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Santa Maria alla Fontana: il santuario rinascimentale dell'Isola

Il portico rinascimentale del Santuario di Santa Maria alla Fontana a Milano
Il Santuario di Santa Maria alla Fontana, nel quartiere dell'Isola.

All'angolo tra le vie Boltraffio e Thaon di Revel, nel cuore del vecchio quartiere dell'Isola, sorge una chiesa storica e poco conosciuta: il Santuario di Santa Maria alla Fontana, uno dei più affascinanti monumenti rinascimentali di Milano.

Perché "alla Fontana": la fonte miracolosa

Viene da chiedersi il perché di quel nome, "alla Fontana". In origine qui sgorgava una fonte sotterranea, posta a un livello inferiore rispetto alle attuali fondamenta del santuario, la cui acqua era ritenuta dagli storici medievali taumaturgica, adatta a curare i disturbi delle ossa e delle articolazioni, come artrosi e artriti. Era già nota come il fontanile "dei Visconti", appena fuori Porta Comasina.

Charles d'Amboise e la nascita del santuario

Fu proprio a questa fonte che si rivolse, all'inizio del Cinquecento, il governatore francese di Milano Charles (Carlo) II d'Amboise, durante il dominio di Luigi XII: secondo la tradizione, riuscì a guarire grazie all'acqua taumaturgica. Per ringraziare Dio della guarigione, nel 1507 fece erigere un oratorio, con il proposito che vi potessero essere condotti tutti "li richi che forse de ogni negritudine vorano essere curati". Da una semplice idea di oratorio si passò a uno schema monumentale, a metà tra croce greca e croce latina. D'Amboise, però, morì poco dopo, a soli 38 anni: a portare avanti l'opera furono i monaci di San Simpliciano, che amministravano i terreni, ottenuti in donazione da Giovanni Gaspare Visconti.

Il mistero dell'architetto

Il nome del progettista fu a lungo dibattuto: per via di certi elementi decorativi di gusto classico, ispirati ai monumenti romani, si fecero i nomi di Leonardo da Vinci, Donato Bramante e Cristoforo Solari. Il mistero fu sciolto solo nel 1982, quando l'archivista Grazioso Sironi rinvenne un atto del 17 marzo 1508 in cui il progettista ed esecutore dell'opera è indicato nel pavese Giovanni Antonio Amadeo — lo stesso architetto della Cappella Colleoni di Bergamo e della Certosa di Pavia (G. Sironi, Nuovi documenti su S. Maria alla Fontana, in Raccolta Vinciana, 1982, pp. 94-102).

Il cortile porticato del Santuario di Santa Maria alla Fontana
I portici ad arcate che racchiudono i cortili del santuario.

La facciata e la pianta

La chiesa rimase per secoli con un aspetto tra il rustico e l'incompiuto, finché negli anni Cinquanta del Novecento Paolo Mezzanotte realizzò l'odierna facciata in forme neorinascimentali, con un corpo centrale elaborato che fa da contrappunto alle ali laterali, semplici e spoglie. Al centro si apre un monumentale portale; sopra il cornicione si dispongono bifore e trifore cieche di chiara ispirazione bramantesca. Nel 1956 Ferdinando Reggiori condusse un restauro radicale del complesso, ormai in grave degrado, restituendogli l'assetto che ammiriamo oggi.

A colpire è soprattutto la pianta: un corpo a base quadrata, una via di mezzo tra la croce greca — al centro del dibattito architettonico dell'epoca, dai trattati di Cesare Cesariano alle dispute sulla nuova basilica di San Pietro — e la croce latina della tradizione lombarda. Su tre lati si aprono partiti architettonici con archi su pilastri, oculi e formelle tonde in cotto, secondo la tradizione costruttiva meneghina, ma qui più vicini ai modi di Bramante. Gli stessi motivi si ripetono nei portichetti ad arcate su colonne, che formano due piccoli cortili sui lati nord e sud.

Le decorazioni

Gli elementi decorativi più significativi si trovano sotto i portici, con affreschi di anonimo del Seicento, e all'interno, con dipinti della scuola di Bernardino Luini e, nelle vele della volta, di un maestro lombardo della metà del XVI secolo.

Due curiosità

L'acqua taumaturgica della fonte fu pesantemente inquinata nell'Ottocento, in seguito all'incendio di un'attigua fabbrica di bitume, e poi chiusa. L'antica fontana fu ripristinata dal Reggiori all'interno della chiesa, ma dagli undici ugelli del santuario oggi sgorga normale acqua dell'acquedotto comunale. Seconda curiosità: già Cesariano, nel Cinquecento, indicava Santa Maria alla Fontana come una delle tre principali strutture sanitarie di Milano, insieme alla Ca' Granda e al Lazzaretto.

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