La Chiesa dei Re Magi a Milano

  • Stefano Malvicini

chiesa-re-magi-milanoTra i caseggiati che caratterizzano Via Palmanova presso la fermata della M2 di Cimiano, sbuca un piccolo gioiello medievale milanese, la chiesa dei Re Magi.

Bisogna fare una premessa, innanzitutto: poco a sudest di Crescenzago, già nel XII secolo esisteva un borgo di nome Corte Regina, che oggi è il quartiere delimitato dalle vie Palmanova, De La Salle e Padova, che, secondo leggenda, risalirebbe a Beatrice della Scala, chiamata regina in quanto sposa di Bernabò Visconti, ma che gli storici smentirono nei secoli. A Corte Regina, già nel ‘300, è ricordata la chiesa di S. Maria, di origine romanica, mentre nel 1409 si segnalava un lazzaretto simile a quello che si trovava nel centro di Milano, sull’attuale viale Tunisia, dal quale fu poi sostituito. Una prima dettagliata descrizione della chiesa di S. Maria ci giunse dall’arcivescovo S. Carlo Borromeo (1582), durante la sua visita al borgo, a cui seguì quella del nipote Federico, che, per la prima volta, citò le monache, dette Vergini di Vecchiaccia, che celebravano le messe nella chiesetta. Furono loro a introdurre in zona il culto dei Re Magi, tanto che, durante il ‘600, la chiesa da S. Maria, venne prima dedicata alla Natività della Vergine e poi ai Re Magi, come testimoniano documenti del 1704. Il declino iniziò con la fine del ‘700, quando, con le soppressioni di Giuseppe II e di Napoleone, la chiesa passò al Demanio e divenne casa – ripostiglio per contadini, con conseguente abbattimento dell’aula e dell’abside. Il campanile fu parzialmente distrutto dalle bombe nel 1943. Nel dopoguerra, il prevosto della vicina chiesa di S. Giuseppe dei Morenti decise di donare la chiesetta diroccata alla sua parrocchia facendola restaurare. L’edificio odierno restaurato fu inaugurato il 6 gennaio 1967.

arca.re.magi.milanoLa facciata, piccola ma slanciata, si mostra decisamente gotica nella sua struttura in cotto, secondo i canoni dell’architettura lombarda del ‘3 – ‘400. Sobrio è il portale, sormontato da un arco gotico cieco, in cui si trova, a mo’ di lunetta, una formella con la Madonna col Bambino, e da un semplice rosone. Due pilastri alle estremità sostengono il cornicione a capanna, arricchito da una teoria di archetti pensili a sesto acuto. Tutto ciò rimanda sicuramente all’architettura gotica, ma elementi tipicamente romanici, che testimoniano l’origine dell’edificio, sono le finestre del corpo longitudinale e l’arco trionfale. D’imitazione, ispirata a quella originale, è invece l’abside ad archetti ciechi e piccole finestre strombate, sul modello di quelle di S. Vincenzo in Prato e di S. Ambrogio. Accanto all’abside si alza il tozzo campanile, romanico nella parte inferiore, mentre la semplice cella incompiuta è frutto di rifacimenti postbellici. L’interno è a navata unica, con volta a capriate. Sulla parete sinistra, in corrispondenza dell’abside, una finestra romanica a tutto sesto (l’unica di tutta la chiesa, sulle cui pareti vi sono solo aperture a sesto acuto) presenta affreschi sbiaditi a forma di medaglione. Sempre sulla stessa parete, si trova una semplice Madonnina in pietra. Degna di nota sulla parete destra, la tela raffigurante i Re Magi di ignoto seicentesco. Nell’abside, affrescata dal pittore Martinetti, si trova un sobrio crocifisso di legno sostenuto da candelabri.

La chiesa è aperta solo raramente, e perlopiù per matrimoni.

Stefano Malvicini

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