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Il toro della Galleria: leggenda dei 3 giri e il “giallo” di Mengoni

  • Redazione MilanoFree.it
toro galleria
Il mosaico più “pestato” di Milano, nel cuore dell’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II.

In centro a Milano c’è un gesto che mette d’accordo tutti: turisti, studenti, manager di corsa e milanesi doc. Succede in Galleria Vittorio Emanuele II, sotto la cupola dell’Ottagono, davanti a un mosaico che sembra fatto apposta per far partire una risata (e una foto): il toro della Galleria. Lo calcano in milioni ogni anno, ma non è solo una “cosa da Instagram”: dietro quel rito scaramantico c’è una storia di rivalità, restauri continui… e un vero giallo ottocentesco legato all’architetto che la Galleria l’ha sognata e costruita.

Dove si trova il toro (e come riconoscerlo al volo)

Il toro è nel punto più scenografico della Galleria: l’Ottagono centrale, proprio sotto la grande cupola di ferro e vetro, dove si incrociano i bracci principali. Se entri da Piazza Duomo e cammini dritto, lo trovi quando la gente rallenta e… inizia a guardare per terra.

Il mosaico raffigura un toro rampante, simbolo della città di Torino. Lo riconosci subito per un dettaglio che non ha bisogno di spiegazioni: la zona “incriminata” è spesso consumata. È il segno più evidente di un rito ripetuto da decenni.

Il rito dei 3 giri: come si fa e le “buone maniere”

La tradizione dice così: tallone destro sul punto “giusto” del toro e tre giri su te stesso. C’è chi li fa in senso orario, chi non ci pensa nemmeno e gira come viene: quello che conta, per i superstiziosi, è “chiudere” i tre giri senza perdere l’equilibrio. E sì: in mezzo alla folla, è già un’impresa.

Ma la Galleria non è un parco giochi: è un monumento e un passaggio super trafficato. Se vuoi fare il rito, fallo con un minimo di stile milanese:

  • Aspetta il tuo turno: non serve “entrare a gamba tesa”.
  • Non bloccare il passaggio: selfie ok, ma senza piantarti lì cinque minuti.
  • Occhio ai tacchi e ai movimenti bruschi: il mosaico si usura (e si vede).
  • Se sei con bambini, tienili vicino: tra giri e folla, basta un attimo.

Il bello è proprio questo: anche chi non crede alla fortuna, spesso fa comunque i tre giri “per sport”. Milano è così: ti prende in giro, ma intanto partecipa.

Perché c’è Torino in mezzo a Milano: gli stemmi dell’Ottagono

Il toro non è lì a caso. Nell’Ottagono della Galleria ci sono mosaici che richiamano le città legate alla storia del Regno d’Italia e, tra queste, Torino (con il toro) è una delle più riconoscibili. Col tempo, però, quel simbolo è diventato “il” mosaico per eccellenza, quello che tutti cercano.

Secondo alcune ricostruzioni, il rito potrebbe essere nato anche come bonaria presa in giro tra campanili, una specie di scherzo milanese rivolto alla “rivale” Torino. Vero o no, la scena oggi è la stessa: una piccola coreografia quotidiana che si ripete sotto la cupola, in mezzo al salotto più famoso della città.

Il buco e i restauri: un portafortuna che si consuma

Il punto più “toccato” del toro è consumato perché migliaia di talloni, ogni giorno, fanno sempre la stessa cosa nello stesso punto. Risultato: una conca, a volte un vero e proprio buco, che periodicamente obbliga a intervenire.

Negli anni il Comune e i restauratori hanno più volte riparato e reintegrato le tessere del mosaico: è un lavoro delicato, perché devi rimettere ordine dove l’usura (e la scaramanzia) non hanno pietà. È anche il paradosso perfetto di Milano: un rito “popolare” che, proprio perché popolare, finisce per mettere alla prova un pavimento storico.

Se vuoi fare una cosa carina (e un filo più rispettosa), prova questo: fai i tre giri senza saltare e senza piantare il tallone come un chiodo. La fortuna, si dice, capisce lo stesso.

Giuseppe Mengoni e il giallo del 1877

Ora arriviamo alla parte meno leggera. La Galleria Vittorio Emanuele II è stata progettata da Giuseppe Mengoni, l’architetto che vinse il concorso per ridisegnare l’area di Piazza Duomo e collegarla in modo monumentale con Piazza della Scala. La prima pietra venne posata il 7 marzo 1865 e la Galleria fu aperta al pubblico nel 1867, anche se i lavori proseguirono fino al completamento finale dell’arcone monumentale (1878).

Il 30 dicembre 1877, però, Mengoni morì precipitando da un’impalcatura durante un’ispezione. Da subito si parlò di incidente, ma circolarono anche voci di suicidio: pressioni, critiche, tensioni dell’epoca… e quella tendenza tutta umana a cercare un significato drammatico dove magari c’è stato solo un attimo fatale.

Quel che resta oggi è una memoria doppia: da una parte la Galleria come simbolo di eleganza e passeggio; dall’altra questo episodio che le dà un’ombra narrativa, un “mistero” che si racconta ancora. E mentre la folla gira sul toro, pochi alzano gli occhi e pensano che, lì dentro, si è chiusa anche la vita dell’uomo che quel posto l’ha inventato.

Curiosità extra da cercare in Galleria (se hai 5 minuti)

Già che sei lì, ecco tre “chicche” che rendono la visita molto più divertente, anche senza spendere un euro:

  • Il “rattìn”: un tempo, per accendere le lampade a gas dell’Ottagono, veniva usato un marchingegno automatico soprannominato “topolino” in milanese. Era quasi uno spettacolo nello spettacolo.
  • I fossili sotto i piedi: in alcune pavimentazioni della Galleria si possono notare ammoniti e altri fossili nel marmo. La prossima volta, cammina più lento e guarda meglio.
  • La Galleria è più “grande” di quanto sembri: il braccio principale è lungo quasi 200 metri e la cupola arriva a circa 47 metri d’altezza. Tradotto: se alzi la testa, capisci perché nell’Ottocento sembrava fantascienza.

Insomma: il toro è il pretesto. La Galleria, se la guardi davvero, è un piccolo mondo.

FAQ

Quanti giri si fanno sul toro della Galleria?

La tradizione più diffusa parla di tre giri con il tallone destro sul punto “portafortuna” del toro.

Dove si trova il toro esattamente?

Nel cuore della Galleria Vittorio Emanuele II, sull’Ottagono centrale sotto la cupola, tra i mosaici sul pavimento.

Perché c’è un buco nel mosaico?

Per l’usura: migliaia di persone ripetono lo stesso gesto nello stesso punto. Per questo il mosaico viene periodicamente riparato/restaurato.

È vero che Mengoni è morto in Galleria?

Sì. Giuseppe Mengoni morì il 30 dicembre 1877 precipitando da un’impalcatura durante un’ispezione, alla vigilia del completamento finale dell’opera.


Morale della favola: in Galleria puoi fare shopping, fare una passeggiata, alzare gli occhi verso la cupola… e se ti scappa, anche tre giri scaramantici. A Milano non ti giudica nessuno: al massimo ti guardano mezzo secondo, poi ripartono come se niente fosse.

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