Skip to main content

La Polveriera di Lambrate: la prima industria bellica di Milano

  • Redazione MilanoFree.it

Prima delle fabbriche, delle officine Innocenti e della Lambretta, la vocazione industriale di Lambrate nacque dalla polvere da sparo. Dove oggi sorge la sede dei Martinitt, in via Pitteri, per oltre due secoli grandi ruote mosse dall'acqua del Lambro azionarono i macchinari di una delle prime industrie belliche milanesi.

Era la Polveriera: una costruzione dall'aspetto gotico-moresco, isolata dai centri abitati per ragioni di sicurezza, che riforniva di polvere le artiglierie del Castello Sforzesco e le piazzeforti dello Stato di Milano.

L'antica Polveriera di Lambrate lungo il fiume Lambro in una immagine storica
La Polveriera di Lambrate: l'edificio gotico-moresco sorgeva sull'isola formata dai due rami del Lambro.

Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

L'editto del 1605 e la nascita dell'impresa

Durante la dominazione spagnola, il governatore dello Stato di Milano — il conte di Fuentes, Pedro Enríquez de Acevedo — emanò nel 1605 un editto con il quale costituì "L'impresa della raccolta dei salnitri e della produzione della polvere".

L'azienda gestiva l'intero ciclo produttivo:

  • la raccolta del salnitro, cioè il nitrato di potassio;
  • la sua raffinazione;
  • la miscelazione con zolfo e carbonella;
  • la produzione della polvere da sparo;
  • l'invio del prodotto alle piazzeforti e ai castelli dello Stato di Milano.

Alcune fonti collocano le origini dell'impianto già intorno alla metà del Cinquecento: il 1605 è comunque la data dell'editto che diede all'attività una forma organizzata e riconosciuta.

Perché proprio a Lambrate

La localizzazione non fu casuale. Il sito venne individuato sul fiume Lambro, nel punto in cui il corso d'acqua si divideva in due rami formando un'isola che occupava tutto il territorio orientale dell'attuale rione dell'Ortica.

Due i criteri che guidarono la scelta.

L'acqua come unica fonte di energia

La lavorazione della polvere richiedeva macine capaci di ridurre in polvere finissima salnitro, zolfo e carbonella. L'unica "fonte energetica" disponibile all'epoca era l'acqua, e il Lambro garantiva una portata ampia e costante.

La distanza dagli abitati

Il secondo criterio era la sicurezza. Il ciclo produttivo era pericoloso e soggetto a scoppi improvvisi e incendi: tenerlo lontano dai centri abitati era una precauzione elementare, e come si vedrà non sufficiente.

Il rischio: l'incendio del 24 ottobre 1625

La Polveriera fu teatro di numerosi episodi di incendio e di esplosione. Il più grave si verificò il 24 ottobre 1625: lo scoppio distrusse due mulini e provocò quattordici morti tra gli operai e la popolazione.

È un dato che restituisce la misura di che cosa significasse convivere con un'industria bellica prima di qualunque normativa sulla sicurezza: il rischio era scaricato interamente su chi lavorava e su chi abitava nei dintorni.

Per i lambratesi, però, la Polveriera non era solo un pericolo. Il trasporto delle polveri verso il Castello, allora noto come Castello di Porta Giovia, e verso le altre piazzeforti rappresentava un'attività molto remunerativa, e molti venivano ingaggiati proprio per quel servizio.

L'acqua del Lambro e il conflitto con gli abitanti

L'acqua del fiume era un'esigenza primaria anche per la popolazione della zona, che la utilizzava per usi domestici. Il conflitto tra i due impieghi fu risolto per via autoritativa.

Un editto stabilì infatti che, finché fosse durata la guerra d'indipendenza italiana, l'acqua fino ad allora destinata ai singoli utenti venisse dichiarata di uso pubblico a favore dello stabilimento nazionale della Polveriera, con l'obbligo di lasciarla defluire perennemente verso l'impianto. Agli utenti privati era riconosciuto un compenso per il danno subito.

La chiusura e la vendita all'asta

Dopo il rientro degli Austriaci a Milano, le crescenti diffidenze politiche portarono al trasferimento della fabbrica delle polveri a Verona. La polveriera lambratese cessò l'attività il 28 marzo 1853.

Struttura e terreni furono messi all'incanto nel dicembre 1854 e acquisiti dall'Ospizio ed Orfanotrofio Trivulzio.

I mulini rimasero poi inutilizzati per circa ottant'anni, ma ancora in piedi: lo documenta una fotografia scattata nel 1922.

Verso la fine degli anni Venti, sull'area della vecchia polveriera ormai ridotta a cascina, cominciò la costruzione della nuova sede dei Martinitt, su progetto dell'ingegner Lodigiani e dell'architetto Alpago. L'edificio di via Pitteri fu inaugurato il 24 ottobre 1932.

Ciò che restava della Polveriera venne demolito qualche anno più tardi, nel 1937, quando l'orfanotrofio era dunque già in funzione.

Pianta storica della Polveriera di Lambrate con la disposizione dei mulini sul Lambro
La pianta dell'impianto: i mulini erano disposti lungo i rami del fiume per sfruttarne la corrente.

Che cosa resta oggi

Della Polveriera non rimane l'edificio, ma il territorio ne conserva le tracce.

  • In via Pitteri, di fronte alla sede dei Martinitt, si notano due singolari edifici conici utilizzati come deposito di munizioni delle Forze Armate.
  • La vocazione militare della zona è proseguita nel tempo: all'Ortica si trova la Caserma Mercanti.
  • Soprattutto, la Polveriera fu l'antesignana dello sviluppo industriale di Lambrate, quello che avrebbe portato Innocenti, Faema, Richard Ginori e De Nora, e che ha caratterizzato il quartiere fino a pochi decenni fa.

Il fiume che rese possibile tutto questo ha avuto una storia altrettanto movimentata: la racconta l'approfondimento sul fiume Lambro.

Domande frequenti

Dove si trovava la Polveriera di Lambrate?

Sorgeva sul fiume Lambro, nel punto in cui si divideva in due rami formando un'isola nel territorio orientale dell'attuale rione dell'Ortica. Oggi su quell'area si trova la sede dei Martinitt di via Pitteri.

Quando fu costruita la Polveriera?

L'editto del governatore spagnolo conte di Fuentes che istituì l'impresa dei salnitri risale al 1605, anche se alcune fonti collocano le origini dell'impianto già intorno alla metà del Cinquecento.

Che cosa si produceva nella Polveriera?

Polvere da sparo, ottenuta miscelando salnitro raffinato, zolfo e carbonella. Il prodotto veniva inviato alle piazzeforti e ai castelli dello Stato di Milano, a partire dal Castello Sforzesco.

Ci furono incidenti alla Polveriera di Lambrate?

Sì, numerosi. Il più grave fu l'incendio del 24 ottobre 1625, che causò lo scoppio di due mulini e la morte di quattordici persone tra operai e cittadini.

Quando chiuse la Polveriera?

Cessò l'attività il 28 marzo 1853, dopo che le diffidenze politiche degli Austriaci avevano portato al trasferimento della fabbrica delle polveri a Verona. Struttura e terreni furono venduti all'asta nel dicembre 1854.

Che cosa resta oggi della Polveriera?

Non resta l'edificio, ma il territorio ne conserva le tracce: i due depositi conici in via Pitteri, la Caserma Mercanti all'Ortica, e soprattutto la vocazione industriale di Lambrate che portò Innocenti, Faema, Richard Ginori e De Nora.

Leggi anche su MilanoFree

  • Ultimo aggiornamento il .