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Il Museo dell’Oltretomba: da vedere a Roma

Non so quanti ne hanno sentito parlare o visitato, fatto sta che quando ho letto dell’esistenza di questo Museo la mia curiosità è schizzata alle stelle, e così ho pensato bene di farlo conoscere ai nostri lettori. Purtroppo il Museo dell’Oltretomba, o Museo delle Anime del Purgatorio, non è a portata di autobus o metropolitana, non quella milanese almeno, poiché si trova molto più distante, infatti, è nella nostra sempre bella capitale. Tuttavia per chi ha in programma un viaggio a Roma, per chi è solo di passaggio, o per chi la curiosità è così forte che organizza una due giorni nella città dei Cesari, ecco che passo a descrivere questo insolito Museo.sacro cuore del suffragio pexels julia volk 5273636

Roma è un po’ la patria dei Musei, ve ne sono innumerevoli, ma originale come questo credo proprio sia il solo. Contiene una documentazione eccezionale: una raccolta che attesta l’immortalità dell’anima, o per meglio dire: dell’esistenza di uno dei tre regni dell’oltretomba, ossia il Purgatorio.

Il Museo si trova sul Lungotevere in prossimità di Castel Sant’Angelo, in una chiesa di stile gotico dedicata al Sacro Cuore del Suffragio. Questa esposizione fu aperta, con l’approvazione di papa Benedetto XV, da padre Victor Jouet, sacerdote missionario francese. L’idea di dedicare un Museo alle anime dei morti, e precisamente alle anime del Purgatorio, venne al sacerdote in occasione di un improvviso e inspiegato incendio che si sviluppò in una cappella dedicata alla Madonna del Rosaio, era il giorno 15 novembre 1897. Quando l’incendio fu spento, in un pannello di legno situato alla sinistra dell’altare vi era impressa una immagine di un volto sofferente. Questa visione richiamò al sacerdote, e ai presenti, un’anima sofferente nel Purgatorio. Ecco come è nato il “Museo Cristiano dell’Oltretomba”.

Una raccomandazione a coloro che visitano il Museo è questa: di non assumere aprioristicamente atteggiamenti scettici, e di non lasciarsi condizionare dalle immagini in una esaltazione fideistica.

Cosa si vede nel Museo dell’Oltretomba

museo oltrretomba romaDieci sono i cimeli che il visitatore può esaminare, essendo posti bene in evidenza. Eccone una breve trascrizione.

  1. È visibile l’immagine rimasta sul legno dopo l’incendio su detto.
  2. La defunta Palmira Rastelli, sorella del parroco, morta nel dicembre del 1870, lascia sul libro di preghiere di Maria Zaganti, nel marzo del 1871, una impronta di tre dita.
  3. Nel 1875 sul berretto da notte del signor Le Sénèchal la moglie, defunta nel 1873, lascia l’impronta delle sue cinque dita. La bruciatura non ha alterato né distrutto il tessuto.
  4. Il 13 ottobre 1696 sul grembiule di una suora si imprime una impronta di fuoco; era la mano di un’altra suora morta di peste nel 1637.
  5. L’impronta di una mano apparve sulla manica della camicia; l’impronta era quella della mamma, morta 37 anni prima, mentre la camicia era quella del figlio. La madre, apparsagli anche in sogno, gli ricordava obblighi di sante Messe, come da legato paterno, che il figlio,  che faceva una vita piuttosto dissoluta, non aveva mai onorato.
  6. Una impronta di fuoco di un dito indice fu lasciato sul cuscino di suor Margherita del Sacro Cuore, da una consorella morta la mattina del 5 giugno, come invito a pregare per la sua anima.
  7. Ben 4 sono le impronte a fuoco lasciate a Isabella Fornari, badessa delle Clarisse del monastero di S. Francesco a Todi. Una della mano sinistra è sopra una tavoletta usata dalla Badessa per il suo lavoro. La seconda, sempre della mano sinistra, su un foglio di carta. Un’altra impronta , questa volta della mano destra, è sulla manica della tonaca. La quarta è la stessa della terza che, bucando la tonaca, si è impressa sulla tela della camicia della suora.
  8. La suocera lascia, ben 30 anni dopo la sua morte, una impronta su libro di preghiere della nuora.
  9. Impronta di fuoco che tale Giuseppe lasciò sul libro di preghiere del fratello.
  10. Un sacerdote defunto chiedeva preghiere di suffragio per la sua anima, e come prova lasciò l’impronta su una carta da lire 10. Siamo nel 1918/19.

Ecco, questo è quanto. Ognuno, ovviamente, è libero di trarre il proprio pensiero.

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