un tetto ma le difficoltà belliche costrinsero Zanotta a rinunciare a cupola, campanile e portico d’ingresso previsti nel progetto. Nel 1941 la chiesa fu solennemente inaugurata nelle forme che oggi vediamo, mentre la vecchia chiesa, oltre al campanile, furono abbattuti nel 1969.

L’edificio è oggi austero e solenne, secondo i canoni dell’architettura sacra razionalista degli anni ’30, a tre navate, con transetti absidati e copertura a calotta in loco della cupola originariamente prevista dallo Zanotta. La facciata è molto semplice, rustica nel suo paramento in cotto della fascia centrale, che ricorda la soluzione ideata da Carlo Maciachini per la facciata del Duomo di Pavia. Le tre absidi presentano una fascia di archetti, anch’essi in cotto, di chiaro ricordo romanico lombardo. L’interno è chiaramente scandito dalle fasce murarie rosse che si stagliano sulla muratura bianca e pare maestoso nella sua semplicità, che ricorda altri edifici milanesi del periodo, come il santuario di S. Rita da Cascia. La chiesa è ricca di opere d’arte contemporanea. Oltre alle statue della Madonna e del sacro Cuore provenienti dalla vecchia chiesa, nel nuovo edificio si trovano capolavori di razionalismo sacro degli anni ’30, come i due grandiosi pulpiti marmorei, situati sull’arco di collegamento tra transetto e presbiterio, e il ciborio, anch’esso marmoreo, che sovrasta l’altar maggiore, il quale presenta un prezioso tabernacolo dalle porticine bronzee degli anni ’40. Le vetrate vennero rifatte negli anni ’50, dopo i danni bellici subiti da edifici contigui alla chiesa, e raffigurano l’Eucaristia (rosone centrale) e i santi Nicola, Carlo e Ambrogio, oltre ai simboli di papa Pio XII e dell’arcivescovo Schuster (abside). Degli anni ’80 è il battistero, con un crocifisso del Cedraschi, in cui, nel 2002, fu collocata una statua di San Nicola, opera di Toni Bux, in paramenti liturgici secondo l’iconografia orientale, specialmente greca e slava. Nel 2003, infine, accanto alla statua della Madonna, fu posta una tela, copia da un originale di fine ‘500 di Scipione Pulzone, raffigurante la Madonna della Divina Provvidenza.

Una curiosità, in conclusione: la chiesa, dal 1969 al 1993, rimase priva di campanile. Le vecchie campane, originariamente nella vecchia torre, furono conservate e tre di esse trovarono posto nella nuova cella campanaria in ferro costruita sul tetto, poco prima del transetto destro.

Stefano Malvicini

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