Il Liberty a Milano: i palazzi di Porta Venezia e Buenos Aires
Una straordinaria avventura architettonica, con le più svariate tipologie di liberty che si possano ammirare a Milano: è questa la zona compresa tra Porta Venezia, corso Buenos Aires e la Stazione Centrale, una tappa fondamentale del viaggio nell'arte che, all'inizio del XX secolo, cambiò il volto della città.
Dopo gli articoli sul Liberty nel centro storico, in zona Brera e all'Isola e Stazione Centrale, tocca a quest'area — una delle più interessanti della città per le varie tipologie del primo Novecento. In quanto zona di passaggio, vicina alla Stazione e sull'asse che dal centro conduce a nordest, il quartiere conobbe un grande sviluppo edilizio dalla fine dell'Ottocento, con palazzi grandiosi ed eleganti pensati come biglietto da visita per chi entrava in città.
Da Piazza Oberdan a Casa Galimberti
Il percorso può iniziare da Piazza Oberdan, dove sorgeva quella che era chiamata Porta Orientale, poi Porta Venezia. Sulla piazza, all'angolo tra viale Piave e via Paolo Mascagni, si trova l'ex albergo Diana, del 1907, opera di Achille Manfredini: grandioso e austero edificio alla francese, con tetto a mansarda.
Entrando nelle vie laterali compaiono i primi gioielli liberty. All'angolo tra le vie Malpighi e Sirtori si trova la meravigliosa Casa Galimberti, del 1903-1905, opera di Giovanni Battista Bossi: capolavoro dell'art nouveau milanese per il sapiente uso misto di piastrelle, cemento e ferri battuti, che giocano uno straordinario effetto cromatico, evidente soprattutto nelle figure femminili in maiolica al primo piano.
Casa Guazzoni e il Kursaal Diana
Dello stesso Bossi è l'edificio poco più avanti, in via Malpighi 12: un altro gioiello, Casa Guazzoni, del 1904-1906. Si sviluppa su quattro piani, dei quali il primo straordinariamente decorato e i tre superiori più semplici. Tra le aperture dei negozi campeggiano grandi mascheroni femminili avviluppati in strutture vegetali; le finestre del primo piano hanno cimase elaborate con elementi fitomorfi, coronate da coppie di putti, mentre altri putti fanno da telamoni e sostengono le balconate del secondo piano, da cui si dipartono balconi in ferro battuto su esili colonnine.
Del Manfredini è invece il Kursaal Diana, del 1908, all'angolo tra le vie Lecco e Frisi, dalla sontuosa apertura a fiori e nastri sormontata da un mascherone femminile alla sommità del timpano.
Verso corso Buenos Aires
Spostandoci poco più a nord, oltrepassata Piazza VIII Novembre, all'angolo tra le vie Stoppani e Maiocchi sorge un altro gioiello, questa volta un po' più tardo: una casa del 1927 che nelle forme rievoca i fasti di vent'anni prima. Su tre piani, l'edificio gioca sul contrasto tra il cemento e il cotto delle lesene, a cui si sovrappone l'intensità della decorazione: dai mascheroni femminili (molto squadrati, contrariamente alle figure briose di via Malpighi) che sostengono le lesene, alle figure demoniache che reggono i balconi del secondo piano.
Oltrepassato un palazzo neobarocco, all'angolo con corso Buenos Aires sorge un edificio alla francese con mansarda e deliziosi putti appollaiati a coppie sui timpani ricurvi delle finestre del primo piano. Proseguendo, superata la chiesa di San Gregorio, a destra si sbocca in via Settembrini, ricca di edifici neomedievali.
Via Settembrini: i palazzi neomedievali
Al numero 7 si trova una casa del 1923-24, opera dell'ingegner Raggio, su cinque piani aperti da monofore, bifore e trifore, con balconcini semicircolari ornati di stemmi araldici e cornicione ornato da gargoyles che fanno "da guardia" al palazzo.
Casa Felisari e i capolavori di Arata
All'angolo con via Boscovich si trova uno dei capolavori dell'architetto Giulio Ulisse Arata, Casa Felisari, del 1910. Qui i tratti neogotici (molto vaghi) sono concepiti come un mix di materiali, dal cotto alla pietra al cemento, mentre la decorazione fa il resto: dalla monumentale balconata del secondo piano, sostenuta da un grifone angolare, al bow window soprastante con colonnine, fino alle balconate dell'ultimo piano dal sapore decò, come l'apertura laterale con decorazioni a mosaico e la scritta PATHÉ. In questo edificio Arata creò i presupposti per il suo vero capolavoro, il Palazzo Berri-Meregalli di via Vivaio.
Più avanti, ai civici 24 e 26, sorgono altri due edifici neomedievali: entrambi alternano cotto e cemento e utilizzano finestre arcuate e grandi balconate sostenute da figure mostruose. Il secondo, opera del Raggio, del 1925, ha un tono più chiaroscurale nelle linee e nel decoro, dalle solite figure mostruose alle due erme che si stagliano, a guisa di mensole, al centro della facciata, al terzo piano.
Da via Vitruvio a Piazzale Bacone
Oltre via Vitruvio, sulla stessa via, sorge la casa Hahn, del 1912, con finestra del piano nobile sovrastata da due putti e balconcino ricurvo all'ultimo piano, sostenuto da un pavone. Spostandoci verso est, da piazza Lima si imbocca via Ozanam, dove al numero 4 sorge casa Frisia, del 1909, opera dell'architetto Boni, dalla stupenda apertura tripartita del piano nobile sovrastata da un altorilievo a foglie e fiori. In fondo alla via si apre Piazzale Bacone, dove al numero 6 si trova un altro gioiello, un palazzo del 1910 dalla ricca decorazione.
Si presenta su quattro piani, marcati a metà da balconate in cemento. La cosa più interessante sono le finestre soprastanti, accoppiate a due a due e unite, nel mezzo, da bassorilievi quasi "stiacciati" di donatelliana memoria, raffiguranti scene di bacio che non possono non far pensare all'arte di Klimt, che in quegli anni spopolava. Da qui si dipartono lesene coronate da figure femminili sedute che, per posizione e stile, ricordano quelle del palazzo di piazza Archinto all'Isola.
Verso Piazzale Loreto
Degni di nota, infine, verso Piazzale Loreto, sono casa Ciapessoni, del 1910, opera dell'architetto Speranza, in via Pergolesi 16, che rievoca (senza i putti) la facciata di Piazza Liberty; il palazzo con putti e festoni di via Stradivari; e il bow window con cupola terminale all'angolo tra via Pecchio e viale Abruzzi.
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