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Fare la spesa a Milano negli anni Cinquanta: negozi e dialetto

Oggi, nell'era dei super e ipermercati, è tutto diverso. Ma una volta, negli anni Cinquanta, a fare la spesa si andava nei negozi: una realtà che, per fortuna, non è del tutto scomparsa. Anzi, tra botteghe storiche, mercati rionali e ritorno al "chilometro zero", sembra perfino riprendere un po' di vigore.

Diciamo che il supermercato di quei tempi era il mercato settimanale o, dove presente, il mercato rionale: in dialetto milanese, el mercàa e el mercàa rionàl. La traduzione è voluta, perché desidero ripercorrere un momento del vivere di allora; e poiché i miei nonni parlavano spesso in dialetto milanese, riporto in milanese di quando andavo con loro a fare la spesa o mi mandavano a prendere qualcosa.

Via Verziere a Milano in una fotografia del 1905, con i banchi del mercato
Via Verziere, Milano, 1905 — archivio fotografico storico

El prestinée e el latée

Il negozio che più frequentavo era il prestinèe, dove la nonna mi mandava a toeù el pàn o la micca, che è poi la michetta. Ricordo che compravo anche una carsenzin, una focaccina che poi portavo a scuola per la ricreazione. Anche il latée mi conosceva: andavo a ritirare la bottiglia de làtt prenotata dalla nòna.

In beccheria e dal cervellée

A volte, per fortuna non spesso, accompagnavo il nonno in beccheria, la macelleria, dove dal becchée — un uomo corpulento e basso di statura — ci si faceva dare la carne. Andavo invece volentieri dal cervellée, il salumiere, chiamato anche, un po' scherzosamente, mazzagàtt: nella sua bottega si respiravano profumi gradevoli, soprattutto quando affettavano il salàmm o il giambòn còtt.

El droghée e el cartée: profumi di caffè e di matite

Altri due negozi che ricordo volentieri sono quelli del droghée e del cartée. Il primo, la drogheria, perché aveva denter de tutt; e anche qui, quando qualche sciòra la se fasèva masnà el cafè col masnin… che profùmm, che aroma si spandeva nell'aria! Sarà per questo che il caffè lo bevo tanto volentieri? Il secondo è la cartoleria, impossibile scordarla: non solo per l'odore di matite e di carta, ma anche per gli acquisti che si andava a fare per la scuola. Làpis, la canètta per i pènnin, i pènnin in vari formàa, i quaderna, i colòr, i foeùj de disegn, la righetta, el diari… come si fa a scordarsi di queste cose, l'è impossibil!

Gli altri mestieri: parrucchée, offellée, sciavattin

Poi c'erano i negozi meno frequentati. Uno dove non andavo volentieri era il parrucchée, in gergo popolare tajapioeucc, dove ti portavano quasi a forza, perché — dicevano — il taglio rinforza i capelli! Dall'offellée, il pasticciere, si andava ben poco: era tutta una questione de danée, così come dall'oréves, dall'orologée e dal profumée. C'era poi lo sciavattin, il calzolaio, per far riparare un tacco o la suola delle scarpe.

El magnano, l'arrotino e magnano ambulante della vecchia Milano
El magnano, l'artigiano ambulante che girava per le corti di Milano

E non tutti avevano bottega. C'era chi passava per le corti gridando il proprio mestiere: el magnano, che arrotava coltelli e aggiustava serrature, l'ombrellaio, lo straccivendolo. Bastava sentire la vòs dal cortile e si scendeva di corsa.

On gir al mercàa

Un giretto che facevo volentieri, e che compio ancora oggi, è quello al mercàa: un po' come un supermercato all'aperto, ma vivo. Andarci era anche divertente, perché sentivi parlare italiano, milanese e meridionàl mès'ciat all'italiàn. Banchetti pien de ròbba bona e bèlla, venditori da la vòs che strilla: insomma una rappresentazione allegra e vitale. C'era anche on mercàa rionàl, puttòst piscinin, che però el faseva el so servizzi, specialment quànd ghe occòrenza.

Ecco, ho voluto riportare in auge alcuni ricordi che magari qualche lettore ha, come me, vissuto. E se passando da un mercato rionale o da una bottega di quartiere vi tornano in mente, allora un pezzetto di quella Milano è ancora qui.

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